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I soliti ignoti

Scritto da Fabiana Nuara   
Venerdì 07 Settembre 2018 22:09

i soliti ignotiTitolo originale: I soliti ignoti

Regia: Mario Monicelli

Cast: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale

Musiche: Piero Umiliani

Produzione: Italia 1958i soliti ignoti1

Genere: Commedia

Durata: 102 minuti

 

 

 

i soliti ignoti2

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: i soliti ignoti3

Giudizio:

 

Trama

Roma anni ’50. Un gruppo improvvisato di ladruncoli organizza un furto in un banco dei pegni, ma le cose si rivelano più difficili del previsto con un finale tanto inaspettato quanto divertente.

Recensione

Quando si parla di film appartenenti alla famiglia della commedia all’italiana, in cima alla lista c’è senza dubbio I soliti ignoti di Mario Monicelli. In effetti, è proprio questa pellicola a segnare l’inizio di un periodo che va dalla fine degli anni ’50 agli inizi degli anni ’80 in cui diversi registi si distinsero per la capacità di trattare argomenti drammatici come la povertà, la guerra e la corruzione morale usando le armi della satira e del grottesco. Nel corso di un’intervista lo stesso Monicelli ebbe a dire che:

"[…] la commedia all’italiana è proprio questo: tratta argomenti che sono drammatici, qualche volta tragici, con umorismo, con satira. Usa la satira e il grottesco, ma gli argomenti sono sempre drammatici: è la maniera di trattarli che provoca questa “comicità” che sappiamo fare solo in Italia e che è una cosa che viene da molto lontano, che non abbiamo inventato noi nel dopoguerra."

E il bisogno è proprio la ragione che porta una banda di disperati a improvvisarsi ladri professionisti e a tentare il colpo che li sistemi per sempre. Si tratta di un campionario umano piuttosto eterogeneo dove vecchi e giovani si ritrovano a doversi cimentare nell’arte tutta italiana dell’arrangiarsi, un’arte particolarmente praticata nell’Italia del secondo dopoguerra. A dare volto e voce a questi personaggi ci sono alcuni tra gli attori più noti del tempo, a cominciare dal grande Vittorio Gassman. Colui che sarebbe poi stato soprannominato "Il Mattatore" per via delle sue eccezionali doti istrioniche, interpreta qui un pugile affetto da una leggera balbuzie e non troppo fortunato sul ring. È proprio lui, conosciuto come “Er Pantera”, a mettere insieme l’improbabile gruppo e a organizzare il tutto secondo un metodo da lui definito “sc-sc-sc-scientifico”. Ad affiancare Gassman un altro pilastro del cinema italiano, Marcello Mastroianni nel ruolo di Tiberio, un povero fotografo con moglie in galera e figlio a carico. La lista di celebrità presenti nel film continua con il grande Totò (Dante Cruciani), che qui smette i panni del “Principe della risata” per vestire quelli del vecchio saggio, istruttore di “scassinologia” di casseforti e dispensatore di consigli preziosi, “la prudenza non è mai troppa, ricordate!”. L’improbabile banda è completata da Renato Salvatori, Tiberio Murgia e Carlo Pisacane. Il primo, già noto al pubblico di allora per aver interpretato uno dei due Poveri ma belli di Dino Risi (1956), è Mario, tipico giovanottone romano sbruffone ma in fondo bravo ragazzo, che a un certo punto decide di non prendere parte al colpo per questioni morali. Tiberio Murgia, qui al suo debutto cinematografico, sebbene di origini sarde nella vita reale, interpreta “Ferribotte”, stereotipo del siciliano di poche parole ma capace di gesti violenti (almeno nelle intenzioni) quando si tratta di difendere l’onore di una donna, nel suo caso quello della sorella. Sua la famosa battuta, sintesi di un modo di pensare tipico del gallismo siculo: “Fimmina cucinera, pigliala pi mugliera. Fimmina piccante, pigliala pi amante”. E poi c’è Capannelle, il quale ha il volto del napoletano Carlo Pisacane. Si tratta di un vecchietto la cui fisicità e fame perenne fanno pensare a un Pulcinella ma in salsa emiliana, visto il suo accento. A fare da guastatore (non riuscito) al piano di questa “manica de zozzi” come lui stesso li definisce, c’è il personaggio di Cosimo, ovvero Mimmo Carotenuto. Questi, fratello di Mario, anche lui attore in molte commedie all’italiana, aveva già preso parte ai capolavori Ladri di biciclette e Umberto D. (entrambi diretti da Vittorio De Sica), e qui torna a distinguersi per la sua forte espressività e il particolarissimo timbro di voce. Fin qui tutti uomini. E le donne? Le donne de I soliti ignoti possono essere ricondotte a tre categorie: la ragazza, la mamma e la donna di mondo. Ragazze sono: Nicoletta (Carla Gravina), dotata di una fisicità e di un temperamento tipici delle fanciulle del Nord, ovvero bionda con un atteggiamento disinvolto nei confronti dell’altro sesso; Carmela (Claudia Cardinale), incarnazione della bellezza e della grazia delle donne del Sud, quindi bruna con una certa timidezza nel trattare con gli uomini. Tale diversità tra le due ragazze è evidente anche a livello logistico. In effetti, mentre vediamo Nicoletta muoversi liberamente tra le strade di Roma (pure di notte) e frequentare luoghi di divertimento dove i giovani si incontrano (il luna park e il ballo di Carnevale), Carmela è sempre colta tra le mura della casa che condivide col fratello geloso, e quando Mario, invaghitosi di lei, le chiede dove va quando esce, lei risponde che qualche volta si reca a trovare la madre al cimitero. Quanto alla figura materna, questa viene collocata in ambienti “anomali”, luoghi che poco hanno a che vedere con il significato che questa parola rappresenta, questi luoghi sono il carcere e l’orfanotrofio. Mamma è Teresa (Gina Rovere), la moglie del fotografo, costretta a un certo punto a prendersi cura del suo bambino dietro le sbarre. E mamme per Mario sono le tre signore che lo hanno cresciuto in orfanotrofio, tra cui spicca Elena Fabrizi, sorella del più famoso Aldo e conosciuta a Roma come "sora Lella". Sicuramente il fatto di rappresentare delle figure di madri in tali luoghi è un po’ uno specchio della situazione di caos creatasi nel secondo dopoguerra, quando non solo gli uomini, ma anche le donne, si davano a piccole attività criminali per sopravvivere e gli istituti traboccavano di bambini lasciati orfani dalla guerra. Altro tipo di figura femminile presente nel film è la donna di mondo, attraente e pericolosa in grado di porsi sullo stesso livello degli uomini. Si tratta di Norma (Rossana Rory), unica donna a partecipare al colpo la cui battuta più esilarante è forse quella che pronuncia quando rifiuta un ballo a un giovane, adducendo come scusa un fioretto. A fare da sfondo al dramma comico dei personaggi c’è Roma, una Roma lontana da quella delle cartoline, ma ritratta nei sui aspetti più popolari, fatta di borgate, casermoni e periferie animate da bambini che sanno ancora divertirsi con semplici giochi di strada. Ma è anche una città che ha voglia di ripartire e di svagarsi, come testimoniano i vari palazzi in costruzione e le sequenze del luna park e del ballo di Carnevale. Molto suggestive sono poi le strade bagnate riprese di notte, un'immagine che rievoca certe ambientazioni tipiche dei film noir a cui I soliti ignoti strizza l’occhio. In effetti, il film sembra essere una parodia del francese Rififi (Jules Dassin, 1955), del quale riprende la tematica della banda alle prese con una cassaforte, ma collocandola in un'atmosfera molto più leggera e dai toni comici, dove si assiste a dialoghi esilaranti, come quello tra Capannelle e un bambino: "Dimmi un po', ragassuolo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?" Bambino: "Qui de Mario ce ne so' cento." Capannelle: "Sì va bene, ma questo l'è uno che ruba..." Bambino: "Sempre cento so'".

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I soliti ignoti fu candidato agli Oscar del 1959 come Miglior film straniero

 
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