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Daylight

daylightTitolo originale: Daylight

Regia: Rob Cohen

Cast: Sylvester Stallone, Amy Brenneman, Viggo Mortensen

Musiche: Randy Edelman

Produzione: USA 1996daylight1

Genere: Drammatico

Durata: 114 minuti

   Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: daylight3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Un gruppo di persone rimane intrappolato nel tunnel sottomarino che collega Manhattan al New Jersey a causa dell’esplosione di un carico di rifiuti tossici. L’ex capo della Squadra d’Emergenza Kit Latura (Sylvester Stallone) si offre volontario per portare in salvo i superstiti, ma le condizioni della struttura sono critiche e occorre trovare disperatamente una via d’uscita.

Recensione

Girato quasi interamente a Cinecittà, lo spettacolone catastrofico di Rob Cohen offre un sicuro intrattenimento, soprattutto per i fan di Sylvester Stallone, chiamato all’ennesima impresa che, però, non esige violenza ma molto coraggio. Il sistema chiuso e criptico del tunnel, a rischio collasso, tiene imprigionati degli individui che si configurano come stereotipi sociali indotti inevitabilmente al confronto per un unico scopo: la sopravvivenza. Entrano in gioco dunque il gruppo di galeotti sprovveduti, la donna frustata, la famiglia in cerca di armonia, la coppia di anziani coniugi con il loro cane. Il protagonista Kit Latura torna in azione dopo un’inchiesta che lo ha allontanato dalla professione e, in tale contesto, risulta curiosa l’antitesi che si viene a formare tra lui e David Nord, l’avventuriero che non si pone limiti e capace di ogni impresa (almeno sulla carta), così come lo descrive il suo programma “Oltre l’ignoto”. E’ quindi interessante notare come il primo sia stato al tempo demonizzato dall’opinione pubblica, mentre al secondo, con soldi, furbizia e bella presenza, sia toccata la mitizzazione compiuta ad arte dal mezzo mediatico. Nella disparità di merito, la differenza tra i due non tarda a venire a galla. Cohen costruisce una vicenda dove, al di là dei personaggi, sono i quattro elementi naturali a pretendere il loro personale palcoscenico, manifestandosi in maniera diversa l’uno dall’altro: il fuoco si presenta con le devastanti esplosioni, l’acqua con le inondazioni, la terra come rimedio provvisorio all’acqua e l’aria come bene che viene pian piano a mancare. Il film si presta a valutazioni tutto sommato positive, nonostante marcate incongruenze fisiche e geologiche che, per il bene della riuscita finzione, sono ormai consuete a Hollywood.

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Lo scenografo e i direttori artistici sono italiani

 
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Lunedì, 18.06.2018
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