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Leatherface

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 17 Settembre 2017 15:39

leatherfaceTitolo originale: Leatherface

Regia: Julien Maury e Alexander Bustillo

Cast: Vanessa Grasse, Lili Taylor, Stephen Dorff

Musiche: John  Frizzell

Produzione: USA 2017leatherface1

Genere: Horror

Durata: 90 minuti

   Trailerleatherface2

 

Regia:

Interpretazione: leatherface3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Quattro pazienti dell’istituto minorile Gorman si danno alla fuga prendendo in ostaggio l’infermiera Lizzy (Vanessa Grasse). Il gruppo si lascia dietro una scia di sangue e terrore, inseguito dal Texas Ranger Hal Hartman (Stephen Dorff), che anni prima aveva perso la propria figlia, assassinata dalla terribile famiglia Sawyer per volere della matriarca Verna (Lili Taylor). Tra i fuggitivi c’è il minore dei fratelli, Jed, che ha cambiato nome ed è cresciuto, pronto forse a redimersi o, più probabilmente, a diventare una micidiale macchina di morte.

Recensione

Una delle icone horror più letali della storia del cinema data in pasto a una sceneggiatura a dir poco vergognosa. Si può riassumere così il Leatherface di Julien Maury e Alexander Bustillo, pellicola del tutto priva di carattere e consistenza ma, cosa ancor più grave, completamente estrapolata dall’accurato contesto creato all’origine da Tobe Hooper, che inspiegabilmente è fra i produttori esecutivi ad aver dato la green light al progetto approvando quello scempio chiamato script. Dopo la primordiale idea del 1974, si è automaticamente avviata una saga nella quale si sono succeduti tre sequel collaterali (1986, 1990 e 1994), un sequel diretto (la versione 3D del 2013) e due remake (quello del 2003 e il relativo prequel del 2006), questi ultimi considerati unanimemente i migliori mai diretti e scritti, girati con mano autorevole dal salace Marcus Nispel. Nel corso di questa odissea cronologica nei meandri della pazzia si è spesso e volentieri fatto ricorso al rimescolamento delle narrazioni, cercando però di dare continuità alla figura di Jed Sawyer alias Leatherface, intendendo per continuità la riproposizione salda e costante del suo terrificante aspetto grand guignolesco di disturbato assassino, in linea con le gesta del vero serial killer Ed Gein, reale ispiratore del lavoro di Hooper. Nel suo complesso, purtroppo, il filone dedicato a Faccia di Cuoio ha perso subito la paternità finendo in pasto a interpretazioni eccessivamente distanti fra loro e stravolgenti in quanto a unicità del plot, tale per cui lo spettatore ha negli anni smarrito la bussola ergo un chiaro orientamento filmico. L’ultima tegola del franchise si rivela la più pesante e svilente di tutte: il prequel Leatherface parte per la tangente, perde completamente il contatto con le opere precedenti e getta al vento tutto il fascino diabolico del mastodontico psicopatico armato di motosega, compreso il viatico esistenziale che lo vorrebbe nato e cresciuto con una grave deformazione al viso. Uno sparo in faccia è invece la motivazione offerta da questo film (ma gli errori non si contano davvero, sono tanti e macroscopici) che non ha davvero nulla di positivo, eccezion fatta forse per la bellezza dolce di Vanessa Grasse e la negletta Verna offerta da Lili Taylor. Ma tutto il resto? La noia dilaga.

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Leatherface è ufficialmente l'ultimo lavoro di Tobe Hooper, deceduto nell'agosto del 2017

 

 

 

Copyright immagini: M2 Pictures

 
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