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David e Golia

davidegoliaTitolo originale: David e Golia

Regia: Ferdinando Baldi

Cast: Orson Welles, Massimo Serato, Eleonora Rossi Drago

Musiche: Carlo Innocenzi

Produzione: Italia 1960davide1

Genere: Religioso

Durata: 112 minuti

 

 

 

Regia: davide2

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: davide3

Giudizio:

 

Trama

Il re Saul (Orson Welles), un tempo eletto da Dio stesso guida del popolo d’Israele, cade in disgrazia dopo aver perduto una battaglia con i Filistei e l’Arca dell’Alleanza. Il profeta Samuele gli annuncia la venuta di un nuovo re e si reca dal pastore David, colui che dovrà sedere sul trono di Gerusalemme. I Filistei, intanto, progettano l’attacco in massa e si avvalgono anche della forza incredibile del colosso Golia.

Recensione

Il film di Francesco Baldi si ispira alla vicenda biblica di David e Golia, che tuttavia non sono i veri protagonisti della storia ma contendenti illustri di una leggenda religiosa. In realtà al centro dell’intera parabola mitica famosa nei secoli vi è Saul, il prediletto da Dio e re di Israele. L’Antico Testamento si configura come un immenso testo ricco di profezie, rivelazioni e accadimenti straordinari, legati a una fede che ha avuto nella divinità superiore il suo caposaldo, fino al Nuovo Testamento, nel quale si è aggiunto in maniera preponderante il Cristo come Dio in terra. Nel film di Baldi l’incipit profetico viene affidato alle parole di Samuele, il solo uomo temuto e rispettato dal re israelita: nel suo discorso iniziale emerge tutto il glorioso passato del sovrano, i motivi della sua disgrazia e il futuro pieno di speranza che però gli è avverso. Il contenuto dei moniti dell’anziano profeta scuote Saul e con lui il ritmo stesso della vicenda. Baldi gioca su contrapposizioni meditate e intelligenti, a cominciare da quella riguardante l’ambiente scenico: la reggia sfarzosa e colma di solitudine si antepone alla casa umile ma vissuta di David, pastore dedito al lavoro e alla fatica nei campi. La sua elezione giunge in un giorno di pioggia, che seguendo una metafora simbolica, si traduce in una rivelazione altisonante e decisiva. Il ragazzo lascia gli affetti per andare incontro al suo destino, affronta il deserto e giunge a Gerusalemme. La descrizione della città costituisce un’altra grande intuizione visiva del regista, che la affolla di mercati pagani, gente corrotta, malfattori e peccati alla luce del sole, elementi tristemente complici di una degradazione innanzitutto politica, realtà che si palesa violenta e scandalosa agli occhi di un giovane puro e virtuoso. Attraverso tempestivi raccordi si svela anche la rude figura di Golia, di fatto personaggio che rappresenta gli intenti crudeli dei Filistei, decisi a conquistare Gerusalemme. La sequenza della grotta si basa su un gioco di luci e ombre molto d’impatto, che trova la sua nemesi nella reggia di Saul, dove David si reca in quanto convocato. Il confronto fra il giovane pastore e il glorioso re si riempie di note alte, di toni elegiaci ed epiche discussioni, che fanno pensare direttamente a due generazioni distinte ma ancora molto simili. Saul, come lo descrive Samuele, è un sovrano tormentato e sconfitto, afflitto dal timore di Dio e dai subdoli consigli di Abner, suo primo ministro e infido politicante con secondi fini. Le personalità che si alternano e coesistono a palazzo non sono che presenze superficialmente descritte, questa è forse l’unica debolezza dell’adattamento di Baldi. Il riferimento più valido e tragicamente sublime si riscontra senz’ombra di dubbio nell’edulcorata e letterariamente eccelsa opera di Vittorio Alfieri, poeta che più di tutti ha saputo collocare temporalmente e descrivere umanamente Saul e la corte. Preso singolarmente, il film di Baldi si presenta discretamente valido, ma analizzato parallelamente alla tragedia di Alfieri ci si accorge che esso è poca cosa in termini di riproposizione visiva e caratterizzazione dei personaggi. Nel “Saul” la vicenda parte solo in seguito all’impresa di David, acclamato eroe di Israele e causa di laceranti gelosie e contraddittorio amore di Saul, che esprime un tormento inusuale e quanto mai intenso. Baldi propone, invece, il periodo precedente, l’elezione da parte del poeta Samuele di David e la scoperta di Golia nella grotta, fino allo scontro fra spada e fionda. Essendo periodi collegati ma distinti, un confronto non dovrebbe essere lecito, tuttavia è proprio nella descrizione dei personaggi che esso si fa spontaneamente sentire. Orson Welles è magistrale nell’interpretare il sovrano d’Israele, Massimo Serato onora il ruolo di Abner, per il resto le figure di Gionata e Micol latitano colpevolmente. Baldi ricostruisce una vicenda religiosa con una sua dignità, nel complesso quindi il suo film merita un modesto elogio, e sebbene la battaglia finale e la tenzone fra il giovane saggio e il colosso barbaro non reggano, in sè la storia va vista per comprendere un passo fondamentale della Bibbia in quanto libro fondante di un’intera religione.

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Orson Welles ha preteso di dirigere tutte le scene che riguardavano il suo personaggio

 
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Sabato, 22.09.2018
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