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47 metri

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 28 Maggio 2017 08:55

47 metriTitolo originale: 47 meters down

Regia: Johannes Roberts

Cast: Mandy Moore, Claire Holt, Matthew Modine

Musiche: Tomandandy

Produzione: Gran Bretagna 201747 metri1

Genere: Drammatico

Durata: 90 minuti

Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: 47 metri3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Due sorelle in vacanza in Messico decidono di provare un’esperienza adrenalinica, osservare in oceano aperto enormi squali rinchiuse all’interno di una gabbia. Quella che doveva essere un’elettrizzante immersione di 5 minuti si trasforma presto in un incubo: a causa del cedimento dell’argano, la gabbia precipita fino alla profondità di 47 metri. Le due ragazze dovranno trovare una soluzione per riemergere in superficie avendo a disposizione soltanto 60 minuti di ossigeno e lottando strenuamente per non essere uccise dai famelici predatori del mare, pronti ad approfittarsi di un loro passo falso.

Recensione

E’ ed è sempre stato insulso menzionare il genere horror in diretta associazione con gli shark movie, poichè essi non apparterranno mai a un’etichetta spesso riduttiva e di spicciola attribuzione. Fin dai tempi de Lo squalo solo la vocazione drammatica ha potuto soddisfare pienamente una più idonea ed esatta collocazione di categoria, sicché per 47 metri il discorso non cambia e si arricchisce di qualche sfaccettatura in più che lo allontana piacevolmente dal classico cliché tutto urla e smembramenti. I Weinstein producono un’opera sanificata dalle inflazioni del filone puntando fondamentalmente sulla suspense in cui l’azione a volte è solo anelata, in altre si concretizza senza però risultare esagerata o fuori contesto. Creato il formidabile paradosso della claustrofobia fomentata nelle profondità buie di uno sconfinato oceano, Johannes Roberts costruisce i parametri di una tensione proposta in un crescendo di situazioni verosimili, acciocché proprio questa ossessione per la verosimiglianza rende la storia ancora più angosciante, capace di mettere con le spalle al muro persino lo spettatore che osserva l’intricato evolversi della tragica avventura. Mai sullo sfondo ma parte interagente, il fattore umano incide notevolmente sulla riuscita di una parabola della paura davvero opprimente e, in tal caso, vincente su tutti i fronti. Un’opera che si distanzia, per volontà e ricerca di originalità, dalle passate visioni come Open Water, Blu profondo e Paradise Beach promulgando un realismo che funziona ed è nelle corde di chi guarda dalla poltrona della sala cinematografica. Inoltre, 47 metri non vuole vivere di salti sulla sedia ma nemmeno di prevedibilità, quindi opta per scene legate da un piacevole gusto per l’equilibrio adrenalinico e, di rimando, per l’empatia e il coinvolgimento. La svolta puntualmente arriva, ma in un modus che consegna ai personaggi un prezzo da pagare e lo fa nelle rarefatte specifiche già parzialmente proposte da un altro film di britannica fattura, il fenomeno The Descent, favorevolmente accolto dalla critica mondiale. 47 metri non vive di eccezionalità né di particolari distintivi sussulti, eppur non pecca di presunzione (ben sapendo di essere l’ultimo arrivato in ambito squali), cattura l’attenzione e, cosa non meno importante, decanonizza i predatori dell’oceano liberandoli dalla loro fama di assassini, inserendoli in una prospettiva in cui sono gli intrusi turisti a pagarne le conseguenze.

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La maggior parte delle riprese è stata effettuata in una grande piscina dei Pinewood Studios

 
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