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Il villaggio di cartone

Scritto da Samuele Pasquino   
Lunedì 07 Maggio 2018 13:14

il villaggio di cartoneTitolo originale: Il villaggio di cartone

Regia: Ermanno Olmi

Cast: Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber

Musiche: Sofia Gubaidolina

Produzione: Italia 2011il villaggio di cartone1

Genere: Religioso

Durata: 87 minuti

Trailer

 

il villaggio di cartone2

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: il villaggio di cartone3

Giudizio:

 

Trama

Una chiesa ritenuta non più necessaria viene privata di ogni arredo, compreso il crocifisso. Il sacrestano (Rutger Hauer) si rassegna, mentre il vecchio parroco (Michael Lonsdale) si logora dentro senza darsi pace. Il religioso trova tuttavia una ragione di vita in un gruppo di immigrati clandestini africani che si rifugia entro le mura, nel tentativo di fuggire alle forze dell’ordine che lo cerca.

Recensione

La profonda estrazione cattolica porta un grande maestro del cinema italiano, Ermanno Olmi, a costruire un film mattone su mattone per raggiungere l’essenza della religione cristiana, basata fondamentalmente su concetti quali povertà, spiritualità e misericordia. In questo Villaggio di cartone il presupposto consiste nell’iniziale depauperamento di una condizione e nel successivo arricchimento dato da un nuovo principio e un’ulteriore speranza. Può allora una pellicola diventare allegoria-rappresentazione di un’escatologia perpetrata da più di duemila anni? Il tocco autoriale di Olmi rende possibile questa trasformazione. Se il termine “escatologia” sta a indicare la riflessione che si interroga sul destino ultimo dell’essere umano, il cineasta bergamasco ne raccoglie tutto il significato e lo trasforma in atto visivo con radici in una narrazione sofferta ma estremamente delicata dove il dramma, per quanto greve, apre le porte alla luce. Catalizzatore è un anziano prete, a cui la parrocchia viene affidata sin dalla sua ordinazione e per il quale essa significa tutta una vita dedicata a Dio. Nel momento di maggior scotimento e di apparente perdita totale di un’identità nel mondo, ecco che il vecchio confessa dubbi mai dipanati e dogmi interiori irrisolti. Senza ipocrisie di sorta e retorica soggiacente, Olmi insiste sulla figura umana in relazione agli intimi conflitti, agli interrogativi che, in fondo, appartengono a tutti, nessuno escluso. La fede incrollabile presenta una crepa che abbisogna di essere sanata: è così che la provvidenza manda un gruppo di africani clandestini (la dottrina cristiana), tra i quali un’ex prostituta (Maria Maddalena), un ragazzo dai rasta biondi (Giuda Iscariota), un venditore di vie di fuga (l’ex esattore e apostolo Matteo) e un ingegnere (Gesù). In breve l’allegoria prende forma e la parabola del Signore è trasposta in tempi moderni, in cui veramente un Messia risulterebbe quanto mai fondamentale. Persino la struttura filmica, sobria ma elegante – sorretta dall’applicazione meticolosa di simmetria e prospettiva – riflette appieno lo spirito del suo contenuto: inquadrature somme, esuli da qualsiasi movimento di macchina, denudano dettagli, particolari, volti in primo e primissimo piano sfruttando solo la luce fioca di piccole candele, inghiottite da una penombra sacra sostenuta da lunghi silenzi e sussurri. La chiesa è eletta a microcosmo, fuori del tempo e dello spazio (Olmi non dà riferimenti spaziali né temporali, soltanto intuibili), rifugio popolato da individui senza nome che alla fine viene scoperto e nel quale fanno irruzione i garanti della legge (le guardie del Sinedrio giungono al Getsemani). L’ingegnere è tradito dal ragazzo dai rasta biondi e il destino si compie. Apice della storia lo straziante monologo del prete (lui, infine, è Pietro redivivo), le cui parole rivelano nient’altro che una grande umanità. Onore a Olmi.

il villaggio di cartone4

L'intero set è stato allestito presso il PalaFlorio di Bari

 

 

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

 
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