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"Caro Ndugu": il viaggio esistenziale di Warren Schmidt

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 02 Luglio 2017 12:07

caro ndugu1Più che un film articolato, A proposito di Schmidt risulta un film narrato che proprio al potere della narrazione si affida affinché tra il protagonista e lo spettatore si instauri un rapporto estremamente confidenziale, umano e profondamente empatico. Per Alexander Payne l’empatia è la chiave di volta per riuscire a far breccia negli estemporanei conoscitori di una drammatica fiaba esistenziale, uno scorcio maturo di vita vissuta, riepilogata e filtrata attraverso un’anamnesi esercitata da un americano medio, Warren Schmidt, interpretato con magistrale bravura da un navigato ed eclettico Jack Nicholson.

La pellicola snocciola con voce calda, tanto rammarico e malinconia l’evoluzione consumata di un uomo che traccia un accurato e spietato bilancio del proprio viaggio nel mondo evidenziandone aspirazioni disilluse, sogni infranti e sottili frustrazioni all’ombra della middle-class a stelle e strisce. La serietà e la voglia di liberarsi da pesi covati e mai calati creano una confessione che Warren depone non a un prete, non a un amico e nemmeno alla figlia, bensì a un bambino di uno sperduto villaggio africano, un bambino che incarna in qualche modo la speranza di poter rilanciare ambizioni non soddisfatte, un nome che diviene ben più di un’intestazione su una lettera, diviene una seconda possibilità, una ragione che giustifica quanto fatto da Warren sino a quel momento, l’appuntamento epistolare e poetico con un destino inaspettato, particolare.

caro ndugu2La voce fuori campo del protagonista scalda e gela allo stesso tempo, scuote e annichilisce perché a parole di velluto egli alterna tegole taglienti, sfoghi duri e fragilità tipiche di un pensionato che ha, suo malgrado, voltato bruscamente pagina trovando scritto l’ingaggio della solitudine, una nuova frigida compagna di vita per un futuro quanto mai incerto ma non più tanto sussultorio. Si direbbe pessimismo, quello di Payne, e in effetti è l’elemento di cui si carica la storia, la prospettiva che la sostiene. Si rileva però tanta realtà, lapidaria, a volte sardonica, una verità con la quale ci si deve confrontare. Warren evince prospetti di luoghi comuni, atteggiamenti mai completamente remissivi eppur quasi domi, ma le lettere a Ndugu sono la radiografia fedele di una ricchezza individuale, di un percorso che, nel bene o nel male, ha portato all’acquisizione di certezze e di consapevolezze.

caro ndugu3Caro Ndugu,

il mio nome è Warren Schmidt e sono il tuo nuovo padre adottivo a distanza. Vivo ad Omaha nel Nebraska. Mio fratello maggiore Harry vive a Roanoke in Virginia con la moglie Estelle. Harry ha perso una gamba due anni fa per via del diabete. Io ho 66 anni e sono da poco andato in pensione, ero vice vice presidente e attuario della compagnia di assicurazioni internazionale Woodmen. Che mi venga un colpo se non mi hanno sostituito con un ragazzotto che, d’accordo, magari masticherà anche un po’ di teoria e saprà anche scaricare qualche dato nel computer, ma io ho capito subito che è completamente negato per i calcoli di rischio e la valutazione dei premi, per non parlare della gestione di un dipartimento.

caro ndugu4Comunque, a un bambino come te chissà come sembrerà vecchio uno di 66 anni. A dire il vero sembra parecchio vecchio anche a me, perché quando mi guardo allo specchio e vedo le rughe intorno agli occhi e la pelle cascante sul collo, i peli nelle orecchie e i capillari scoppiati sulle caviglie, non riesco a credere che quello sono io.

Quando ero bambino pensavo che forse ero speciale, che in qualche modo il destino mi avesse scelto per diventare un grand'uomo, non dico come Henry Ford o Walt Disney o gente del genere, però... insomma... qualcuno abbastanza importante. Ho preso una laurea in economia e statistica e avevo intenzione di farmi una mia azienda che sarebbe poi diventata una multinazionale, quotata in borsa, sai, magari tra le prime 500 citate dalla rivista Fortune e io sarei diventato famoso. Però, non so perché, non è andata esattamente così. Certo, come ti ho detto avevo un impiego di primo rango alla Woodmen e una famiglia da mantenere. Non potevo mettere a repentaglio la sicurezza dei miei. Helen, che è mia moglie, non lo avrebbe consentito. Ma non è questa la mia famiglia? – ti chiederai – Com’è mia moglie e mia figlia? Non mi danno tutto il calore e le soddisfazioni che un uomo può desiderare? Helen e io siamo sposati da quarantadue anni. Ultimamente, ogni notte, mi ritrovo a farmi la stessa domanda: ‘Chi è questa vecchia che vive in casa mia? Perché ogni piccola cosa che lei fa mi irrita tanto?’ Come tira fuori le chiavi dalla borsetta molto prima di arrivare alla macchina, come sperpera i nostri soldi per le sue ridicole collezioni, come butta via alimenti ancora in ottimo stato solo perché la data è scaduta... e la sua mania... la sua mania di provare nuovi ristoranti e il modo in cui mi interrompe quando cerco di parlare. Detesto il modo in cui si siede e anche l'odore che emana. Ha insistito per anni che io mi sedessi sul water quando urino: la mia promessa di alzare la tavoletta, di asciugare il bordo e dopo di chiudere il coperchio non l'ha mai accettata, no!

caro ndugu5Però poi c’è Jeannie, la nostra figlia unica. Scommetto che te le piaceresti, lei si diverte un sacco con le lingue straniere, culture diverse e così via. A scuola andava benissimo in tedesco, infatti. Lei sarà sempre la mia bambina. Adesso vive a Denver, perciò non la vediamo tanto spesso. Ah, certo, la sentiamo per telefono ogni quindicina di giorni e qualche volta viene da noi per le vacanze, ma non tanto spesso quanto vorremmo. Laggiù ha un incarico di grande responsabilità con una società di computer, perciò le risulta difficile allontanarsi. Recentemente si è fidanzata, perciò penso che la vedremo anche meno adesso. Il suo tizio si chiama Randall Hertzel, fa il venditore di non so bene cosa. Sarà pure vero che Jeannie non è più nel fiore degli anni ma io dico che avrebbe potuto trovarsene uno parecchio meglio. Insomma, questo tizio non è all’altezza secondo me, non è degno della mia bambina.

Adesso chiudo questa lettera e vado a spedirla. Io me ne sto qui a disquisire mentre tu magari non vedi l’ora di correre in città e incassare questo assegno per comprarti qualcosa da mangiare, perciò stammi bene e in bocca al lupo per tutto quello che fai.

Sinceramente tuo

Warren Schmidt

 

Caro Ndugu,

spero che tu sia seduto perché purtroppo devo darti una brutta notizia: dall'ultima volta che ti ho scritto, mia moglie Helen, la tua madre adottiva a distanza, è improvvisamente mancata per un embolo cerebrale. Il funerale è stato splendido e con grande partecipazione di gente. Jeannie è venuta da Denver col suo amico e alcuni parenti hanno affrontato lunghi viaggi arrivando da posti lontani. È stato molto commovente da ogni punto di vista, mancavi soltanto tu. Però, adesso che la grande animazione si è spenta e il fumo si è diradato, eccomi qua, solo con i miei pensieri ad aggirarmi in questa grande vecchia casa. Mi pare di averti detto nella lettera precedente che facevo l'attuario presso la Woodmen, compagnia di assicurazioni mondiale. Se di un uomo mi si fornisce l'età, la razza, la professione, il luogo di residenza, lo stato civile e la cartella medica, io so calcolare, con un margine di errore minimo, quanti anni quell'uomo potrà vivere. Analizzando me stesso, ora che mia moglie è morta, c'è un 73% di probabilità che io muoia entro nove anni a condizione che non mi risposi. Io so solo che devo impiegare al meglio il tempo che mi resta da vivere. La vita è breve, Ndugu, e io non posso permettermi di sprecare un minuto di più.

Ora, non ti nascondo che adattarsi a una vita senza Helen non è stato uno scherzo, ma penso che tu saresti fiero di me. Sì, ora questa casa è sotto una nuova gestione ma è tenuta esattamente come prima. Ah, certo, certe volte qualcosa mi sfugge e magari salto anche qualche pasto ma, forse questo non è proprio il caso di parlarne con uno che vive nelle tue condizioni. A Helen non piacerebbe sapere che me ne sto seduto a crogiolarmi nell’autocommiserazione. No, nemmeno per sogno, lei mi direbbe di darmi una mossa e andarmene di casa, perciò io cerco di uscire più che posso, insomma di essere attivo, di rispettare il mio programma, questo è molto importante quando si affronta un grosso cambiamento nella vita. Oh certo, non dico di essere all’altezza di Helen come cuoco ma… qualche buona ricetta da scapolo me la ricordo ancora. E’ un lavoraccio mandare avanti una casa e penso che prima o poi venderò tutto e mi trasferirò in qualche condominio dove, lo sai no, ci sono meno gatte da pelare, ma per ora me la cavo benissimo.

Mi è venuto in mente che nella mia ultima lettera potrei aver parlato male o usato termini negativi nei confronti della mia compianta consorte, ma tu devi capire che ero parecchio sconvolto a seguito della mia andata in pensione. Ti devo dire la verità, Ndugu, sono state settimane pesanti e io mio sono sentito… sì, insomma… proprio a pezzi ogni tanto. Mi manca, mi manca la mia Helen. Non mi sono reso conto quanto fossi fortunato ad avere una moglie come Helen finché lei non se ne è andata. Ricordatelo questo, ragazzo, bisogna apprezzare quello che si ha fintanto che lo si ha.

 

Caro Ndugu,

come stai? Io sto bene. Circa una settimana fa ho deciso di farmi un viaggetto in camper con meta finale Denver per il matrimonio di Jeannie. Jeannie mi ha supplicato di andare subito da lei per darle una mano con i preparativi, ma io le ho detto che avevo bisogno di starmene un po’ per conto mio. Ho deciso di rivedere alcuni posti che non vedevo più da tanti anni. Ci sono un’infinità di cose della mia vita di cui conservo solo un vago ricordo, intere sezioni della mia esistenza che sono semplicemente scomparse, perciò è stato come cercare di togliere un po’ di ragnatele dalla mia memoria. La prima sosta l’ho fatta niente meno che a Oldridge nel Nebraska. Ho pensato che sarebbe stato interessante rivedere la casa dove sono nato 67 anni fa il prossimo aprile. Andammo via da Oldridge quando io avevo poco più della tua età e mi incuriosiva vedere che fine avesse fatto la nostra vecchia casa. E’ strano, ma l’indirizzo non l’ho mai dimenticato, Locuste Avenue 12.

 

Caro Ndugu,

sarai contento di sapere che il matrimonio di Jeannie è andato liscio come l’olio. In questo momento lei è Randall sono in viaggio di nozze verso l’assolata Orlando, a spese mie naturalmente. Quanto a me, me ne sto tornando a Omaha. Faccio tutta una tirata questa volta, con un’unica sosta, il portentoso nuovo arco sulla Interstatale a Kirsnik nel Nebraska, un arco per commemorare il coraggio e la determinazione dei pionieri che, diretti nel Far West, attraversarono lo Stato. E’ un posto veramente incredibile e devo dire che mi ha anche fatto riflettere. Di fronte a tanti fatti storici e alle conquiste di quelle antiche genti, ho visto le cose in una prospettiva diversa, più giusta. Il mio viaggio a Denver, per esempio, è così insignificante rispetto all’emigrazione di quei pionieri, al coraggio che hanno dimostrato, alle privazioni che hanno sopportato. Lo so, siamo tutti ben poca cosa di fronte all’universo, e suppongo che il massimo che uno possa sperare è di fare qualche volta la differenza. Ma io quando mai ho fatto la differenza? C’è qualche cosa al mondo che è migliorata grazie a me? Quand’ero a Denver ho provato a fare la cosa giusta cercando di convincere Jeannie che stava facendo un grosso sbaglio ma non ci sono riuscito. Così adesso è sposata con quell’imbecille e non posso farci più niente. Io sono debole e sono anche un fallito, è inutile nasconderselo. Relativamente presto morirò, forse fra vent’anni o forse domani, non ha importanza: una volta morto e con me anche tutti quelli che mi hanno conosciuto, sarà come se non fossi mai neanche esistito. Ha mai fatto la differenza per qualcuno la mia vita? Per nessuno, che io ricordi. Nessuna per nessuno. Spero che a te vada tutto bene.

Sinceramente tuo

Warren Schmidt

 

Caro Signor Warren Schmidt,

il mio nome è Suor Nadine Goutier dell'Ordine del Sacro Cuore. Lavoro in un piccolo villaggio vicino alla cittadina di Mbeya in Tanzania. Uno dei bambini di cui mi occupo è il piccolo Ndugu Umboo, il ragazzo che lei ha adottato a distanza. Ndugu è un bambino molto intelligente e molto affettuoso. È un orfano. Di recente ha avuto bisogno di cure mediche per un'infezione agli occhi, ma adesso sta meglio. Gli piacciono tanto i meloni e gli piace tanto disegnare. Ndugu e io vogliamo informarla che egli riceve tutte le sue lettere. Ndugu spera che lei sia felice nella vita e in buona salute. Egli pensa a lei tutti i giorni e desidera tanto che lei sia felice. Ndugu ha soltanto sei anni e non sa leggere né scrivere, però ha fatto un disegno per lei. Egli spera che a lei piaccia il suo disegno.

Sinceramente sua,
Suor Nadine Goutier

 
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