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Horror, specchio della società: è ancora così?

Scritto da Giorgia Colucci   

horror, specchio della società1La paura, quel brivido sottile che assale ognuno di noi al sopraggiungere dei più foschi pensieri, forse la più umana delle emozioni, e quella riprodotta con maggior successo sul grande schermo; una lunga tradizione che parte dal primo dopoguerra ha assistito al succedersi incessante di varie pellicole horror, dai lavori dei grandi maestri sino a quelli di autori minori, alcuni ben riusciti, altri meno. Tuttavia, molti fan e gran parte della critica sostengono che questo genere, fino a un trentennio fa il più prospero e longevo, stia lentamente declinando, che le idee da brivido siano vicine all'esaurimento: sarà vero? Certo, se da una parte alcune suggestioni sono sempre efficaci, esse non sono gli unici elementi che hanno reso grande l'horror: difatti, questa categoria cinematografica è stata quella che più di altre ha incarnato e svelato i meccanismi reconditi della società, fungendo spesso da mezzo di denuncia. Oggi è ancora così, oppure quello specchio che ha permesso a intere generazioni di scrutare il proprio riflesso si è offuscato?

horror, specchio della società2Probabilmente il rinnovamento nelle tecniche di realizzazione ha influito enormemente sul mutamento delle pellicole horror, tanto che molti registi, avvalendosi degli effetti speciali, paiono tentare di conquistare gli spettatori solo tramite una resa realistica delle figure mostruose destinate a spaventare. Le trame sono spesso povere e, in molti casi, ritraggono solamente gli stereotipi delle società che li hanno partoriti: i protagonisti sono gruppi elitari di adolescenti, famiglie modello, insomma il genere di personaggi in cui è possibile identificarsi facilmente. Ai suoi albori, invece, l'horror - quando non era ancora quasi totalmente appannaggio hollywodiano - si innestava su timori comuni o su condizioni che interessavano la maggior parte degli spettatori per il loro rilievo sociale. Emblematica è, ad esempio, la pellicola Il gabinetto del dottor Caligari del 1920, che narra la vicenda di una figura mostruosa nata per uccidere che, alla fine, si ribella contro il proprio creatore. horror, specchio della società3Realizzata in Germania a seguito della Grande guerra, essa funge da mezzo di protesta dei soldati mandati in guerra dal governo, i quali convogliano il loro orrore nella ribellione. Le numerose rivistazioni di Frankenstein, de Il gobbo di Notre Dame, di Dottor Jekyll e Mr. Hide e de Il fantasma dell'opera denunciano l'emarginazione dei combattenti tornati, in quegli anni, in vesti civili. Come non citare, inoltre, un'altra pietra miliare del cinema degli anni '20, Nosferatu, vampiro che abbandona i tradizionali panni di signore feudale (il conte, come spesso viene presentato) per indossare quelli di borghese in una chiara allusione all'arricchimento prosciugante della media classe.

horror, specchio della società4Successivamente, al contrario, si abbandonano le figure mutuate dalla letteratura di genere; alla letteratura degli anni successivi alle bombe atomiche è coeva la prima versione di Godzilla, spaventosa creatura che abbatte la propria violenza sul territorio giapponese. Proseguendo nel tempo, l'horror diventa espressione della "paura rossa" americana e Don Siegel realizza nel 1956 L'invasione degli ultracorpi, individui estremamente omologati, tanto simili ai nemici russi. Negli anni '60 si assiste a uno sviluppo del thriller psicologico e l'horror pare perdere terreno, tuttavia George A. Romero con La notte dei morti viventi ricollega la paura alla realtà, stavolta la protesta è volta contro il razzismo: infatti, dopo essere scampato per l'intera notte agli zombie, il protagonista afroamericano viene ucciso dalla polizia. Anche un grande autore come Roman Polanski affida al cinema horror una denuncia sociale negli anni '70: Rosemary's baby illustra le controversie riguardanti l'impossibilità dell'aborto, tanto che la protagonista è costretta a partorire il figlio del diavolo.

horror, specchio della società5Dopo gli anni '70 le tematiche di impegno sociale cominciano a scemare ma, al fianco dei remake di film precedenti, vi è una diffusa ispirazione per nuove spaventose suggestioni, così che gli anni '80 sono capaci di sfornare grandi saghe come Nightmare, oppure capolavori come Shining di Stanley Kubrick. Vero è che le situazioni peculiari spesso si ripetono all'infinito, tanto che molte saghe divengono scontate e patetiche. Dagli anni '90 al Duemila si sono alternate pellicole efficaci e splatter atti solo a impressionare, si è verificato un frequente ritorno alla fantascienza, come nel caso della serie Alien, ma sono ridotti e isolati i riferimenti alla realtà. Notabili sono gli esempi di insieme de Il seme della follia, La metà oscura e Candyman - Terrore dietro lo specchio, horror autoriflessivi in cui Wes Craven approfondisce alcune tematiche dell'attualità, come anche il razzismo, nell'ultimo titolo.

horror, specchio della società6Pellicole tratte da videogiochi e dalla narrativa giapponese hanno riscosso grande apprezzamento, ma a risultare estremamente interessanti sono i falsi documentari, tra cui spicca Cannibal Holocaust, una sequenza di riprese che ha per protagonista una troupe che per recuperare materiale per un documentario, nelle foreste del Sud America, si abbandona ad azioni efferate contro gli abitanti autoctoni. horror, specchio della società7È questo l'ultimo caso, forse, in cui si può ravvisare una sorta di protesta sociale, non più allegorica ma cruda e diretta, rivolta ai giornalisti che violano gli ambienti naturali e le tradizioni delle culture indigene. Senza nulla togliere ai prodotti odierni del cinema da brivido, che, in alcune occasioni, pur essendo distanti dalla realtà risultano piacevoli, ci si chiede quando il cinema horror recupererà finalmente quel modo così speciale di descrivere la società che lo ha reso grande.

 
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Martedì, 21.08.2018
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