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Mine vaganti

Scritto da Samuele Pasquino   
Venerdì 02 Febbraio 2018 16:20

mine vagantiTitolo originale: Mine vaganti

Regia: Ferzan Ozpetek

Cast: Ennio Fantastichini, Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi

Musiche: Pasquale Catalano

Produzione: Italia 2010mine vaganti1

Genere: Commedia

Durata: 110 minuti

   Trailer

mine vaganti2

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: mine vaganti3

Giudizio:

 

Trama

Lecce. Vincenzo Cantone (Ennio Fantastichini) è il proprietario di uno dei più importanti pastifici del Salento, fondato a suo tempo dalla madre. L’uomo, a capo di una famiglia agiata e molto eccentrica, accoglie il momentaneo ritorno del figlio Tommaso (Riccardo Scamarcio), stabilitosi a Roma. Il ragazzo, omosessuale all’insaputa di tutti, vorrebbe dichiararsi alla cena ufficiale aziendale, ma il fratello Antonio (Alessandro Preziosi), incaricato della gestione dello stabilimento, lo precede. Il padre lo caccia di casa prima di avere un forte malore, eleggendo Tommaso suo successore. Il ragazzo si trova così in una situazione non voluta, responsabilizzato dalla famiglia e lontano dalla sua normale esistenza.

Recensione

Il dramma, in quanto genere dalle molteplici forme e contenuti, ha finora sempre prevalso nella sintetica ma intensa filmografia di Ozpetek, toccando temi, storie ed episodi facenti parte, seppur intimamente nascosti, della realtà attuale in senso sociale e personale. Tuttavia, dopo memorabili film quali Le fate ignoranti, Cuore sacro e Saturno contro, il regista affronta un nuovo genere: Mine vaganti è una commedia amara, sinossi introspettiva che approfondisce quello che in apparenza si configura come un contesto familiare unito e felice, i cui aspetti celati vengono messi doverosamente a nudo. A tal proposito Ozpetek ritocca lievemente il suo stile di regia, ma soprattutto il registro scenico nel quale ora si trova a includere non più una coppia in crisi o un gruppo di amici, bensì un esteso campo costituito da una famiglia camaleontica nella quale diversi personaggi si avvicendano sulla scena, lasciando un’impronta da trattare. Il regista si addentra in un labirinto nel quale i rapporti tra fratelli, padre e madre, nonna, cognati e amici finiscono con l’intersecarsi più volte, in diverse situazioni e con molteplici toni, a partire da una quiete di breve durata. Lo status quo iniziale è rappresentato da un corpus familiare giovane, dinamico e molto agiato in cui Vincenzo, “patriarca” moderno nel comportamento ma antico nelle proprie vedute, porta avanti in maniera ancora brillante un’azienda rinomata dalle salde radici proletarie. Tommaso, esule per scelta da quel mondo pesante e tradizionale sposato dal padre, torna per dichiarare liberamente una condizione intimamente vissuta: la sua omosessualità trova solidarietà nel fratello Antonio, anch’egli gay, che lo anticipa esponendosi al giudizio del suo vecchio, il quale per tutta risposta è colto da un malore dopo aver cacciato letteralmente di casa il figlio. Il malessere, da parte del genitore, si rivela non essere ovviamente fisico. Il sacrificio moderno di Antonio, scontento della sua vita e stanco di nascondersi, crea a sua volta un sacrificato, cioè proprio Tommaso, che con la sua dichiarazione pubblica avrebbe raggiunto una libertà a lungo agognata, ritrovandosi invece a dover gestire qualcosa di grande per la quale non ha il minimo interesse. Il gioco delle parti prosegue con la descrizione dapprima generale, poi più accurata, dei componenti della famiglia, ed è qui che il motivo comico prende piede: la nonna dalle battute pronte, la madre schietta e autoritaria, le cameriere scansafatiche e la zia stralunata rappresentano tutti caratteri che inducono a un’immediata ilarità prima dell’amara consapevolezza della loro condizione. Ozpetek (è questa è una sua chiara caratteristica) risulta sempre abile nello svelare un sottobosco fitto e misterioso di malumori, tristi illusioni e sogni infranti, che si abbatte nell’inevitabile realtà, ma nel suo Mine vaganti la chiave di lettura viene concessa proprio per mezzo dalla commedia come genere rilevante e ausiliare di una storia per certi versi simile a La finestra di fronte nella sua trattazione della vecchiaia, del ricordo e dell’omosessualità come condanna sociale.

mine vaganti4

Il film è stato interamente girato a Lecce

 

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

 
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