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Cosmopolis

cosmopolisTitolo originale: Cosmopolis

Regia: David Cronenberg

Cast: Robert Pattinson, Paul Giamatti, Sarah Gadon

Musiche: Howard Shore

Produzione: Canada, Francia 2012cosmopolis1

Genere: Drammatico

Durata: 105 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: cosmopolis3

Giudizio:

 

Trama

Il giovane affarista Eric Packer (Robert Pattinson), a capo di una delle più grosse e potenti multinazionali al mondo, percorre con la sua limousine una New York in preda al traffico a causa della visita del Presidente degli Stati Uniti, tentando di raggiungere il suo barbiere di fiducia.

Recensione

Il regista David Cronenberg, considerato un vero e proprio “filosofo esistenzialista”, torna a esplorare il labirintico animo umano dopo aver calcato proverbialmente la mano con lucidi psico – thriller quali “A history of violence” (2005), “La promessa dell’assassino” (2007) e “A dangerous method” (2011). Ormai lontano dai suoi orrorifici affreschi visionari, Cronenberg si fa preciso analista di un dramma che si può considerare agghiacciante, ovvero il conflittuale rapporto dell’uomo con la realtà che lo circonda e il suo vano tentativo di fuggire ad essa cercando un isolamento salvifico. Traendo spunto da un vorticoso sconforto mondiale e da un crollo generale che sembra imminente, il cineasta impugna d’autorità l’omonimo romanzo di Don DeLillo e lo traspone sul grande schermo scrivendo in soli sei giorni una sceneggiatura apparentemente criptica e riflessiva, incentrata su un protagonista atipico dei caotici tempi moderni: Eric Packer. Il ragazzo, poco più che ventenne, è investito di una responsabilità enorme, la guida della multinazionale ereditata dal padre e condotta con piglio cinico e spregiudicato. Sollevato il sipario, ecco il vero brivido messo in scena dal regista canadese: il ritratto statico e freddo di un uomo senza emozioni, rifugiato in una lussuosissima limousine come fosse una prigione dorata in un limbo sospeso fra paura e avventatezza. Il protagonista è ripreso da ogni angolazione, manipolatore di qualunque inquadratura, dal piano americano al primissimo piano, glaciale nel suo ponderato dinamismo e nel suo approccio con i variegati visitatori. Nella sua auto entrano ed escono persone al suo servizio, pronte ad assecondarlo in quanto attirate dal suo potere suadente e magnetico, dalla sua voracità consumata nel silenzio, dalla sua fame non appagata di eccitazione in una vita insoddisfacente. L’emblematico titolo della pellicola di Cronenberg è un chiaro riferimento alla condizione e alla natura di Eric, un apatico che entra in contatto con la realtà circostante avvalendosi di notizie e indiscrezioni apprese stando seduto a osservare, dando udienza agli informatori e alle belle donne che invano si nutrono della sua lussuria vuota. L’intero film si permea di dialoghi e divagazioni verbali focalizzati sull’economia esasperata di una società al collasso, divisa in due fazioni senza scale di grigio, anarchici e ricchi, due poli opposti sul punto di crollare inevitabilmente. Quella che sussiste è una forte e più che sensata denuncia al capitalismo odierno, impregnato di tecnologia monopolizzante e violenza consumistica finalizzata al predominio in termini spaventosamente assoluti. Carico di erotismo, ipocondria incalzante e caustrofobia spazio temporale, “Cosmopolis” regge bene nella sua staticità, sostenuto da una regia di mano ferma e sicura e da un’interpretazione, quella di un Pattinson dall’ormai caratteristico colorito esangue, più matura ma sempre imperturbabile nella propria morfologia espressiva. Il suo personaggio fluttua falsamente saldo, nascostamente spaventato e palesemente smarrito in una dimensione che lo vede indeciso, divorato da una pulsione di ansiosa pervasione di se stesso, in balia di un’avidità sempre protesa verso il desiderio più spasmodico e incontrollabile. Ma cosa vuole realmente Eric? E’ veramente il padrone nella situazione vigente o è piuttosto lo schiavo della sua esistenza? Nemmeno all’epilogo della perversa parabola individuale ci è dato sapere, solo una lacrima si svela in un finale che culmina in immane consapevolezza.

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Inizialmente il ruolo da protagonista era stato affidato a Colin Farrell

 
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Giovedì, 24.05.2018
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