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Big Eyes

big eyesTitolo originale: Big eyes

Regia: Tim Burton

Cast: Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston

Musiche: Danny Elfman

Produzione: USA 2014big eyes1

Genere: Drammatico

Durata: 106 minuti

Trailer

 

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Regia: stella12stella12stella12

Interpretazione: stella12stella12stella12stella12stella12

Sceneggiatura: stella12stella12stella12

Musica: stella12stella12stella12big eyes3

Giudizio: stella12stella12stella12

 

Trama

Anni ’50. In fuga da un marito opprimente e con l’unica figlia al seguito, la pittrice Margaret Ulbrich (Amy Adams) si trasferisce in California, dove conosce il collega Walter Keane (Christoph Waltz), che sposa. Margaret si diletta nel dipingere ritratti di bambini con occhi enormi e la sua arte inizia a ottenere uno smisurato successo. E’ il marito, tuttavia, ad assumersene il merito firmando le tele, e così facendo diviene l’artista più famoso d’America. Relegata a macchietta infelice e nascosta al grande pubblico, Margaret si ribella citando in giudizio il consorte e denunciando quella che è passata alla storia come una delle più grandi truffe dell’arte contemporanea.

Recensione

Lontano dalle fantasmagorie dei suoi memorabili classici baciati meritatamente dal successo, Tim Burton dirige il film che finora meno gli appartiene, un quasi biopic scevro di quelle evoluzioni fantastiche insite nel genio creativo che lo ha sempre contraddistinto. Il regista di Burbank, tuttavia, dissemina elementi e tracce del proprio vissuto giovanile, a cominciare dalla prima sequenza che incornicia la piccola cittadina in cui egli ha abitato durante l’adolescenza. Fortemente bramato e realizzato con mano candida, Big eyes ha di autoriale solamente l’interesse per una storia dove non trovano posto luminescenze gotiche o atmosfere favolistiche, bensì un backround sociale che cavalca un periodo – gli anni ’50 e ’60 – nel quale fiorisce e matura l’arte delicata e particolare della pittrice Margaret Ulbrich, la celeberrima autrice dei trovatelli dai grandi occhi: nei suoi dipinti Tim Burton circoscrive tutto lo stile traspositivo, concedendosi al di fuori dei quadri il lusso (riservato a pochi) di sperimentare un nuovo intimo genere privo di caratteri personali o ridondanze schematiche. Una sola e unica scena nell’intera pellicola può realmente definirsi “burtoniana”, oltre la quale non vi sono trucchi, effetti speciali o attori feticci. Questo prendere le distanze da un glorioso passato filmografico (con l’eccezione del biografico e caricaturale Ed Wood) sa di occasionale autorigenerazione, come se il cineasta abbisognasse di un motivo per aprire un nuovo capitolo in celluloide. Ne scaturisce un film dolce – carico di interiorità femminile in lotta con la sua discriminazione – ma esteticamente senza una marcata identità. Burton sembra voler far uscire dai limiti dello schermo la parabola artistico-esistenziale della protagonista, interpretata da un’intensa Amy Adams e incalzata da un Christoph Waltz perfetto nella parte di Walter Keane. La vicenda narrata, in alcune fasi edulcorata, non viene a ogni modo epurata da tinte drammatiche evidenti quanto sincere, punta alla sacrosanta emozione, lenta e di estremo interesse, attuale nelle dinamiche, moderna nella sua vivida espressione. Il finale si esaurisce in modo pittoresco in un’aula di tribunale, dove il plagio al centro del discorso filmico è definitivamente annientato a favore di un riscatto reale. Da una storia vera.

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Inizialmente la coppia protagonista doveva essere interpretata da Reese Whiterspoon e Ryan Reynolds, che hanno però abbandonato il progetto

 
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Lunedì, 23.07.2018
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