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Carnage

carnageTitolo originale: God of Carnage

Regia: Roman Polanski

Cast: Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly, Christoph Waltz

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: Francia 2011carnage1

Genere: Commedia

Durata: 80 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: carnage3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

In seguito al litigio violento fra i rispettivi figli adolescenti, due coppie si ritrovano in casa della “parte lesa” per discutere e riconciliare la prole. Gli iniziali buoni propositi svaniscono lasciando posto a una bagarre verbale ironica, pungente e provocatoria.

Recensione

Il Polanski maturo e recluso addolcisce l’impeto senza però intaccare il tocco tagliente del suo passato. La trasposizione su grande schermo della commedia teatrale scritta da Yasmina Reza dirompe sfruttando il potenziale cinematografico e coniugando abilmente staticità e movimento d’eloquenza, costrizione ambientale e formalismo narrativo. Il cineasta dirige un serrato confronto verbale che ha luogo all’interno di una casa di Brooklyn, uno pseudo chiarimento conseguente alla lite fra due ragazzini. I coniugi Longstreet, interpretati da John C. Reilly e Jodie Foster, incontrano e ospitano i Cowan, cui danno il volto Christoph Waltz e Kate Winslet, in un clima apparentemente cauto e distinto, dove la premessa di una semplice dichiarazione scritta lascia intendere una conciliazione pressoché immediata e civile. Tutto è, però, solo apparenza, e i buoni propositi sono destinati a naufragare tristemente. Polanski ritocca la sceneggiatura originale adattandola parzialmente ai ritmi del grande spettacolo, indicendo un concilio cui prendono parte due famiglie evidentemente incompatibili per estrazione sociale e modus vivendi: Michael Longstreet pratica il mestiere di rappresentante di oggettistica casalinga, niente di più lontano dal ruolo di avvocato rivestito dal compito e serioso Alan Cowan; stesso discorso vale per le rispettive consorti, la scrittrice Penelope e l’operatrice finanziaria Nancy. Le coppie ingaggiano una disputa dal prologo quieto e accomodante ma dallo sviluppo impervio irrefrenabile, vanamente contrastato dai molteplici tentativi dei Cowan di “levare le tende”, vanificati dai masochisti inviti dei Longstreet. Il batti e ribatti, mordi e fuggi, attacca e scappa dei contendenti, la discussione in breve, si tramuta in una battaglia a colpi di ciniche stoccate intrise di ironia bollente, che acquisiscono peso con il trascorrere del tempo, sempre più surriscaldato. L’escalation di violenze linguistiche conosce tregue e accelerazioni, riflessioni intimistiche e espropriazioni personali, condite da una buona dose di cinetica difensiva. L’imbarazzo si sfalda a favore di una trasgressione prima soggiacente e poi letteralmente esplosiva. La commedia si alimenta di falsi drammatismi, traendo linfa vitale dall’essenza del grottesco dibattito esasperato per toni e argomentazioni: il motivo del litigio, originario fulcro primordiale, scompare e ricompare nel bel mezzo di accuse reciproche, digressioni elusive e alleanze repentine. Il potere della parola e la ricezione del suo significato costituiscono l’essenza della narrazione da camera, nel bel mezzo della quale giocano carte importanti i prolungamenti esterni che giungono nitidi allo spettatore: parlasi di Walter, eminenza grigia in costante contatto con Alan tramite il Blackbarry, e la Madre di Michael, ossessiva figura che si insinua grazie al telefono di casa. Gli elementi impegnati nel parlatoio perpetuo sono dunque sei, e tutti si intrecciano, feriscono, picchettano aggravando una situazione inizialmente priva di qualsiasi complicazione. In assenza dei diretti interessati (Ethan e Zachary) sono i genitori a comportarsi da ragazzini, navigando a vento forte, in balia di effimeri pretesti, ipocrisie e silenti pensieri tutt’altro che gentili. La nausea sopraggiunta di Nancy corrisponde a una frustrazione che esonda e contagia estendendo la battaglia del convincimento fino a rivelazioni non contestuali ma emergenti. L’essere umano non trattiene orgoglio e desiderio di prevalere, affrontando se stesso e gli altri anche con l’ausilio del vizio (l’alcol darà il via a un ulteriore, disastroso sviluppo). Il risultato cui si approda è infine una semplice formula non scritta implicita nel comportamento dell’individuo sociale che si misura con l’errore e la sua ammissione non scontata. Acclamato alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film splende grazie alla firma illustre, ma ciò non toglie che l’impianto rimanga un costrutto scenico più tipicamente teatrale e adatto al palco. Il montaggio che sfoggia una pletora elegante di campi e controcampi agevola la visione e la fruizione del confronto, privilegiando la forma e arricchendo il contesto grazie all’espressione verbale.

parigi

La vicenda è ambientata in un'abitazione di New York, tuttavia le riprese sono state effettuate a Parigi a causa del mandato di cattura predisposto dal governo degli Stati Uniti per il regista Roman Polanski

 
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Martedì, 16.01.2018
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