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Dillinger

Scritto da Samuele Pasquino   
Giovedì 24 Agosto 2017 14:35

dillingerTitolo originale: Dillinger

Regia: John Milius

Cast: Warren Oates, Ben Johnson, Richard Dreyfuss

Musiche: Barry De Vorzon

Produzione: USA 1973dillinger1

Genere: Gangster Movie

Durata: 100 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione: dillinger3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Negli anni bui della Grande Depressione, il rapinatore di banche John Dillinger (Warren Oates) diviene per l’FBI il nemico pubblico numero 1 e per la gente quasi un mito, stimato per il suo fare distinto, l’eleganza e il carisma. Sulle sue tracce si mette l’ostinato Melvin Purvis (Ben Johnson), che ha l’ordine di ucciderlo a vista come disposto dal direttore del Federal Bureau Edgar Hoover.

Recensione

Esordio di John Milius alla regia di un lungometraggio incentrato sulle gesta del famigerato rapinatore John Dillinger, un personaggio limpido e al contempo controverso esattamente come il film che intende raccontarne le azioni, un film ch’è quasi un biopic, al limite del western trasposto nella modernità, in definitiva un gangster movie sulla scia di Gangster Story (Arthur Penn, 1967) e Butch Cassidy (George Roy Hill, 1969), sciolto remake del Dillinger diretto nel 1945 da Max Nosseck, fortemente ispirato al cineasta Edwin S. Porter e alla celebre pietra miliare del muto La grande rapina al treno, come trapela dalla prima scena in cui lo sguardo in macchina con la pistola puntata risulta a dir poco inequivocabile, semplicemente apodittica. A dispetto di una regia non sempre curatissima, la definizione del soggetto da un punto di vista estetico prima ancora che caratteriale pare ineccepibile e la scelta di affidare il ruolo da protagonista a Warren Oates sarebbe di certo garbato allo stesso Dillinger, semmai fosse stato ancora vivo. La nota dolente riguarda invece la nemesi del criminale,  Melvin Purvis, interpretato da un Ben Johnson troppo vecchio (Purvis aveva appena 30 anni nel 1934) e per nulla somigliante al vero agente. Nelle sparatorie, obiettivamente spettacolari e assai rumorose poichè prolungate, si va a perdere il contatto con la realtà, così la sceneggiatura rende lecite libertà forse eccessivamente sbrigliate che rischiano di far deragliare una pellicola nel complesso abbastanza disciplinata, scorrevole e a tratti romantica. Il maggior pregio risiede nella fedeltà narrativa, che non si lascia scappare nessun dettaglio eccetto uno, la consuetudine di Dillinger di distruggere i libri contabili delle banche per alleggerire famiglie e coniugi che con queste ultime avevano contratto pesanti debiti. La prospettiva filmica crea nel pubblico che assiste alla visione fazioni contrapposte, coloro che parteggiano per Dillinger e i restanti attaccati a un radicato senso di giustizia. E’ il cinema.

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Dillinger e la sua banda disponevano di un cospicuo arsenale fatto di revolver, fucili e persino mitra

 
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