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Defiance

defianceTitolo originale: Defiance

Regia: Edward Zwick

Cast: Daniel Craig, Liev Schreiber, Jamie Bell

Musiche: James Newton Howard

Produzione: USA 2008defiance1

Genere: Drammatico

Durata: 130 minuti

Trailer

 

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Regia: 

Interpretazione:

Sceneggiatura:  defiance3

Musica:

Giudizio: 

 

Trama

1941. I Tedeschi rastrellano i paesi dell’Europa orientale a caccia di ebrei. I fratelli Bielski, Tuvia (Daniel Craig), Zus (Liev Schreiber) e Asael (Jamie Bell), trovano la loro famiglia massacrata nella loro casa nelle campagne della Bielorussia e si rifugiano nei boschi meditando vendetta. Dopo aver ucciso un ufficiale nazista, a loro si uniscono alcuni ebrei, ai quali se ne aggiungono altri in breve tempo. Tuvia decide di offrire loro protezione, mentre Zus, in disaccordo col fratello, li abbandona per unirsi ai partigiani russi. Il gruppo deve combattere contro il rigido inverno, la fame e gli stenti, cercando di sopravvivere braccato dalle truppe tedesche.

Recensione

Da un fatto storico realmente accaduto nasce il libro "Defiance, gli ebrei che sfidarono Hitler" di Nechama Tec; Edward Zwick ne fa un film, "Defiance, i giorni del coraggio", nel quale narra con pregevole esercizio di stile e straordinaria intensità la storia dei fratelli Bielski, tre uomini che affrontarono l’odio antisemita con le armi e il coraggio, riuscendo a proteggere e infine salvare circa 1.200 ebrei dallo sterminio. La vicenda inizia con una vendetta da portare a termine, un massacro da non lasciare impunito, tuttavia la questione muterà quasi subito, con un’imprevedibile varietà di situazioni, a cominciare dall’arrivo di alcuni ebrei nel rifugio dei protagonisti. Zwick ambienta la storia nei boschi bielorussi, ben conosciuti dai tre fratelli in quanto terreno dei loro giochi da bambini, in un clima freddo, originante poi un inverno rigido e lungo. La permanenza nei boschi è destinata a protrarsi per anni, le complicazioni dovute al numero crescente degli ebrei che si uniscono ai Bielski causano profonde divergenze di opinione tra Tuvia e Zus, costretti a far fronte a problemi di serissima entità quali la fame, le poche munizioni e le condizioni avverse del rifugio. Zwick enfatizza il loro contrasto accentuandone pian piano i toni, fino a creare un diverbio fisico assai eclatante. Tuvia resta a guidare il folto gruppo di fuggiaschi, riuscendo perfino a liberarne altri dal ghetto nel quale erano confinati. L’incredibile ma vera storia dei Bielski è un esempio di coraggio, riassunto per motivi di durata filmica dall’opera cinematografica di Zwick, che trova nel libro di Nechama Tec il suo meritato elogio, un’indagine approfondita e sapientemente fedele al fatto storico. L’antisemitismo è stato già ampiamente trattato dal cinema in più occasioni di certo memorabili, ma le opportunità per descriverne le mille e tristi sfaccettature non devono mai potersi esaurire. La lotta all’odio razziale messa in scena deve servire da monito e insegnamento alle generazioni attuali e future come spunto di riflessione mai scontata. Zwick è di norma un regista capace di film caratterizzati da epica azione e dimostrazione di valori, e fa piacere che anche questo grande cineasta abbia voluto omaggiare coloro che si sono battuti per imprescindibili ideali umani quali la libertà, l’uguaglianza e la dignità, indagando nei meandri di una storia che spesso ha nascosto eroiche gesta, legate però a fatti purtroppo sconosciuti. I fratelli Bielski si fanno testimoni dell’ennesima crudeltà dei nazisti, il cui teatro si sposta questa volta nelle terre della Bielorussia, paese colpito come la Polonia dalla furia di un insensato movimento politico teso all’annientamento di un intero popolo. Grazie anche ai partigiani, perchè di loro spesso si narrano le vicissitudini, abbiamo il privilegio di conoscere la cultura ebrea, pregna di religione e valori profondamente radicati, e quindi di conservarla avendo rispetto di tutti coloro che divennero vittime dell’Olocausto. Daniel Craig, solitamente freddo e statico in quanto a stile recitativo, questa volta non delude e offre un’interpretazione carismatica. Il film è ben fatto, si avvale di una sceneggiatura solida e non ricorre a un ostentato buonismo. Edward Zwick cerca concretezza e la trova, conseguendo un ottimo risultato.

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Edward Zwick ha iniziato a scrivere la sceneggiatura del film nel 1999, ma solo nel 2007 si è potuto pensare a una realizzazione cinematografica

 
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Sabato, 22.09.2018
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