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Blade runner

Scritto da Samuele Pasquino   
Martedì 07 Dicembre 2010 16:10

locandina

Titolo originale: Blade runner

Regia: Ridley Scott

Cast: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young

Musiche: Vangelis

Produzione: USA 1982 scena1

Genere: Fantascienza

Durata: 120 minuti

    Trailerscena2

 

 

Regia:

Interpretazione: scena3

Sceneggiatura: 

Musica: 

Giudizio:

 

Trama

Los Angeles, 2019. Richard Deckard (Harrison Ford) è un blade runner, un cacciatore di replicanti che viene incaricato di uccidere quattro di loro, androidi la cui colpa è quella di voler essere umani.

Recensione

Questo cult della fantascienza è tratto da un libro di Philip K. Dick, "Il cacciatore di androidi", il cui titolo originale appare di certo più singolare e significativo, "Do androids dream of electric sheep?". Il film è divenuto un classico per più motivi, a cominciare dal talento visionario di Ridley Scott, che si è avvalso di grandi effetti speciali per rendere Los Angeles una vera e propria città del futuro, ricca di elementi avveniristici, sovrappopolata e caotica. In questo dedalo di strade affollate, avvolte da una perenne oscurità rotta dalle luci dei neon e della macchine volanti, si aggira Deckard, un blade runner. La trama appare alquanto semplice, ma i risvolti risultano più complessi e psicologicamente intricati. La natura umana si confronta con quella meccanica, in un gioco di sentimenti ed emozioni. Esiste una legittima volontà da parte dei replicanti, quella di voler essere umani. Il loro destino appare misero e triste, vengono sfruttati come schiavi di lavoro nelle colonie extra mondo, con un dispositivo limitante che impone loro una vita di quattro anni. Tutto il film si basa, quindi,  sulla ricerca di un’utopica longevità, l’ossessione per essa rende questi androidi aggressivi e lucidi nei loro ragionamenti. Pende su di essi una condanna imposta dall’umano creatore, e nel corso del film sia Roy, il capo dei replicanti, sia Lion faranno notare questo aspetto tragico a Deckard: "Come ci si sente a vivere nel terrore?" è una frase latente e incredibilmente pesante. In Blade runner risulterebbe troppo semplice attribuire la parte del buono a Deckard e quella dei cattivi agli androidi, ma tale visione è fatta per essere sovvertita, ed ecco che i confini di una concezione apparentemente facile da intuire finiscono col palesare la loro inconsistenza, divenendo per così dire evanescenti. Persino il protagonista viene coinvolto in una logica controversa, innamorandosi della bella Rachel, replicante inconsapevole della propria natura. Deckard si abbandona ad attimi di meditazione che assumono una connotazione mistica, la sequenza del sogno dell’unicorno ne è un esempio emblematico, in grado di mettere in discussione addirittura la natura stessa del cacciatore di androidi. Ridley Scott gioca con il tempo, rendendolo estremamente palpabile nelle scene in cui Sebastian, affetto da senilità precoce, dialoga con Roy e Pris, in un confronto fra percezioni temporali che giungono entrambe a un’unica conclusione: non c’è più molto tempo. Nella casa del progettista genetico il regista Scott colloca numerosi giocattoli meccanici con marcato gusto barocco e nella solitudine di Sebastian trova il motivo della sua emarginazione, la diversità. L’isolamento che i replicanti sono costretti a subire denota una crudeltà umana che alla fine giustifica le loro azioni, ma questo è un ragionamento profondo che subentra nel corso della vicenda. La freddezza con cui gli artefici di questi androidi discutono sulle loro creazioni deve far riflettere, ponendo l’accento sull’artificialità come meccanizzazione dell’umana essenza. L’atmosfera e la musica ribadiscono tali concetti, danno a questa storia un tocco di romanticismo e rendono il film indimenticabile. La scena in cui Roy si spegne sotto la pioggia esprime una poesia visiva dal forte impatto emotivo. Egli pronuncia una frase che è entrata di diritto nella storia del cinema: "Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser…e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…è tempo di morire!" Tale esclamazione racchiude in sè la consapevolezza che l’esistenza dell’androide si è conclusa, e al contempo si veste di una pregnanza poetica eccezionale, perchè rivela il sentimento alla base dell’essere umano, una tappa sospirata e raggiunta dall’androide in punto di morte. Una storia intramontabile e toccante che sa stupire e appassionare.

foto

 Il Bradbury Building Hotel, location del film, rimase aperto anche durante le riprese.

 
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