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Dogman

Scritto da Giorgia Colucci   
Giovedì 17 Maggio 2018 16:58

dogmanTitolo originale: Dogman

Regia: Matteo Garrone

Cast: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Alida Baldari Calabria

Musiche: Michele Braga

Produzione: Italia 2018dogman1

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Trailer

 

 

   Prix d'interprétation masculine Marcello Fontedogman2

 

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: dogman3

Musica:

Giudizio:

Trama

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l'unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello (Marcello Fonte) è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l'amore per la figlia Alida e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l'intero quartiere. Dopo l'ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall'esito inaspettato.

Recensione

E' un "ribaltamento di prospettiva" quello che Matteo Garrone desidera realizzare con Dogman: "Alcuni cani chiusi in gabbia assistono come testimoni all'esplodere della violenza umana". Proprio la violenza è infatti la protagonista del film, la brutalitá che pervade quasi ogni momento della vita di Marcello, esclusi quelli trascorsi con i cani e con la figlia Alida. La violenza si respira nel degrado della selvaggia periferia romana, ancor più che nelle azioni di Simone, il boss del quartiere. Anche quando è assente, la brutalità si percepisce nelle parole e nei discorsi degli amici del quartiere. Il risultato è una visione emozionante ma estremamente sfiancante. Nelle ultime inquadrature si tira un sospiro di sollievo, riconoscendosi fuori dal magnetico universo creato dalla cinepresa di Garrone. Quasi si potrebbe definire Dogman come una sorta di "Arancia Meccanica" in piccolo, dove agli eleganti drughi di Kubrick è sostituita un'umanità rozza, infima, un pó stracciona. La macchina da presa indaga i volti di Marcello e dei suoi amici descrivendoli quasi come quegli stessi cani del titolo; al contrario, i primi piani degli animali mostrano espressioni quasi umane, mentre assistono dalle loro gabbie alla consumazione della violenza. Un grande merito interpretativo deve essere attribuito a Marcello Fonte, che ha reso un ritratto indimenticabile del protagonista. "La sua dolcezza, il suo volto antico che sembra arrivare da un'Italia che sta scomparendo" è stato un'ispirazione decisiva per Garrone. Osservando il lento degradare delle sue espressioni sognanti in maschere di crudeltà fornisce, senza bisogno di altri espedienti, la cifra del film. Magnifiche, anche se forse un po' troppo prolungate, le inquadrature finali, che vedono il protagonista nell'atto confuso di assaporare il proprio riscatto. La sua figura,  insieme al cadavere di Simone, contrapposta al cielo livido e indifferente, è un'immagine perfetta del mondo che non cambia, nonostante tutte le vendette e i riscatti.

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Tanti gli elogi che Matteo Garrone ha ricevuto al Festival di Cannes

 

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

 
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