In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

Alice in Wonderland

locandina

Titolo originale: Alice in Wonderland

Regia: Tim Burton

Cast: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter

Musiche: Danny Elfman

Produzione: USA 2010scena1

Genere: Fantastico

Durata: 110 minuti

     Trailer

 scena2

    Miglior costume Coleen Atwood,

scenografia Stephan Dechant

 

Regia: scena3

Interpretazione: 

Sceneggiatura: 

Musica: 

Giudizio: 

 

Trama

Alice (Mia Wasikowska) ha da poco perso suo padre ed ora sta per ricevere formalmente una proposta di matrimonio da parte di un damerino aristocratico. Il giorno stabilito, la ragazza scorge uno strano coniglio vestito e lo insegue fino a cadere dentro la sua tana profonda: è la porta per accedere al grande Paese delle Meraviglie. Convinta di essere in un sogno, Alice incontra il Cappellaio Matto (Johnny Depp), il Brucaliffo, i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco e lo Stregatto, che ripongono le loro speranze su di lei per sconfiggere la perfida Regina Rossa (Helena Bonham Carter) e riportare sul trono del regno la gentile Regina Bianca (Anne Hathaway). L’avventura sarà ricca di episodi fantastici.

Recensione

L’inconfondibile genialità di Tim Burton viene messa al servizio della Disney per uno dei classici letterari e animati più amati dai ragazzi. Burton fonde in un prodigio cinematografico di grande bellezza i due libri di Lewis Carroll, “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, privilegiando per ovvi motivi il secondo e sviluppandolo alla sua maniera. Il potere di questa versione cinematografica sta nel magnetismo visivo prodotto dal genio creativo del regista più pittoresco e fantasioso di Hollywood, che si avvale della tecnica mista live action CGI e motion capture, perfezionata in fine con la stereoscopia 3D. L’immaginario collettivo profuso dai libri di Carroll prende una forma del tutto personale e sfondi, personaggi e movenze vengono rivisitati dall’eccentrica messa in scena del cineasta americano, il quale ha voluto nel cast la giovane Mia Wasikowska per il ruolo della protagonista Alice, sua moglie Helena Bonham Carter nei panni della Regina Rossa e il suo attore feticcio Johnny Depp per dare il volto al Cappellaio Matto. Nel complesso ma eccelso apparato strutturale scenografico, composto da ambientazioni gotiche di notevole impatto, Burton pone la sua firma su artifici creativi inconfondibili, come le forme squadrate degli alberi, la multicromatica flora e il risalto attribuito alle creature fantastiche, un insieme misterioso e al contempo adrenalitico di motivi avventurosi resi tali da una commistione ben precisa di elementi letterari, cinematografici e iconografici. Il Paese delle Meraviglie è insomma, come si è potuto già constatare nel celebre film d’animazione Disney, un mondo parallelo in cui prendono vita e si muovono proiezioni mentali e fisiche appartenenti alla realtà, un luogo di fantasia che alla connotazione onirica unisce quella allucinante. Alice viene descritta da Burton come una ragazza adolescente in balìa di un’età difficile, delicata in quanto ancora ibrida, e tale ritratto risulta alfine perfetto per escogitare un gioco di sogni reali e realtà lontane, riflesso dello stato d’animo della protagonista, sconcertato da una prematura proposta di matrimonio e da un ambiente, quello aristocratico, eccessivamente costrittivo e desolante nel suo mare di pizzi e merletti entro comportamenti formali e stucchevoli. Il regista crea poi un ponte fra i due romanzi letterari di Carroll, trattando il primo, in ordine cronologico, esattamente all’inizio e alla fine del film, come a voler indicizzare il prologo e l’epilogo in una disciplina registica funzionale in quanto ordinata, e sviluppando il secondo precisamente entro il primo, tessendo tela e cornice contestuale in un unico, compatto racconto dall’impianto narrativo solido e incisivo. Sappiamo, però, che Burton possiede la straordinaria capacità di spaziare fra cliché collaudati imponendo al suo stile una stravaganza che colpisce lo spettatore per la sua forza visiva e grottescamente efficace, affiancando al clima in apparenza leggero e distensivo toni macabri e pesantemente caratterizzati da giochi di ombre e irruenza dell’ignoto. Ad ogni modo “Alice in Wonderland” si configura come un viaggio esplorativo nel quale gli usuali concetti legati all’orientamento umano e alle dimensioni perdono importanza in virtù di una libertà privilegio della più fervida fantasia. Possiamo quindi notare un parco di personaggi estremamente diversi fra loro ma portatori di frammenti di una profezia da portare a compimento attraverso un’impresa: i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco, nelle loro espressioni trasognate e nel loro aspetto goffo ma simpatico, rappresentano una dicotomia fra ragione e istinto; il Brucaliffo riassume la saggezza che si rinnova nell’interpretazione del suo significato; lo Stregatto appare e scompare come un fattore misterioso indeterminato; la Regina Bianca è la nemesi morale e giustificante della Regina Rossa. Per quanto riguarda il Cappellaio Matto, il discorso è più articolato. Questo personaggio, appena accennato nel cartone animato della Disney, viene enfatizzato e raccontato con originalità nell’opera cinematografica, a tal punto da rubare la scena alla stessa Alice, di cui invece si sa praticamente tutto. Ne emerge un ritratto malinconico, molto simile ma contestualmente diverso dal Willy Wonka de “La fabbrica di cioccolato”, che ha voglia di rivalsa in quanto defraudato del suo mestiere e della sua identità dalla tiranna al potere. Non devono perciò ingannare la sua tendenza al soliloquio senza apparente senso o le sue scalmanate esibizioni al tavolo del tè. Burton mette in scena un buon finale, dimostrando che il suo “Alice in Wonderland” non ha la presunzione di voler insegnare condotte morali o discutere sul complicato rapporto fra realtà e fantasia, sprigiona invece un vocabolario visivo e creativo autentico attraverso una prospettiva ottimamente costruita, propria di un genio che ha fatto del cinema un vero, affascinante laboratorio fantastico.

foto

Johnny Depp non è stato fisicamente presente sul set, avendo dovuto interpretare in uno studio apposito la parte del Cappellaio Matto.

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Giovedì, 20.09.2018
T O P