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Amabili resti

locandinaTitolo originale: Lovely bones 

Regia: Peter Jackson

Cast: Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Stanley Tucci

Musiche: Brian Eno

Produzione: USA 2009scena1

Genere: Paranormale

Durata: 135 minuti

   Trailerscena2

 

Regia: 

Interpretazione: 

Sceneggiatura: scena3

Musica: 

Giudizio: 

 

Trama

 Susie (Saoirse Ronan) ha 14 anni quando viene attirata dal vicino di casa George (Stanley Tucci) in un rifugio costruito sotto un campo di granturco, stuprata e poi uccisa. La ragazza si ritrova in un limbo fra cielo e terra, in uno pseudo paradiso dal quale osserva il dolore del padre Jack (Mark Wahlberg), della madre Abigail (Rachel Weisz) e della sorella, ma anche l’esistenza del suo assassino, fra ricordi e fantasie che legano la sua anima ancora al passato.

Recensione

E’ risaputo che in materia di paranormale il terreno non appare affatto facile da percorrere senza il rischio di cadere in uno scontata logica di superficiale intangibilità. A volte si approda incolumi ad un risultato discreto, talvolta si toccano solo flebili corde di un genere che impone mille attenzioni e un unico obiettivo: l’inspiegabile verosimile. Dall’omonimo romanzo della scrittrice Alice Sebold, il regista Peter Jackson riproduce visivamente e poi “dipinge” tecnicamente una storia metafisica che parla di trascendenza legata ai più intimi comportamenti umani, ai ricordi, alle fantasie e alla percezione emotiva. La protagonista Susie è un’adolescente che vive in un contesto familiare dinamico e felice, nell’ordinarietà di un quartiere bene nell’America degli anni ‘70, determinati dall’apparente tranquillità della vita quotidiana, scandita dalla scuola, dal lavoro e dalla pacifica convivenza. Il violento impatto di una contemporaneità tristemente attuale, ma qui solo sconvolgente presagio del futuro, è rappresentato dall’assassinio di Susie per mano di un uomo apparentemente integerrimo e controllato, in realtà pedofilo psicopatico in balìa di repentini istinti omicidi. Attraverso la voce fuori campo della ragazza, lo spettatore ha modo di ripercorrere la sua breve vita, dalla nascita alla prima esperienza sentimentale, percependo una felicità e un’innocenza violate da un atto terribile e tipicamente adulto. Nella trattazione della sofferenza familiare, Jackson frammenta il contesto, attribuendo ad ogni personaggio una scena peculiare che lo definisce: emerge lo sconforto del padre Jack, la pulsione della fuga nella madre Abigail, la stralunata follia della nonna e lo smarrimento dei fratelli. Si origina, come è giusto che fosse (o che si ci aspettasse), un parallelismo fra la nuova esistenza della protagonista e lo svolgimento dei fatti terreni, in modo che possa sussistere per tutta la durata della vicenda un pathos crescente e mirato. Jackson affronta forse la parte più difficile, la descrizione di un al di là frutto di un’interpretazione più che di una visione, abbattendo logicamente i confini spazio temporali che costringono invece la dimensione terrena. In questa prospettiva idilliaca ma non priva di aspetti macabri caratterizzati da un’arguta riflessione, entrano elementi di un passato indelebile, permanente nell’io di Susie, identità inalterata ma collocata in una diversa natura. Jackson riprende un apparato iconografico già in parte sperimentato e lo fa suo con alcuni accorgimenti spettacolari che richiamano al “locus amenus” tratto da un immaginario personale, introspettivo. La scena della ragazza che corre sulla spiaggia mentre si avvicinano grandi bottiglie contenenti galeoni vuol essere contenente di un messaggio ma anche contenuto forte, il quale in presa diretta apre un collegamento verso la vita parallela, quella reale, quella del ricordo. Il cineasta mantiene sempre un’originalità che lo contraddistingue, attingendo per due sequenze da fonti cinematografiche affermate: da “Al di là dei sogni” di Vincent Ward si ricrea l’albero le cui foglie determinano uno stato d’animo universale, mentre da “Ghost” di Jerry Zucker si riprende l’incredibile metempsicosi. Jackson cerca inizialmente di raccontare una favola, ritardando moderatamente i risvolti oscuri della storia. A tal proposito si grogiola in po’ di ludico metacinema, inquadrando nella scena della visita al centro commerciale il cartello promozionale della trilogia letteraria “Il signore degli anelli”. L’opera di Jackson, con le sue immagini idilliache, alternate ad atmosfere gotiche e paesaggi istrionici, insieme ad una colonna sonora emozionante, comunica con la sua aura mistica morali salde e valori aggiunti che ne fanno una storia poetica, toccante e sensazionale.

foto

 

Nel libro della Sebold sono descritte alcune scene calde, ma nel film Jackson non ha potuto rappresentarle a causa della giovane età dei protagonisti. La stessa scena dell’uccisione di Susie è resa sullo schermo senza la violenza presente invece nel racconto originale.

 
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Giovedì, 18.01.2018
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