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Cheyenne

cheyenneQuello che propone il regista Paolo Sorrentino nel suo film capolavoro This must be the place è un personaggio che forse non si è mai visto in nessun altra storia cinematografica. Sean Penn ha saputo certamente caratterizzarlo nel migliore dei modi, seguendo e migliorando i dettami di una sceneggiatura scritta a regola d'arte da Umberto Contarello. Ma veniamo a descrivere questo pittoresco individuo quasi fumettistico nella sua magnetica presenza. Cheyenne è un ex stella del rock, ormai cinquantenne, che ha smesso volontariamente di brillare sotto i riflettori dopo aver causato inconsapevolmente la morte di due ragazzi, indotti al suicidio dalla sua musica pop gothic. Questo dramma l'ha provato a tal punto da abbandonare tutto, rifugiandosi come un eremita triste a Dublino, dove ha fatto costruire una bellissima tenuta immersa nel verde dell'Irlanda per viverci insieme all'amata Jane, donna dal forte temperamento. Cheyenne è dunque ricco, e molto, grazie ai diritti perpetui sulle sue canzoni, le cosiddette "royalties". Quest'idolo degli adolescenti, capace di vendere milioni di dischi, è praticamente tornato bambino, e come tale sente l'irresistibile bisogno di giocare con il suo aspetto. Sia in casa che fuori, l'ex rockstar si veste e si trucca come quando saliva sul palcoscenico a scaldare le folle: fondotinta, matita per gli occhi e rossetto ne fanno un personaggio vagamente alienato, osservato da chiunque e considerato con malizia, un look androgino in grado di svelare in parte un'ambiguità interiore che cresce con le contraddizioni arrecate dall'esistenza. Cheyenne è un uomo che cerca di riscattarsi dal suo passato aiutando una giovane fan e cara amica, Mary, la cui madre è impazzita per aver perso il figlio, a tal punto da non riconoscerla più; l'ex rocker la ospita in casa, la conforta, passa parte del tempo con lei, nel tentativo di riconciliarla con la vita e con l'amore. In parte fallisce, Cheyenne si considera un depresso che sopravvive, galleggia, enfatizzando quello che si impone in realtà come un sentimento legato maggiormente alla noia e al desiderio di sopravanzarla vanamente. Sorrentino parla di lui come di un uomo che si trascina, camminando "come farebbe un ricco schiacciato dai soldi e dal senso di colpa". Cheyenne sembra non avere alcuna stima di sè, tuttavia dimostra una capacità incredibile nel definire sinteticamente la vita e le molteplici situazioni attraverso frasi tanto intense e profonde da essere rivelatorie, sebbene formulate con una voce flebile, intrisa di timidezza e stento esistenziale. Nella sua veste inquieta e ansiosa, lui è un gentiluomo che conserva ancora un sano senso dell'umorismo e sa essere sarcastico, talvolta anche troppo. Un uomo così permeato dal dubbio del limbo terreno può cambiare, voltare pagina e avere il coraggio di scoprire un nuovo capitolo della storia? Sì, Cheyenne lo fa, completando la missione del padre che lo richiama al capezzale e, già spirato, sembra sussurragli di incominciare un viaggio alla ricerca di un criminale nazista che ha umiliato ad Auschwitz il genitore. Ebbene sì, l'ex rockstar è ebreo, di discendenza ebrea, e come tale scopre un fardello che gli appartiene e che deve sgretolare per essere finalmente libero e vedere le cose molto più chiaramente, secondo una prospettiva intima, di largo respiro. "This must be the place", che tradotto significa "Questo deve essere il posto", titolo di una famosa canzone di David Byrne e dei mitici Talking Heads. Quel posto Cheyenne lo troverà, ritrovando anche se stesso.

 
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Sabato, 21.07.2018
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