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George Méliès e il "Viaggio nella Luna"

george meliesSe ai fratelli Lumière si attribuisce a ragione l’invenzione tout court del cinema, che nei suoi primi attimi di vita, risalenti al 1895, aveva iniziato a proporre cortometraggi di pochi secondi, al meglio qualche minuto, e organizzati in un unico piano sequenza scevro di ogni sofismo, a Maries George Jean Méliès va il merito di aver creato autorevolmente i generi della fantascienza e del fantastico, introducendo nell’appena nata settima arte tecniche innovative e ricercate quali la dissolvenza, gli effetti speciali e soprattutto il montaggio.

Nato a Parigi l’8 dicembre 1861, Méliès era in principio conosciuto come illusionista presso il Teatro Robert Houdin, dove conduceva spettacoli di magia con discreto successo. il laboratorio di george meliesDopo aver assistito alla proiezione di un film dei Lumière, si appassionò a tal punto da chieder loro di vendergli una cinepresa, ricevendone un secco rifiuto. Riuscito comunque a riprodurla grazie all’abilità tecnica di un suo ingegnere, l’illusionista teatrale diviene regista cinematografico con un suo estesissimo teatro di posa a Montreuil, acquistato nel 1897. Qui Méliès può fare e disfare a suo piacimento, inventare, sperimentare e dirigere una compagnia di attori al suo servizio, collocati in un contesto di scenografie magnifiche, accuratamente preparate in ogni dettaglio (il regista era molto preciso e non lasciava nulla al caso). melies durante la lavorazione di un suo filmNell’arco della sua carriera riesce a realizzare circa 1500 film, rivaleggiando con i Lumière e Thomas Edison passando alla storia come il secondo padre fondatore del cinema e creatore della finzione scenica. Le sue pellicole traboccavano di escamotage tecnici ed effetti speciali che avevano il solo ma onorevole scopo di stupire e meravigliare il pubblico, maggiormente attratto dalle sue “fantasmagorie” (come le chiamava lui) che non dalla trama, in verità quasi assente. viaggio nella lunaMéliès giunse perfino a fondare una propria casa di produzione, la Star Film, che tuttavia fallì con l’inizio della tragica Grande Guerra. Negli anni seguenti il suo stile di fare cinema divenne obsoleto e non riuscì più a soddisfare l’orizzonte d’attesa di uno spettatore nuovo, più esigente e sofisticato, proteso verso altre evoluzioni. Le sue pellicole seguitarono per un certo periodo a spopolare in Europa e America, ma ormai la sua era volgeva al termine. Nel 1925 sposò una delle sue attrici, Jeanne d’Alcy, con la quale aprì e gestì un piccolo negozio di giocattoli nella stazione di Paris-Montparnasse. film di meliesIl giornalista Léon Druhot organizzò per lui una retrospettiva di stampo surrealista nel 1931, regalandogli un nuovo momento di gloria e gratitudine. Ricevette la Legion d’Onore dalle mani di Louis Lumière e nel 1932 ottenne anche la pensione, con la quale potè ritirarsi definitivamente a vita privata fino alla sua morte nel 1938. La storia del grande innovatore francese è narrata nel film Hugo Cabret, diretto nel 2011 da Martin Scorsese. In esso si parla anche di una delle pellicole più famose dell’autore fantastico, il memorabile Viaggio nella Luna, che esige un approfondimento.

Voyage dans la Lune viene diretto nel 1902 da Méliès ed è ritenuto il suo capolavoro e caposaldo della storia del cinema per molteplici motivi, uno su tutti l’introduzione del colore. Quest’ultima asserzione va ragionevolmente contestualizzata. La pellicola, della durata di 15 minuti (allora quasi un colossal), venne prima realizzata nel canonico bianco e nero, per poi essere interamente colorata in fase di post-produzione fotogramma per fotogramma, impresa compiuta principalmente da uno staff di donne impegnate in un lavoro certosino e di gran pazienza. Il risultato, di certo non privo di qualche ovvia sbavatura, si rivelò straordinario. “Viaggio nella Luna” si ricorda soprattutto per un fotogramma in particolare, che vede un razzo conficcato direttamente nell’occhio di una Luna sofferente dotata di faccia umana. La trama si mostra piuttosto essenziale e sviluppata in diciassette scene a inquadratura fissa, allora dette “quadri”: un gruppo di scienziati decide di tentare l’allunaggio e costruisce una navicella atta a tale scopo. La partenza riesce e i luminari si ritrovano sul satellite a confrontarsi con la popolazione che ivi vive, i Salaniti. Dopo uno scontro con questi ultimi, il gruppo fugge e ritorna sulla Terra. Una statua viene edificata per celebrare l’impresa e nel giubilo generale si conclude la storia.

 
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Giovedì, 20.09.2018
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