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2001 Odissea nello spazio

locandina1

Titolo originale: 2001 A space odissey

Regia: Stanley Kubrick

Cast: Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester

Produzione: USA 1968

Genere: Fantascienzascena 1

Durata: 140 minuti

    Trailer

 

    Migliori effetti speciali visivi Stanley Kubrickscena 2

 

Regia:                      

Interpretazione:       

Sceneggiatura:         scena 3

Musica:                  

Giudizio:                 

 

Trama

Si racconta l’evoluzione dell’uomo, dalla vita dei primati alla conquista dello spazio, dalla lotta fra l’astronauta Dave Bowman (Keir Dullea) e il calcolatore HAL 9000 alla riflessione sull’esistenza.

Recensione

Stanley Kubrick si può definire a ragion veduta il regista dei prodigi, risultando un maestro assoluto nella tecnica registica e un innovatore nel panorama cinematografico, in considerazione dell’epoca nella quale ha brillantemente operato. Il cineasta ha creato delle autentiche pietre miliari in ogni genere percorso, da “Arancia Meccanica” nel thriller a “Barry Lyndon” nell’epico, da “Full Metal Jacket” nel bellico a “Spartacus” nello storico. Non poteva quindi mancare la sua impronta illustre nella fantascienza con “2001 Odissea nello spazio”, un progetto spettacolare portato a compimento con l’applicazione di profondi studi, genialità e senso del verosimile. Il suo film è un’opera psicologica nonché filosofica che esplora le potenzialità umane in relazione a una forza misteriosa, a un demiurgo ch’è essenza di tutto e che regola ogni aspetto dell’evoluzione. Kubrick dirige un’indagine scientifica che ha il suo principio proprio nell’”alba dell’uomo”, con la descrizione del comportamento dei primati, un’analisi peculiare attenta e precisa, con i suoi paradossi e inevitabili conclusioni: nella prima scena si instaura un’escatologia di gruppo, che si trasfigura in maniera sconvolgente divenendo egoismo e istinto di sopravvivenza nel momento in cui un componente della pseudo società viene assalito da un ghepardo affamato. La collettività dei primati ha luogo in un panorama sconfinato, che Kubrick mette in scena con colori sofisticati e attraverso campi lunghi decisamente esaustivi e di largo respiro. Il concetto di intelligenza emerge con l’apparizione del monolite, un oggetto misterioso geometricamente definito costituente l’ordine nel caos. Una sequenza famosissima vede un primate pensare di fronte ad un osso e scoprirne la più terrificante delle applicazioni, l’arma che userà per percuotere un compagno indisciplinato. Ancor più significativo è il lancio dell’osso in aria, un atto che permette a Kubrick di compiere un raccordo assolutamente geniale, un jump temporale nel futuro alquanto memorabile. E’ così che dalla preistoria si passa direttamente alla conquista dello spazio e ad una rassegna di astronavi e mezzi tecnologici tramite i quali l’uomo manifesta il suo livello di progresso. Risulta interessante notare nell’apparato filmico che i primi venti minuti dell’Odissea di Kubrick sono lasciati alla sola potenza dell’immagine, lo strumento visivo catalizza quindi l’attenzione in quanto fondamentale ai fini del viaggio esplorativo. L’umanità si inscrive in un contesto tecnologico che rischia di prendere il sopravvento, non a caso nelle navicelle le hostess camminano come automi a causa della forza gravitazionale. Kubrick alterna il sonoro reale con il fenomenale commento musicale, che per una scelta ragionata è prevalente su voci e dialoghi relegati nella nicchia del puro discorso formale. La colonna sonora è costituita dalla celeberrima “Also Sprach Zarathustra” di Strauss, sintesi di un imponente evento antropologico epocale, il tema al centro dell’opera del cineasta. Un messaggio importante è recato sempre dal monolite, che questa volta viene trovato da un gruppo di scienziati sulla superficie lunare: l’uomo non raggiungerà mai l’intelligenza suprema del tutto, così come la conoscenza risulterà sempre troppo vasta. Il parallelismo con la scoperta dei primati appare quindi più che evidente e similare nel suo assunto e nella sua conclusione. Nella pregnanza concettuale il regista non trascura ma esalta i virtuosismi della cinepresa, concentrandosi su un gioco di esemplari inquadrature strettamente collegate al significato. Il significante è perciò alla base del discorso cinematografico ed è rappresentato dall’arte direttiva messa in pratica: l’uomo che corre lungo il corridoio dell’astronave viene seguito nella sua attività attraverso una serie di angolature che fanno sì che le riprese aderiscano alla prospettiva spaziale, alla sua natura fisicamente particolare. La verosimiglianza è una caratteristica riscontrata e apprezzata nei lavori di Kubrick, che testimoniano la potenza del mezzo cinematografico e la sua possibile indipendenza rispetto all’artificio non necessario. Esaminando i confini del modo di concepire l’elettronica da parte dell’uomo, viene concepito e utilizzato HAL 9000, un calcolatore perfetto in grado di assolvere ogni funzione all’interno della navicella. La disquisizione sulla capacità della macchina di provare emozioni accende i riflettori su una discussione mai conclusa, materialmente espressa nella voce calma e ponderata dell’elaboratore. Nella messa in scena barocca delle strumentazioni presenti a bordo si distingue l’occhio vigile di HAL 9000, che Kubrick rende maggiormente rilevante attraverso soggettive inquietanti della macchina. La consultazione fra i due astronauti innesca un processo comportamentale naturale ed istintivo: il dubbio dell’errore porta ad un confronto fra uomo e macchina e di fronte ad un’esclusione la mente artificiale si ribella a quella umana ricorrendo all’istinto di sopravvivenza. La vittoria di Dave su HAL 9000 apre un viaggio oltre l’infinito, un’odissea dell’uomo nell’immenso stellare, descritta tramite una visione metafisica per mezzo di un gioco cromatico a vari livelli di fotografia. Il cammino della vita porta Dave a confrontarsi con la sua vecchiaia, entro i confini di una fredda stanza, allegoria di un’esistenza breve che solo con la conoscenza assoluta si apre alla rinascita, all’immortalità oltre ciò che è concepibile. Proprio l’immortalità è al centro dell’opera di Kubrick, che nel suo film non prevede protagonisti proprio perché è il tema stesso il vero protagonista. “2001 Odissea nello spazio” risulta quindi la pietra miliare della fantascienza concepita dal cinema, un esempio di maestria messa al servizio del significato.

foto

 Le scimmie che compaiono all’inizio della storia sono in realtà mimi e ballerini.

 
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Lunedì, 25.06.2018
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