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Suburbicon

Scritto da Annalice Furfari   
Martedì 05 Dicembre 2017 18:42

suburbiconTitolo originale: Suburbicon

Regia: George Clooney

Cast: Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: USA 2017suburbicon1

Genere: Commedia

Durata: 105 minuti

  Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: suburbicon3

Giudizio:

 

Trama

Villette a schiera con prati simmetrici e ordinati. Uomini integerrimi che portano il pane a casa, mentre le dolci mogli dai capelli cotonati e le svolazzanti gonne color pastello si occupano amorevolmente della casa e dei figli. Bambini che giocano a baseball all’aria aperta. Questa è Suburbicon, tranquilla e pulita cittadina della provincia californiana anni ’50. Ma non è tutto oro quel che luccica. La città conosce un’escalation di violenza, quando una famiglia di afroamericani (i Meyer) si trasferisce in un benestante quartiere borghese, rigorosamente “all white”. Infiammati dal razzismo, gli abitanti della zona prendono di mira gli incolpevoli nuovi arrivati, mentre un dramma familiare si consuma tra le pareti domestiche dei Lodge, i bianchi vicini di casa dei Meyer.

Recensione

Abbandonati i campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale e delle primarie democratiche per la presidenza degli Stati Uniti, George Clooney firma il suo sesto film da regista, questa volta senza sfilare davanti alla macchina da presa e affidando all’amico di sempre Matt Damon il ruolo dell’abbottonato protagonista, Gardner Lodge. Ad affiancarlo c’è Julianne Moore, nel duplice ruolo della moglie di lui e della sorella gemella di quest’ultima. Un cast di attori blasonati che garantiscono, anche questa volta, prestazioni eccellenti. Altro asso nella manica di Suburbicon è la sceneggiatura scritta nel 1986 da Ethan e Joel Coen (dopo il successo del loro film di debutto Blood Simple), rimaneggiata da Clooney con il fidato collaboratore Grant Heslov. Le atmosfere e i toni da dark comedy coeniana (alla Fargo su tutti) costituiscono il marchio di fabbrica di questo film, ma Clooney ci mette del suo, attribuendo al soggetto quella coloritura politica e morale che contraddistingue ogni suo lavoro. Il risultato è eccellente: si ride amaramente di fronte alla demenza e all’idiozia umane, si rabbrividisce – nonostante i colori assolati della California – al cospetto dell’abiezione e della cieca violenza dell’uomo, pronto a scagliare la prima pietra sulla base del colore della pelle del vicino e altrettanto abile nel nascondere i propri scheletri nell’armadio. Facile individuare una critica del regista all’America benpensante e razzista del contemporaneo Donald Trump, bilanciata dalla speranza in una società più giusta, incarnata dal bambino protagonista, che all’inizio assiste impotente al dramma violento che si consuma nella sua casa, alla larga da occhi indiscreti, ma poi cerca il riscatto nell’amicizia con il vicino di colore che tutti gli altri respingono. Così, mentre tutti i valori familiari di cui la comunità di Suburbicon si vantava si disintegrano davanti ai nostri occhi impotenti, il bambino lotta per la sopravvivenza e per la giustizia. La stessa in cui Clooney non ha mai smesso di credere. Nonostante tutto.

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La storia si ispira a quella vera di William e Daisy Meyer, coppia afroamericana che nel 1957 traslocò a Levittown, in Pennsylvania, scatenando le proteste della comunità bianca

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

 
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Mercoledì, 13.12.2017
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