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Cloud Atlas

cloud atlasTitolo originale: Cloud Atlas

Regia: Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski

Cast: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent

Musiche: Reinhold Heil

Produzione: USA, Germania 2012cloud atlas1

Genere: Fantascienza

Durata: 172 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: cloud atlas3

Giudizio:

 

Trama

Sei storie in epoche diverse: nell’800 un avvocato (Jim Sturgess) fraternizza con uno schiavo nero delle piantagioni americane; negli anni ’30 un giovane copista (Ben Whishaw) crea uno straordinaria melodia ma viene ricattato dal compositore per il quale lavora, che ne vuole acquisire tutti i diritti; nel 1972 un’agguerrita giornalista (Halle Berry) lotta per portare alla luce gli sporchi affari di una lobby petrolifera; nel 2012 un vecchio editore (Jim Broadbent) viene ingannato dal ricco fratello e rinchiuso in una casa di riposo, dalla quale tenta di fuggire; nel 2100 una servente cinese (Bae Doo-Na) si ribella al proprio status grazie all’aiuto di un’unione rivoluzionaria e conosce l’amore; in un futuro lontano nel quale l’umanità è regredita all’età della pietra, Zachry (Tom Hanks), umile pastore, riceve la visita di una donna illuminata che gli farà conoscere un’universale verità.

Recensione

I creativi fratelli Wachowski ci hanno ormai abituato a mirabolanti e sofisticate avventure sature di filosofia e sofismi universali, cariche di assolutismi fantascientifici eccezionali per concepimento e gestazione. Con “Cloud Atlas”, trasposizione dell’omonimo libro di David Mitchell, completano una virtuale ma ineccepibile trilogia che vede trionfare il concetto a loro caro di “libertà”, lanciato con la saga di “Matrix” e promulgato con “V per Vendetta” (di cui sono sceneggiatori). Attraverso un elaborato quanto immediato apparato di parallelismi narrativi, i due mettono in scena insieme al regista Tom Tykwer (fautore del progetto, è doveroso ricordarlo) una sestina di storie separate dal tempo ma concatenate da cause ed effetti, connesse dal gioco imprevedibile del destino che si plasma tramite una sottile rete di azioni e relative conseguenze. La palpitante astralità, che governa la preesistenza dell’umanità e ne tesse le sinapsi ardite nei secoli e nei variegati spazi quasi sterminati, indica le infinite variabili di una capacità, ovvero la scelta individuale in adampimento a una coerenza interiore determinata dal desiderio di verità e, naturalmente, di libertà. In ogni storia la conquista di tale valore imprescindibile assume una precisa connotazione a seconda dei personaggi che la reclamano: lo schiavo nero induce l’avvocato ad abbracciare la causa abolizionista; il compositore si affranca da un pesante ricatto con la più drastica delle fughe; la giornalista si batte per scongiurare una tragedia ecologica che mina i diritti delle persone; il vecchio editore intende spezzare quelle pesanti catene che lo condannerebbero a una vita senza più prospettive; la servente cinese diviene da cameriera replicante un’inconsapevole guida spirituale per i posteri; il pastore conosce la verità di pochi illuminati e, in tal modo, un nuovo punto di vista esistenziale. Questo morboso attaccamento al tema della libertà è insito nei Wachowski per il loro retaggio sociale che ne evidenzia l’origine polacca e la conseguente scomoda posizione ai tempi della deportazione nazista. La pellicola è, per giunta, permeata da una sensibile ispirazione cattolica, evinta dal simbolo ridondante della stella cometa presente come voglia sulla pelle di alcuni personaggi: una chiara allegoria della Natività atta a diffondere l’effetto salvifico dell’intero discorso narrativo improntato a livello cinematografico in questa particolare occasione. L’opera appare molto profonda da molteplici punti di vista, terminologicamente e simbolicamente ricercata, logica nella sua esecuzione, con una propensione spontanea alla comunicazione emblematica per la pluralità di chiavi di lettura e per un linguaggio non convenzionale. La musica pervade ogni tecnicismo, qualunque artificio, e accompagna con tatto e lungimiranza un’avventura che ha nel radicato misticismo più di una sfumatura romantica. “Cloud Atlas” rappresenta il progetto indipendente forse più dispendioso della storia della Settima Arte, ricco di spunti, riferimenti e grandi attori impiegati in ogni episodio con ruoli diversi ed eterogenei grazie a un trucco che ne enfatizza l’istrionismo e la duttilità. Tra tutti si distinguono il solito Tom Hanks, la sempre più brava Halle Berry e il maturo Jim Broadbent. I Wachowski si affidano, peraltro, al loro attore feticcio Hugo Weaving che, dopo aver interpretato il signor Smith e V, offre un’altra buona prova attoriale nei panni del villain a lui più congeniale. I due fratelli dimostrano anche un’ottima conoscenza in campo fiabesco, riproponendo la figura del Leprechaun come proiezione di un terribile demone tentatore. Un film fuori da ogni schema, che vanta uno speciale ordine sintattico-visivo vigente fra i segmenti narrativi e un’originalità sempre più rara nel panorama odierno.

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E' stata Natalie Portman a far conoscere il romanzo di Mitchell a Lana Wachowski sul set di V per Vendetta

 
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Martedì, 21.08.2018
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