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Biancaneve e il cacciatore

biancaneveTitolo originale: Snow White and the Huntsman

Regia: Rupert Sanders

Cast: Kristen Stewart, Charlize Theron, Chris Hemsworth

Musiche: James Newton Howard

Produzione: USA 2012biancaneve1

Genere: Fantasy

Durata: 127 minuti

    Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: biancaneve3

Giudizio:

 

Trama

Dopo aver sposato e poi ucciso re Magnus, la perfida Ravenna (Charlize Theron), dotata di poteri che le permettono di mantenere inalterata la sua bellezza, prende possesso del castello e imprigiona in una torre la figlia del sovrano, Biancaneve (Kristen Stewart). Quando lo specchio magico dichiara che è proprio quest’ultima la più bella del reame, Ravenna ne ordina l’uccisione ma la ragazza si dà alla fuga nella foresta. Spetta a un cacciatore (Chris Hemsworth) il compito di trovarla e riportare il suo cuore alla regina, ma al momento decisivo l’uomo decide di allearsi a Biancaneve per aiutarla a vendicare il padre e muovere guerra contro la matrigna al fine di riportare il regno alla prosperità.

Recensione

Dopo la celebre versione animata della Disney e la rilettura un po’ bizzarra del regista Tarsem Singh, è Rupert Sanders a cimentarsi con la favola dei fratelli Grimm rileggendola in chiave fantasy e non senza numerose variazioni per “scacciare la monotonia” di una fiaba ormai raccontata a memoria. Preservando la sostanziale traccia classica, l’impianto narrativo evita la reinvenzione ma sceglie la strada dell’innovazione scenica, configurando fotografia e impeto visivo secondo marcate tinte gotiche che segnano uno stile tutt’altro che nuovo ma spiazzante nel proprio proporsi agli occhi dello spettatore. Alla tecnologia cinematografica è affidato pressoché tutto, dagli ambienti alle dinamiche belliche, dalle manifestazioni della magia (certamente sorprendenti) alla cura degli elementi fantastici quali le fate, le piante e gli animali. L’effetto speciale, perciò, ha una funzionalità che ambisce in tal caso alla perfezione, prendendo in mano ogni situazione e spettacolarizzando 127 minuti di un racconto mai stantio. L’approfondimento dell’excursus introduttivo si fa apprezzare per la sua profondità e la dirompente drammaticità visionaria, ravvivata dalla sequenza della battaglia del re contro l’armata fantasma, di gran lunga più energica e significativa rispetto alla mancata epica conclusione che, da prassi, ci si aspetterebbe. “Biancaneve e il cacciatore” si mostra potente, aggressivo, film basato essenzialmente sulla fotografia accattivante e la valutazione dei personaggi, sui quali va impostato senz’ombra di dubbio un discorso a parte. Sì, perchè Saunders ama mischiare all’ossesso le carte, partendo in sordina per poi svelare gli assi nella manica: un cacciatore realmente protagonista, tormentato, impetuoso e molto umano; un principe attivamente coinvolto ma marginale nello scioglimento narrativo; otto nani (ne rimarranno sette, interpretati fra gli altri da un inedito Bob Hoskins e da un curioso Ray Winstone) contraddistinti da un aspetto villain grottesco. Biancaneve e Ravenna (la Grimilde dell’originaria versione) danno vita a uno scontro a distanza fra donne diametralmente opposte, accomunate però dalla bellezza conferita dai volti angelici di Kristen Stewart e Charlize Theron, e dalla vocazione alla vendetta. La Theron, c’era da immaginarselo, ruba letteralmente la scena coniugando splendida fisicità e recitazione, conferendo così al suo character una credibilità che trascende l’alone magico di cui è investita. La Stewart ammicca con sguardi languidi e dolcezza, in attesa di un ruolo che possa veramente esaltarla come spettò a suo tempo all’attrice sudafricana nei panni della prostituta di “Monster” (Patty Jenkins, 2003). A prescindere dalle prevedibili licenze da grande schermo, la sceneggiatura attinge troppo spesso al recente passato del genere, concedendosi similitudini che toccano la saga di Harry Potter (le creature oscure della foresta, accostabili ai dissennatori, il cervo magnifico che ricorda il capitolo del prigioniero di Azkaban), l’epopea di Narnia (la natura svilita dalla presenza di una sovrana crudele) e perfino la trilogia dell’Anello (in particolare il primo film sulla Compagnia). Gradevole, coinvolgente, a tratti riflessiva, la pellicola però si perde inspiegabilmente alla fine, virando verso un giudizio buono ma compromesso dall’epilogo stanco.

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Per il ruolo di Ravenna la produzione aveva pensato inizialmente a Winona Ryder

 
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Sabato, 26.05.2018
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