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ESP 2 - Fenomeni paranormali

esp 2 - fenomeni paranormaliTitolo originale: Grave encounters 2

Regia: John Poliquin

Cast: Richard Harmon, Leanne Lapp, Dylan Playfair

Produzione: USA 2013esp 2 - fenomeni paranormali1

Genere: Horror

Durata: 95 minuti

   Trailer

esp 2 - fenomeni paranormali2

 

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: esp 2 - fenomeni paranormali3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Il giovane regista dilettante Alex Wright (Richard Harmon) insegue il sogno di realizzare l’horror perfetto ed è convinto che le vicende del primo ESP sia realtà e non finzione. Deciso definitivamente a scoprirlo, si reca insieme alla sua troupe nell’ospedale psichiatrico utilizzato come location, intenzionato a girare il suo film. Presto il gruppo si accorge che la struttura cela veramente inquietanti presenze, ma fuggire risulterà pressoché impossibile.

Recensione

Il 2 sopra la parola “ESP” non indica l’esponente al quadrato bensì un seguito, quello della pellicola dei Vicious Brothers risalente al 2011: un horror sicuramente inquietante reso tale quasi esclusivamente dalla location, un ospedale psichiatrico abbandonato da 30 anni sul quale gravitano oscure leggende e dicerie. Se l’originale si presentava angosciante al punto giusto e sulla scia dei precedenti REC e The Blair Witch Project, girati con camera a mano, questo seguito lasciato alla regia di John Poliquin (i Vicious ne sono comunque sceneggiatori) non aggiunge nulla rispetto al predecessore, eccezion fatta per una risoluzione più eclatante del grande mistero celato fra le mura dell’istituto. Il pantano introduttivo imbrigliato in un metacinema un po’ pedante arranca e non convince, poi ecco venir fuori una seconda parte adrenalinica, ben salda alle linee guida del primo capitolo (la carrozzella nel corridoio, la sala della vasca, il tunnel del seminterrato) con qualche elemento disturbante come la bambina e il fantasma gigante, fattori che incrementano l’azione in egual modo ma con differenti tempi e ritmi. Più effetti speciali, più ardimento nell’indagare a fondo i fenomeni al centro della vicenda, sostanziale permanenza dell’appeal, qualcosa in meno nelle modalità d’esplorazione. Nelle spire di un mockumentary terribile per la sua capacità di coinvolgere lo spettatore, gli attori esprimono l’ingenuità e la follia della giovinezza che porta con sé istinto, avventatezza e lieve squilibrio sociale: Richard Harmon, in particolare, arriva a confrontarsi direttamente con Sean Rogerson, il protagonista del primo ESP, ereditandone i tratti più infidi e meschini. A parità di violenza visiva espressa in una cupa dimensione notturna, entrambi gli episodi trovano una concatenazione che va oltre gli schemi narrativi, costruendo un binomio dove il sequel necessita della sua matrice ma non il contrario. Indipendente l’originale, succube il sequel, un unicum nel complesso efficace.

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La pellicola, presentata in forma di documentario, è costata solo 100.000 dollari

 
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Giovedì, 20.09.2018
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