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Pistole e piatti per un omicidio all'Albert Hall

Scritto da Giorgia Colucci   
Martedì 29 Agosto 2017 15:48

Albert Hall1Alfred Hitchcock, senza dubbio un regista delle emozioni, capace di rapire l’attenzione degli spettatori con gli appassionati e un po’ ironici amori dei suoi protagonisti, ma soprattutto con quella suspense della quale è ormai considerato il re indiscusso. Dopo tutto chi non ricorda con il cuore in gola le rocambolesche fughe di Cary Grant in Intrigo internazionale? O ancora gli inesorabili passi dell’assassino verso la doccia dell’ignara Janet Leigh in Psyco?

Di certo, il regista inglese ha lasciato alla storia del cinema scene memorabili e tra queste è d’obbligo annoverare anche la sequenza del concerto del film L’uomo che sapeva troppo: una spia inglese è incaricata di uccidere un dignitario straniero proprio nel momento culminante di una sonata all’Albert Hall, quando lo sparo sarà sovrastato dall’unico colpo di piatti previsto dalla partitura.

Albert Hall2Alle numerose panoramiche della prima versione da lui stesso girata nel 1934 quando era soltanto un "talentuoso dilettante", Hitchcock preferisce ora una giustapposizione di piani che stringe in un triangolo di attesa l’orchestra, con il suonatore di piatti, l’assassino e Doris Day inerme spettatrice dell’omicidio. Alla meravigliosa imponenza della musica, alla serenità del coro e dei suonatori sono opposti l’orrore e la disperazione che agitano la donna quanto l’impazienza placida che anima invece l’omicida, così come il suonatore di piatti. Essa traspare da pochi semplici gesti che, opposti alla carica drammatica della Day, comunicano il procedere inesorabile del destino, mostrando inoltre l’abilità di Hitchcock nel disegnare la psicologia dei suoi personaggi. Inoltre, ad accrescere la suspense si aggiungono i primi piani sullo spartito, un linguaggio non subito comprensibile per tutti gli spettatori, ma ugualmente immediato nello scorrere della macchina da presa sulle note che conducono a quella fatale. Elemento di incredibile umorismo è senza dubbio l’identificazione che avviene tra il suonatore di piatti che attende di suonare la sua unica nota e l’omicida che con la stessa febbrile ansia desidera sparare il colpo; entrambi si sono accuratamente preparati, entrambi seguono la musica e lo spartito, il colpo sarà inesorabile, tanto che nelle ultime inquadrature della sequenza all’immagine dello strumento a percussione segue immediatamente quella della pistola. La vittima viene mostrata solo nel momento culminante, quando i piatti sono sul punto di suonare, ma l’urlo di Doris Day interviene a spezzare questo triangolo e all’armonia della musica si sostituiscono la fuga scomposta dell’omicida e le urla di panico tra il pubblico e l’orchestra; dunque, il suonatore di piatti ritorna un semplice suonatore di piatti e il temibile omicida muore.

Albert Hall3Altro particolare di cui beneficia la seconda versione del film è la presenza nella scena del protagonista maschile, marito della donna interpretata prima da Edna Best, poi da Doris Day: difatti nella pellicola originale il personaggio di Bob Lawrence (James Stewart) era assente, mentre nella seconda sceneggiatura Hitchcock ne narra i tragicomici tentativi di avvertire il dignitario politico del pericolo a cui egli è sottoposto e di scovare l’assassino prima che spari. Pregna di drammatico umorismo è la sequenza nella quale Stewart, in un ruolo perfettamente nelle sue corde, scambia gesti disperati con Doris Day, dalla parte opposta della sala, mentre l’orchestra continua a suonare incurante. Lo stesso effetto sortiscono, in contrapposizione al maestoso incedere della sinfonia, la corsa muta dello stesso Stewart per i corridoi e il frenetico tentativo di aprire la porta della galleria dove si cela l’assassino, anche grazie al diverbio con gli agenti di polizia ignari del pericolo. Tutti questi ingredienti rendono la scena perfettamente godibile e colma di un’irresistibile tensione che si scioglie proprio nel momento più atteso, quello del suono dei piatti.

 
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