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Berlinguer ti voglio bene

berlinguerTitolo originale: Berlinguer ti voglio bene

Regia: Giuseppe Bertolucci

Cast: Roberto Benigni, Alida Valli, Carlo Monni

Musiche: Pier Luigi Farri

Produzione: Italia 1977ber1

Genere: Commedia

Durata: 90 minuti

 

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: ber3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Mario Cioni (Roberto Benigni) trascorre le sue giornate oppresso dalla noia, gozzovigliando con gli amici nel vano tentativo di abbordare ragazze. Vessato da una madre invadente e possessiva (Alida Valli), Mario spera nelle idee dell’onorevole Berlinguer e nella rivoluzione comunista per dare un senso alla sua esistenza.

Recensione

Leggendo il nome del regista si potrebbe incorrere nel clamoroso errore di confondere Giuseppe Bertolucci con il più famoso Bernardo, suo padre. Occorre dunque specificare che questo film, opera del primo, non ha certamente nè la visione nè tantomeno l’autorevole tono sofisticato del secondo, collocandosi in un contesto comico dalle evidenti sfumature drammatiche. Dal titolo si potrebbe pensare ad un qualche tema di natura politica, tuttavia il Berlinguer citato agisce unicamente come icona ideale, appena accennata e non caratterizzante. La storia, che vede protagonista Roberto Benigni nella sua veste più classica, è di quelle che viaggiano sull’onda del folclore popolare: siamo in Toscana all’inizio degli anni ’70. Bertolucci offre il ritratto di una gioventù annoiata e monotematica, tediata dai tempi e dalla quotidianità scevra di emozioni. Nel delineare e definire l’epoca e comportamenti, il film si focalizza su un gruppo di alterni lavoratori la cui ossessione per il sesso e le donne arriva all’apice più osceno e volgare, espresso senza fronzoli e attraverso una terminologia diretta, sguaiata e sconcia. In breve, ciò rappresenta il motivo principale di ilarità tra le maglie di una commedia amara, cinica nel suo insieme, spregiudicata nelle sue battute finali. I tratti fondanti questa vicenda fiorentina coincidono con la figura dell’inetto (avente radici nella letteratura del ’900): Mario vive con la madre frustrata e dispotica (una brava Alida Valli), immaginando con pseudoamici torbide avventure di carattere sessuale e privilegiando il gusto della noia al dovere lavorativo. I lunghi monologhi goffamente deliranti di Mario, cosiccome i vaneggiamenti lirici del Bozzone, sono parte di un registro verbale tipicamente regionale che esalta la tendenza quasi adolescenziale all’emancipazione frivola, condizione conclusiva cui l’inetto non può pervenire sebbene ne parli. La rivoluzione comunista auspicata dal protagonista vive come un’idea, destinata a rimanere tale.

colonica

Il casolare dimora di Mario e della madre si trova a Prato, frazione Casale.

 
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Domenica, 21.01.2018
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