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Chinatown

chinatownTitolo originale: Chinatown

Regia: Roman Polanski

Cast: Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston

Musiche: Jerry Goldsmith

Produzione: USA 1974chinatown1

Genere: Thriller

Durata: 131 minuti

paramount    Trailer

chinatown2

   Miglior sceneggiatura originale Robert Towne

 

Regia: chinatown3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Los Angeles, 1937. L’investigatore privato Jake Gittes (Jack Nicholson) indaga sul presunto assassinio di un ingegnere a capo di un progetto sul rifornimento dell’acqua in città. L’indagine, già di per sè molto difficile, si complica a causa della moglie della vittima, Evelyn (Faye Dunaway) la cui ambiguità scatena in Jack dubbi e sospetti.

Recensione

Proteso verso nuove formule e soluzioni, il cinema moderno abbisogna di tanto in tanto di tornare alle origini, a quel glorioso passato su cui si fonda il progresso di un’industria cinematografica spinta dalla tradizione a migliorarsi. Emerge dunque un tono nostalgico molto forte, che a tratti porta a riesumare vecchi generi ormai morti: uno di questi è il noir d’autore, dissoltosi con l’avvento dirompente del colore, causa del quale non può più neppure sussistere. Polanski tenta un colpo di coda con una rivisitazione del giallo tout court che, anziche esprimere la tipica violenza visiva del thriller (sinonimo duro della contemporaneità), sostiene una situazione naturalmente macabra e insostenibile per quanto fitta, pregna di scontri verbali, morbide ma incisive scene madri e personaggi loschi, talvolta buffi per la loro posa e per il loro modo di mostrarsi. Alla luce di tali considerazioni, il “Chinatown” di Polanski è un film ammirevole per la sua nitidezza formale, incredibilmente assoggettabile per fotografia e caratterizzazione al filone classico appartenente agli anni ’30, ’40 e ’50, un trentennio nel complesso cavalcato dallo stile e dall’originalità del maestro Alfred Hitchcock. La similarità, sebbene intercorrano differenze evidentemente da attribuirsi al diverso tocco filmico, persiste nella cinetica dei personaggi, nell’ambiente in cui si muovono e nei dialoghi che alternano frenesia e meditazione. Tutto si gioca nel rapporto d’incontro scontro fra Jake e Evelyn, l’investigatore avvenente e la ricca seduttrice: è il contatto fra due mondi, fra due distinte estrazioni sociali e modi di intendere il concetto di sopravvivenza sociale. La vicenda è costellata di risvolti e capovolgimenti di deduzione, il cui orientamento crea un’indagine più parlata che vissuta, fatta di sguardi, silenti intendimenti e provocazioni sarcastiche. Anche da questo si intuisce un’indubbia eleganza che permea la pellicola di Polanski (che peraltro appare in un piccolo e fastidioso ruolo), resa ampiamente commerciale dal talento in ascesa di Jack Nicholson, dal fascino intramontabile di Faye Dunaway e dal maturo eclettismo di John Huston. Oscar per la sceneggiatura originale.

chinatown4

Jack Nicholson ha diretto e interpretato nel 1990 il sequel, intitolato "Il grande inganno"

 
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Mercoledì, 17.10.2018
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