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Wajib - Invito al matrimonio

Scritto da Annalice Furfari   
Lunedì 02 Aprile 2018 08:57

wajib - invito al matrimonioTitolo originale: Wajib

Regia: Annemarie Jacir

Cast: Mohammad Bakri, Saleh Bakri, Maria Zreik

Musiche: Koo Abuali

Produzione: Palestina 2018wajib - invito al matrimonio1

Genere: Commedia

Durata: 96 minuti

   Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: wajib - invito al matrimonio3

Giudizio:

 

Trama

Abu Shadi (Mohammad Bakri) è un insegnante di 65 anni che vive a Nazareth, in Palestina. La sua vita non è stata facile: abbandonato dalla moglie – scappata negli Stati Uniti con un altro uomo – ha dovuto crescere i due figli da solo. La minore, Amal (Maria Zreik), sta per sposarsi e, secondo una tradizione palestinese molto sentita, gli uomini della famiglia devono consegnare personalmente le partecipazioni di nozze, come forma di rispetto verso gli invitati. Per l’occasione, fa ritorno a casa il fratello maggiore della futura sposa, Shadi (Saleh Bakri), che da tempo vive in Italia, dove lavora come architetto e convive con una palestinese figlia di un membro influente dell’Olp. Questa relazione non è ben vista dal padre, che vorrebbe che il figlio tornasse definitivamente a Nazareth e si sposasse con una donna del posto.

Recensione

In arabo “Wajib” significa “dovere sociale”. Quello della consegna a mano degli inviti di nozze da parte dei parenti della sposa è un obbligo molto importante, soprattutto nel Nord della Palestina, e il personaggio principale del film, pur essendo ormai avvezzo agli usi occidentali, non se ne sottrae. È anche un modo per trascorrere del tempo con il padre ormai anziano, che non vede da un po’. I due uomini sono protagonisti di un viaggio on the road che si svolge nell’arco di una sola giornata a Nazareth. La città è la terza protagonista del film diretto dalla regista palestinese Annemarie Jacir, che filma con ritmo e naturalezza – e senza mai scivolare nel dogmatismo – il contesto socio-economico di una terra occupata da 70 anni. Nazareth è la città più grande della Palestina storica, ora Stato d’Israele, i cui abitanti sono al 60% musulmani e al 40% cristiani. Popoli e religioni che hanno trovato il modo di convivere, pur nelle tensioni quotidiane di una terra dalla superficie ridotta, dove vi è una forte competizione per le abitazioni. Così, le brutture urbanistiche e la spazzatura ai margini delle strade sono parte integrante del paesaggio a cui il padre protagonista è abituato, ma che saltano subito agli occhi indignati del figlio, un giovane uomo che è stato costretto ad abbandonare il Paese per il suo atteggiamento critico verso la situazione politica della regione, a cui il padre si è dovuto pragmaticamente rassegnare scendendo a compromessi con un governo israeliano che mette a tacere la dissidenza di chi ha scelto di rimanere, piuttosto che vivere un’esistenza da rifugiato. Mentre nelle case di amici e parenti i due Shadi recitano il loro ruolo sociale, quando sono soli in macchina emergono i contrasti sopiti dalla distanza. In questo scontro generazionale e di idealità, in questo diverso modo di vedere la vita e il Paese si consuma il tentativo di riappacificazione di due uomini, entrambi ugualmente segnati dal dolore e dalla rabbia, che hanno reagito diversamente al dramma dell’abbandono e della separazione. Due uomini che hanno in comune molto più di quello che vorrebbero far credere l’uno all’altro. Mentre assistiamo ai loro battibecchi, ben scritti – anche con ironia – e molto ben recitati, entriamo nel cuore di un Paese lacerato, che chiede soltanto un po’ di pace.

wajib - invito al matrimonio4

Gli attori che interpretano i due personaggi principali sono padre e figlio anche nella vita reale e, in questo film, hanno recitato insieme per la prima volta

 

Copyright immagini: Ufficio Stampa Manzo & Piccirillo

 
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