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Un padre, una figlia

Scritto da Giorgia Colucci   
Lunedì 29 Agosto 2016 16:00

un padre, una figliaTitolo originale: Bacalaureat

Regia: Cristian Mungiu

Cast: Adrian Titieni, Maria-Victoria Dragus, Lia Bugnar

Produzione: Romania 2016un padre, una figlia1

Genere: Drammatico

Durata: 127 minuti

Trailer

un padre, una figlia2

 

 

 

  Miglior regia

 

Regia: un padre, una figlia3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Romeo Aldea (Adrian Titieni), un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza (Maria-Victoria Dragus) con l'idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare all'estero. Il suo progetto sta per avverarsi: Eliza ha ottenuto una borsa di studio per frequentare la facoltà di psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di maturità, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Il giorno prima degli esami scritti, Eliza subisce un'aggressione che mette a rischio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l'applicazione di quei principi che, in quanto padre, ha insegnato a sua figlia.

Recensione

Premiato al Festival di Cannes per la miglior regia, la pellicola di Mungiu Un padre, una figlia si dimostra effettivamente molto particolare da questo punto di vista, anzi essa è il solo espediente grazie al quale è possibile comprendere di assistere a una storia fittizia: il confine con la realtà è difatti decisamente labile, pare che la cinepresa si insinui, quasi in segreto, nella quotidianità di una famiglia rumena, riprendendone gli aspetti più comuni e più scabrosi; così, pian piano, anche il pubblico ha la possibilità di intrufolarsi nella vita di Romeo Aldea, medico e padre di famiglia, e di seguirne approfonditamente il dramma psicologico che si dipana, attraverso i suoi rapporti con la famiglia, per tutto il film. Nessun pensiero, nessuna colonna sonora, nemmeno un montaggio eccezionale - caratterizzato da un’abbondanza ammirevole di pianosequenza – distrae lo spettatore dai fatti narrati: essi vengono presentati nella loro nudità, privi di ogni giudizio da parte dell’autore. Il regista non ricerca una partecipazione simpatetica, non desidera suscitare lacrime o compassione, vuole solamente far riflettere sulla vita di un uomo in cui è o sarà in futuro possibile immedesimarsi. Il degrado accompagna il film fin dall’inizio, infatti una lunga ripresa delle strade dissestate e ingombre di rifiuti è la prima immagine che si mostra al pubblico. A essa ne seguiranno molte altre, perfettamente in tono con lo spirito della storia. Il degrado è quello di una Romania che non offre sicurezza e in cui Eliza, la figlia di Romeo, viene aggredita, ma anche quello delle idee, dei principi che paiono essere privi di validità nel percorso per raggiungere il successo e i quali, proprio il protagonista, ha dovuto accantonare come sogni giovanili. Questa realtà di compromessi, di menzogne e favoritismi, cui Romeo è determinato a strappare Eliza, è tanto simile ad alcune situazioni ben conosciute anche nel nostro paese, perciò è inevitabile immedesimarsi e riflettere; le visioni che ci vengono offerte sono molteplici e molto spesso contrastanti. Vi è quella della madre di Romeo, anziana signora, quasi in fin di vita, la quale avverte la necessità di ancorarsi alle origini e alla propria identità e di lottare per esse; vi è quella di Magda, moglie di Romeo, sconfitta e prostrata da un matrimonio infelice, ma ancora radicata nei principi che l’animavano in gioventù e i quali è determinata a trasmettere alla figlia. Nonostante ella appaia come un personaggio debole, è il fulcro opposto al marito, tanto disilluso e contraddittorio da ricorrere ai sotterfugi da lui tanto disprezzati per agevolare la figlia nell’esame di maturità che le permetterà di liberarsi dal piccolo, meschino e ingiusto universo in cui vive. A queste prospettive, baluardi del passato, si oppone quella insicura ed emozionale di un futuro che barcolla sulla strada della sua realizzazione: Eliza, e come lei tanti altri, si trova per la prima volta davanti a un dilemma di coscienza e pertanto è costretta a scegliere se fondare un avvenire aureo, in Inghilterra, sull’ingiustizia o convivere con un fallimento, giusto. Scena culminante è quella del pianto del protagonista, termine di un climax discendente che rende il catastrofico annichilimento di tutti i valori; proprio dalla sconfitta, però, dalla quale dipendono la disgregazione del nucleo familiare e il fallimento delle intenzioni del protagonista, si incomincia a intravedere un nuovo spiraglio di equilibrio: quando smarrisce ogni propettiva di successo, Romeo è costretto a tracciare un bilancio della propria esistenza e a cambiare, allora finalmente si volge a un vivere più sincero, abbandonando anche la pantomima familiare da lui recitata per anni. L’impulso più potente verso la giustizia, che si afferma come leit motif di questa pellicola, è proprio la gioventù piena di speranze di Eliza, che sceglie di non adagiarsi nel languido vortice di compromessi e facili soluzioni propugnatile dal padre. Il messaggio finale è positivo, non una sorta di redenzione ma di sicuro una catarsi, di Romeo e dello spettatore. Tanta veridicità volta alla riflessione.

un padre, una figlia4

In produzione figurano tra gli altri i fratelli Dardenne

 

Copyright immagini: Bim Distribuzione

 
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