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Django unchained

djangoTitolo originale: Django Unchained

Regia: Quentin Tarantino

Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio

Musiche: Mary Ramos

Produzione: USA 2012django unchained1

Genere: Western

Durata: 165 minuti

  Trailer

django unchained2

   Miglior sceneggiatura originale Quentin Tarantino,

attore non protagonista Christoph Waltz

 

Regia: django unchained3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Texas, due anni prima della Guerra Civile. Il dr. King Schultz (Christoph Waltz), cacciatore di taglie tedesco, promette la libertà allo schiavo nero Django (Jamie Foxx) a patto che lo aiuti a trovare i fratelli Brittle, ricercati. I due si alleano, uccidono i tre malfattori e si mettono sulle tracce di Broomhilda (Kerry Washington), la bella moglie di Django catturata e venduta al ricco negriero Calvin Candie (Leonardo DiCaprio), con l’intento di comprarla e liberarla.

Recensione

Lo storico del cinema Peter Bogdanovich ha definito Quentin Tarantino “il regista più influente della sua generazione“. Affermazione assolutamente veritiera, dato che il cineasta è stato in grado addirittura di fondare e percorrere un genere riconosciuto e codificato solo a lui appartenente, il pulp. Film come Le iene, Pulp Fiction e Kill Bill vol.1 sono divenuti nell'immediato pietre miliari della Settima Arte e simbolo non soltanto dell'eclettismo di Tarantino, ma persino (e soprattutto) del suo amore verso filoni cinematografici che hanno riempito manuali di studio e formato allievi di talento: una fra queste correnti consiste nello spaghetti western, lascito essenziale del grande maestro Sergio Leone. Dopo Bastardi senza gloria, considerato un capolavoro dal forte e marcato senso di giustizia utopica, Tarantino replica con “Django unchained”, una pellicola ch’è innanzitutto un omaggio al mitico “Django” diretto nel 1966 da Sergio Corbucci con protagonista Franco Nero, al quale il cineasta concede un cameo poco significativo dal punto di vista semantico ma estremamente simbolico in relazione alla semplice e pura presenza sulla scena. L’attore italiano non è il solo rappresentante della gloriosa cinememoria: un’altra celebrità coinvolta seppur per pochi istanti è Tom Savini, interprete preferito di George A. Romero e già più volte reclutato da Robert Rodriguez. L’ultima fatica di Tarantino può a ragione essere considerato il più bel western degli ultimi 30 anni, reso autorevole dalla piena padronanza del mezzo e da una serie di richiami e riferimenti che riportano in auge il mito del West con una truce quanto aulica rappresentazione. Riesumando la desueta tecnica dello zoom repentino, molto utilizzata nel cinema orientale d’azione negli anni ’70, il regista ottimizza ogni proverbialità conferendo all’avventura filmica un sapore di eterno amarcord comunicabile al medio e fervente cultore del grande schermo. Fattore di unicità e spaesamento allo stesso tempo, l’incredibile colonna sonora che si contraddistingue per la sua eterogeneità stilistica pronta a superare agevolmente qualunque presunto anacronismo e incompatibilità. Il commento musicale in questione pare un metamorfico leviatano comprendente lirica, rap, pop e classica, insieme a una canzone – “Ancora qui” recitata dalla cantautrice Elisa – che avvicina con un balzo allo Stivale bissando la distanza di un oceano in poche note e solfeggi. La storia di Django si snoda in un kolossal d’indiscutibile bellezza estetica, coniugando il carattere grottesco (Big Daddy e il discorso corale sui sacchi) alla drammaticità di un periodo storico e a una serie di atteggiamenti conformati all’onta dell’odio razziale. Il protagonista, salvato da un curioso personaggio identificabile con la Provvidenza, incarna la sete di rivalsa del popolo nero ridotto in schiavitù e completa una parabola di evidente valore allegorico creata da Tarantino secondo una prospettiva netta e ampiamente giustificata, perciò sublimata da un’ottica anticonformista violenta quanto basta. Il cineasta si prodiga affinché la sua trattazione distingua diverse tipologie di individui di colore: il nero dall’animo ribelle (Django), il mandingo sottomesso e impotente, la serva ingabbiata (Broomhilda), nonchè il meschino traditore (Stephen) totalmente asservito al ricco padrone. La forza trainante della pellicola risiede nello strabordante carisma dei suoi interpreti, a cominciare da Christoph Waltz, sempre più pupillo di Tarantino, per poi passare a Jamie Foxx e Leonardo DiCaprio (indimenticabile il dibattimento di Candie sulla fisionomia del cranio africano). In accordo con le linee guida principali filmografiche, violenza e truculenza viaggiano a briglie sciolte poichè previste dall’iperrealismo funzionale e barocco tarantiniano, assurgendo all’apoteosi nella scena finale, dove il grido feroce del massacro purificatore pone il sigillo su un maestoso spettacolo non soltanto d’intrattenimento, ma anche d’empatica connotazione.

django unchained4

Tarantino si riserva un piccolo cameo verso la fine del film

 
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Giovedì, 18.01.2018
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