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Codice Genesi

genesiTitolo originale: The book of Eli

Regia: Albert e Allen Hughes

Cast: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis

Musiche: Leopold Ross

Produzione: USA 2009genesi1

Genere: Azione

Durata: 120 minuti

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Regia: 

Interpretazione:

Sceneggiatura: genesi3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Dopo l’ultima guerra il mondo è ridotto a un cumulo di macerie e piccoli accampamenti nei quali vige la più totale anarchia. Per le strade d’America Eli (Denzel Washington) affronta solitario un viaggio verso ovest, dove l’uomo si è ripromesso di portare in salvo una preziosa Bibbia. Ma al libro è interessato anche Carnegie (Gary Oldman), capo di una piccola cittadina con brama di potere e supremazia, che si mette sulle sue tracce.

Recensione

I fratelli Hughes affrontano un tema, quello della fede, generando un intreccio di generi molto diversi fra loro, recanti codici di messa in scena curiosi da conciliare. Cavalcando su cliché ormai consumati, i due registi ripropongono una storia di sopravvivenza, in cui il superstite in quanto tale diviene nel dramma collettivo lupo dell’uomo per appropriarsi delle risorse rimaste e preservare il proprio spazio vitale. Nell’egoismo imperante si erge la figura di Eli, il protagonista, coinvolto da una misteriosa voce in un viaggio attraverso l’America in cerca di un luogo per deporre un libro essenziale per il destino dell’umanità. Eli rappresenta il difensore dei valori e dell’integrità mentale e viene descritto dagli Hughes come un vero e proprio paladino eletto da Dio per risollevare le sorti di un popolo piegato. I due cineasti attingono a un bagaglio cinematografico vasto, impregnando il loro film di citazioni francamente un po’ grossolane e di facile rimando. Il prologo, in cui vediamo Eli cacciare e poi rifugiarsi per consumare il pasto, appare ricco di momenti meditativi e caratterizzati da una solitudine che non è solo fisica ma è anche spirituale. Nell’I Pod, così come nello zaino dell’eroe, è custodito il passato che non ritorna ma di cui si sente molta nostalgia. Il futuro, e questo risulta il presupposto per la vicenda, sembra più che mai incerto, senza sbocchi apparenti. Per tale motivo gli Hughes improntano la storia sulla filosofia del “vivi il presente e pensa a te stesso”. L’intelligenza, unita al sapere e alla spiritualità, caratterizza Eli conferendogli un ruolo chiave, tuttavia nella narrazione filmica molti aspetti rimangono nell’ombra, solo intuibili, seppur necessari. La vera critica al film è proprio questa: troppo della storia è affidata unicamente all’interpretazione dello spettatore, permettendo così agli Hughes di disimpegnarsi e rinvigorire qualche virtuosismo negli attimi concitati in cui Eli combatte per difendere egli stesso e il libro. Il testo diviene l’oggetto, il fulcro che muove ogni azione e ogni pensiero originando una lotta senza quartiere fra il protagonista e la sua nemesi, Carnegie, un uomo attratto dalla cultura ma in cerca della sua consacrazione attraverso un potere che gli possa assicurare una leadership presso gli uomini. Nell’immenso quadro tragicamente apocalittico e perciò desolante, la riflessione addotta dalle pagine di un libro che parla di fede, glorificazione e salvezza, innesca un meccanismo costituito dai temi più disparati, che provano a coesistere in un unico contenente, in un apparato però non in grado di sostenere una vicenda poco chiara e ancor meno elaborata. La cecità della madre di Solara, l’uso degli occhiali da sole e i visi segnati sono tutti elementi allegorici funzionali e significativi, ma la complessità inevitabile di alcuni messaggi doveva prevedere una chiave di lettura comprensibile, in questo caso gli Hughes camuffano la loro eccessiva superficialità tentando di parlare al pubblico attraverso la voce di Eli e provando a confondere con scenografie d’impatto e sequenze visive medio spettacolari. Il film non è decisamente riuscito e persino il finale reca delle ambiguità paradossali che pretendono con ambizione di stupire e dispensare insegnamenti basati su una struttura dialogica precaria e concepita per naufragare sotto il peso dell’inezia.

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Il film degli Hughes ha sfiorato in budget la cifra di 80 milioni di dollari

 
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Venerdì, 19.01.2018
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