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47 Ronin

47 roninTitolo originale: 47 Ronin

Regia: Carl Rinsch

Cast: Keanu Reeves, Hiroyuki Sanada, Tadanobu Asano

Musiche: Ilan Eshkeri

Produzione: USA 201347 ronin1

Genere: Fantasy

Durata: 118 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: 47 ronin3

Giudizio:

 

Trama

Giappone, epoca feudale. Un gruppo di samurai, disonorati dall’uccisione del proprio signore da parte di un regnante rivale, cercano vendetta e si affidano così al giovane Kai (Keanu Reeves), un mezzosangue da loro cresciuto e allievo un tempo dei demoni della foresta. I 47 Ronin si ritrovano così a fronteggiare un esercito ben superiore al loro numero, e una malefica strega meschina e potente.

Recensione

Quella dei 47 guerrieri resi orfani del loro signore è una leggenda fra le più famose nella terra del Sol Levante, tanto che in molteplici occasioni il cinema americano aveva ad essa rivolto più di un pensiero. Tempo e mezzi hanno infine concretizzato la platonica intenzione, cosicché la caldeggiata realizzazione di un fantasy forte e riassuntivo ha preso forma, corpo e sostanza. Rileggendo una mitica matrice che la Settima Arte seguita a cullare come una delle creature predilette del cinema nipponico e, invero, mondiale, quale I sette samurai – kolossal in bianco e nero diretto dal grande Akira Kurosawa – Rinsch e compagnia lasciano l’anonimato per un’impresa visiva d’impatto, capace di intridere ogni sua componente narrativa nell’epica saltellante fra sottile superomismo nietzschiano (occidentale) e uno shintoismo al contrario (orientale). Nella mediana baricentrista agiscono 47 uomini, samurai di nascita, ronin (guerrieri disconosciuti) d’involuzione, che incarnano tutti quei valori di cui la cultura giapponese va da sempre fiera e per i quali ancora oggi taluni individui sono disposti a sacrificare la propria vita. Totemizzato dunque il corpus etico-morale alla base dell’azione, Rinsch srotola la pergamena del genere e, piuttosto che manipolare i codici sintattici, li ridigita sollecitando e spingendo la tecnica grafica fx fino a una concezione naturo-paesaggistica architettonicamente inquadrata ma dinamica allo stesso tempo. Keanu Reeves, quale personaggio filmico e attore che lo interpreta, non è che uno specchietto per le allodole, o per meglio dire per gli spettatori (parliamo dei profani) forse maggiormente interessati a lui che al reale contesto nel quale la leggenda offre il proprio racconto di vita e guerra. Non è Kai, contrariamente ai plurimi inganni del trailer, il vero protagonista, bensì Oishi, a cui dà il volto Hiroyuchi Sanada, ormai un veterano delle pellicole dove la katana è destinata ad apparire e volteggiare (L’ultimo samurai, Wolverine – l’immortale). 47 Ronin recupera svariati elementi propri del passato cinematografico largamente inteso, evincendo dal fantasy in particolare tutta una serie di topoi duri a estinguersi (la strega agente all’ombra dell’antagonista, il cattivo mascherato, gli spettri). E’ evidente un certo gusto per l’umano romanticismo, subalterno sempre e comunque a un esercizio di spettacolo pronto a offuscare determinati dettagli storici, teatrali e letterari tristemente sacrificabili ai fini della grande avventura. Risultato finale: un bel quasi-peplum radicato nel misticismo del bushido.

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Lo sviluppo effettivo del progetto ha preso vita nel 2008 con l'ingaggio di Keanu Reeves per il ruolo principale

 
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Domenica, 21.01.2018
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