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Agora

agoraTitolo originale: Agora

Regia: Alejandro Amenabar

Cast: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac

Musiche: Dario Marianelli

Produzione: Spagna 2009agora1

Genere: Religioso

Durata: 127 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: agora3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Alessandria d’Egitto, 391 d.C. I Cristiani, ormai riconosciuti dall’Impero Romano d’Occidente, cercano di diffondere con la violenza il loro credo, scatenando delle vere e proprie guerre di religione contro i pagani politeisti e gli ebrei. La giovane Ipazia (Rachel Weisz), eminente filosofa e astronoma, si ritrova a essere etichettata come eretica per il suo ateismo ma, nonostante la condanna a morte, non desiste dal difendere i propri ideali.

Recensione

Parlare di religione è tanto arduo quanto rappresentarla sul grande schermo. E infatti l’opera cinematografica di Amenabar appare più come un affresco televisivo con palesi limiti fotografici e costumistici. Tuttavia tale lettura stilistica prende corpo solo per l’abitudine dello spettatore a interfacciarsi con le grandi produzioni hollywoodiane, trascurando l’egual dignità delle proiezioni europee. Con un tocco di virtualità anacronistica (le vedute satellitari del mondo e della città, proprie del tipico deus ex machina) e realismo orfano di finzione esagerata, l’Agorà della Polis si colma di contenuti che implicitamente inducono a riflettere sull’accadimento storico e sulle molteplici forme della predicazione cristiana. In un’Alessandria per antonomasia votata al sapere e alla sua custodia, rappresentati dalla sontuosa biblioteca, si alimentano fanatismo religioso e violenza, perpetrati da un popolo appena liberato dalla denominazione di “setta” e ansioso di riversare questa recondita rabbia sul culto pagano, anch’esso con le sue colpe. Estrapolando simbologia e obiettività dal classico gioco dei buoni e cattivi, la cultura si spoglia dei suoi eufemismi per abbracciare l’inesplorato e il dogma celeste attraverso una donna, Ipazia, l’incarnazione dell’evoluzione mentale espressa con sensibilità e argomentazioni riferibili alla filosofia antica. Interessata all’educazione dei suoi discepoli e alla scienza rivelatrice, la giovane cerca di estraniarsi dalla situazione vigente pur agendo come pura voce del sapere, inascoltata rispetto alla posizione atea, ben più grave e condannata secondo l’ottica cristiana. Nel gravoso clima di distruzione, proselitismo e potere, Amenabar rilegge il mito di una martire nata, vissuta e morta sotto le luci delle stelle, arrivando a comprendere la teoria eliocentrica di Aristarco e a intuire l’orbita ellittica, e quindi ad affermare in qualche modo un ordine divino.

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Il film, a causa dell'argomento trattato, è stato distribuito in Italia con molti mesi di ritardo, forse per la reticenza vaticana, smentita da Amenabar

 
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Venerdì, 19.01.2018
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