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Bastardi senza gloria

locandinaTitolo originale: Inglourious basterds

Regia: Quentin Tarantino

Cast: Brad Pitt, Diane Kruger, Christoph Waltz

Produzione: USA 2009scena1

Genere: Guerra

Durata: 160 minuti

   Trailer

 

scena2

    Miglior attore non protagonista Christoph Waltz

 

Regia:

Interpretazione: scena3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Nella Francia occupata dai nazisti, il colonnello tedesco Hans Landa (Christoph Walts) scopre e fa trucidare un gruppo di ebrei nascosti in una casa di campagna. Shosanna (Mélanie Laurent), unica superstite, si ritrova nel 1944 a gestire un piccolo cinema a Parigi. Ironia della sorte, la sala viene scelta proprio dai nazisti per la première di un film propagandistico, alla quale parteciperanno tutte le più alte cariche dello stato invasore. Shosanna progetta la sua vendetta meditando di incendiare il cinema durante la proiezione. La banda dei “Bastardi”, formata da americani ebrei a caccia di ufficiali tedeschi, capitanati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), partecipa alla missione.

Recensione

Partendo da un saldo contesto storico comprendente l’ideologia tedesca e le evoluzioni sociali della Seconda Guerra Mondiale in campo francese, il film Bastardi senza gloria rappresenta un dichiarato attacco alla politica nazista e all’antisemitismo che caratterizzò gli anni del secondo conflitto in tutta Europa. Quentin Tarantino, con il suo inconfondibile stile basato su un’alta conoscenza della storia del cinema e su una filosofia burlesca, vuole rendere giustizia agli ebrei perseguitati dal regime e coinvolti in una strage di massa senza precedenti. La prospettiva di Tarantino ci porta a immaginare un insieme di situazioni e coincidenze che sovvertono la realtà storica, attribuendo a Hitler e ai suoi più importanti ministri, come Goebbels, Goering e Booman, un destino diverso e molto più violento. Attraverso una caratterizzazione irriverente ma profonda dei personaggi, il regista delinea degli individui a cui appartengono caratteristiche peculiari e uniche, in parte formali, in parte profondamente umane. Il fuhrer, ad esempio, viene dipinto da Tarantino come un lucido folle irascibile e inebriato dalla violenza, pervaso da un delirio di onnipotenza rafforzato dalla sua retorica magnetica. Indubbiamente si può considerare un ritratto grottesco e studiato per mitigare la serietà della vicenda, senza comunque trascurare gli aspetti di quella che rimane una tragedia mondiale, in riferimento ovviamente alle atrocità compiute dagli invasori. Un personaggio, invece, determinante ai fini della storia, è Hans Landa, un ufficiale tedesco soprannominato il “Cacciatore di ebrei” per la sua abilità nel fiutare nascondigli e situazioni strane. Landa si presenta con macabro cinismo nella prima scena, dove scopre il gruppo di ebrei nascosti sotto il pavimento della casa e li fa assassinare dopo aver condotto un placido ma estenuante interrogatorio nei confronti del padrone della tenuta. In tale occasione Tarantino protrae la sequenza per parecchi minuti, offrendo allo spettatore una prima chiave di lettura significativa che permetterà di unire logicamente ogni capitolo. Il regista è inoltre un cultore della lingua, a tal proposito dirige il suo film comprendendo lunghi dialoghi in francese, inglese e tedesco, supportati da necessari sottotitoli. I Bastardi, nonostante siano i protagonisti, vengono tenuti molto in disparte e coinvolti con sapienza solo nelle scene più concitate. Il motivo risiede nel fatto che Tarantino rivolge la sua attenzione non sull’azione in sé ma soprattutto sulla preparazione, sul potere del sospetto e sulla tensione vivibile negli sguardi e nelle movenze dei personaggi agenti, creando una suspense narrativa di forte approccio visivo. I messaggi inscritti nel plot filmico si spargono sapientemente e trovano il loro trionfo nel metacinema costruito e reso principale tema. Non è un caso che il cineasta elegga proprio una sala cinematografica luogo della giustizia finale, senza il timore di risultare troppo diretto e impavido nell’inscenare un massacro in piena regola. Un riferimento poi molto contestuale è costituito dalla ridondanza del nome di Leni Riefenstahl, la miglior regista tedesca del tempo che reca in sé un conflitto interiore: la donna portò a compimento i maggiori film di propaganda nazista ma rimase sconvolta dalle atrocità promulgate dai compatrioti. Ebbe una personalità forte, tale da rifiutare spesso i consigli di Hitler o esaltare la figura di Jesse Owens e i suoi successi sportivi alle Olimpiadi di Berlino. Nella descrizione spazio temporale, basata su una fotografia pregevole dai colori molto vivi, Tarantino non manca di omaggiare i successi passati legati in prevalenza al cinema italiano e al genere western, lanciando temi musicali che ricordano le mitiche colonne sonore di Ennio Morricone e offrendo un cameo al regista Enzo Castellari, artefice di molti successi poliziotteschi. L’intero apparato rappresentativo utilizzato da Tarantino ha del pittoresco, e precisamente quando introduce i personaggi e indica con scritte a mano i più importanti ufficiali confusi tra gli invitati alla première. Il regista ci mostra come il suo cinema, essenziale, vero e sincero può raggiungere l’obiettivo dell’originalità attingendo da fonti celebri e mettendo in atto buone idee con autorità e indubbia maestria.

foto

Era previsto che fosse Ennio Morricone a realizzare la colonna sonora, ma il compositore si impegnò per il film "Baaria" di Giuseppe Tornatore.

 
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Mercoledì, 17.01.2018
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