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Cane di paglia

Scritto da Samuele Pasquino   
Mercoledì 17 Agosto 2016 15:16

cane di pagliaTitolo originale: Straw Dogs

Regia: Sam Peckinpah

Cast: Dustin Hoffman, Susan George, Peter Vaughan

Musiche: Jerry Fielding

Produzione: USA 1971cane di paglia1

Genere: Drammatico

Durata: 113 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: cane di paglia3

Giudizio:

 

Trama

Una giovane coppia si trasferisce in un cottage in Cornovaglia. Lui (Dustin Hoffman), matematico, lavora tutto il giorno nel suo studio; lei (Susan George), originaria del luogo, si annoia. I due sono presi di mira da un gruppo di autoctoni capeggiati da Tom (Peter Vaughan), ex di Amy, che arriva persino a violentarla seguitando a deridere il marito, pacifico e ignaro della violenza. L’uomo, però, non è disposto a subire a lungo e un pretesto lo scatenerà.

Recensione

Sam Peckinpah, specialista del western nudo e crudo, sconfina occasionalmente nel dramma commistionato con il thriller. Il suo Cane di paglia, tratto dal romanzo The Siege of Trencher’s Farm di Gordon Williams, evoca nel titolo una massima del Tao Te Ching (Libro della Via e della Virtù) che gravita intorno ai concetti di carità, pietà e santità, trittico in questo caso mischiato a una violenza scenica pervasiva e irruenta. Con mano inesperta e un po’ grossolana, Peckinpah rema contro il proprio istinto a cercare la risoluzione con la polvere da sparo, consuetudine lasciata a briglie sciolte nei suoi cult di genere: senza troppo tatto ma con il fiuto di un segugio, il regista riesce a creare un film disorientante, basato sugli istinti della natura umana, sulla follia libertina della provincia e sulla meschinità recondita, elementi fatti germogliare senza una solida introduzione ma tessuti per condurre lo spettatore a un intreccio che si fa attendere fino a un repentino cambio di marcia. La pellicola è un susseguirsi di atteggiamenti che svelano la parte peggiore dell'”animale uomo”, socialmente instabile, in bilico fra vizio e virtù, pericolosamente incline alla perversione. La stessa Amy gioca un ruolo chiave nell’espressione del concetto: contorta nei ragionamenti ed equivoca negli approcci, destabilizza un equilibrio già precario incalzando David a essere ciò che non è; per contro, il marito si nasconde dietro una normalità assurda e fastidiosa su cui grava l’indole del pavido, ma suscettibile di una metamorfosi che porterà il suo cane di paglia a prender fuoco scatenando una rabbia lucida e controllata. In più fasi la pellicola sembra implodere per quanto pregna di spunti impegnati, come un’impalcatura non sempre in grado di sorreggere chi la percorre. Questa Cornovaglia viene descritta quale terra di nessuno in mano a uomini privi di anima che fanno della discriminazione verso i deboli (compreso lo psicolabile Henry, vittima innocente della prepotenza collettiva) un’arma da sfoderare e il sessismo una condotta ripugnante da sbandierare. Un’opera certamente controversa, distinguibilissima dal capolavoro ma tesa a concludere una trama di fili sporchi. Interpretazione stoica di Dustin Hoffman, azzeccata la George.

cane di paglia4

Un remake è stato girato nel 2013 con protagonisti James Marsden e Kate Bosworth

 
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