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Il segreto

Scritto da Annalice Furfari   
Mercoledì 29 Marzo 2017 20:47

il segretoTitolo originale: The Secret Scripture

Regia: Jim Sheridan

Cast: Rooney Mara, Vanessa Redgrave, Eric Bana

Musiche: Brian Byrne

Produzione: Irlanda 2016il segreto1

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: il segreto3

Giudizio:

 

Trama

Rose (Rooney Mara/Vanessa Redgrave) vive rinchiusa da quarant’anni in un ospedale psichiatrico della Contea di Sligo, nell'Irlanda occidentale. La struttura sta per essere trasformata in un hotel di lusso e i pazienti devono essere trasferiti in un altro centro. Lo psichiatra Stephen Grene (Eric Bana) viene incaricato di valutare lo stato di salute dell’anziana donna, prima di autorizzare il suo trasferimento. Incuriosito dalla sua storia, il dottore inizia a fare luce sul misterioso passato di Rose, accusata di avere ucciso il suo bambino neonato nel 1942.

Recensione

Nonostante la tetra ambientazione in un manicomio e gli spunti che la trama potrebbe lasciare intendere, Il segreto non ha niente a che vedere con un thriller psicologico, seppure i ricordi della protagonista siano stati parzialmente oscurati da anni di elettroshock. Rinchiusa con l’accusa di ninfomania mossa da un prete geloso e tormentato, trattata come un’isterica vanesia e infine tacciata di infanticidio, la Rose interpretata da Rooney Mara da giovane e da Vanessa Redgrave da vecchia, non può fare altro che rifugiarsi nelle sue memorie, che spesso si confondono con le fantasie. Rinfrancata solo dalle premure di un’infermiera sensibile, Rose si professa da sempre innocente. L’ingiustizia che ha subito e il segreto sepolto nel suo passato costituiscono il cuore del melodramma diretto da Jim Sheridan, talentuoso regista irlandese che ha sempre messo al centro della sua macchina da presa la travagliata storia del proprio paese. Così come avviene in questo film, adattamento cinematografico del best seller omonimo di Sebastian Barry, rispetto al quale Sheridan si è concesso diverse licenze, semplificando la storia per renderla più fruibile sul grande schermo. Il regista riesce nell’intento di far comprendere le implicazioni politiche di una vicenda svoltasi in piena Seconda Guerra Mondiale, in una Repubblica d’Irlanda che si mantiene neutrale, pur vedendo diversi giovani arruolarsi come volontari al fianco degli alleati inglesi, accendendo nuove tensioni con i gruppi repubblicani violenti, in particolare con l'IRA. Questa situazione storica esplosiva determina i conflitti al centro della vicenda personale di Rose, alla cui gioventù rimandano i continui flashback del film che, dalle chiuse stanze del manicomio in rovina, si apre a squarci della campagna e della splendida costa irlandese, valorizzate da un’ottima fotografia. Il cineasta è bravo a tenere le fila della vicenda tra presente e passato, tenendo sempre viva l’attenzione dello spettatore, incollato allo schermo soprattutto per merito della grazia magnetica di Rooney Mara, degnamente sostituita da una profonda Vanessa Redgrave, che reca sulla pelle i solchi di un amore contrastato e mai dimenticato. L’anziana attrice rende perfettamente la gravità del peso che il personaggio di Rose ha custodito dentro di sé per tutti questi anni: quell’unica colpa di avere incarnato la diversità (donna protestante di città in una bigotta comunità rurale cattolica), l’anticonformismo, il coraggio della ribellione, la determinazione dei sentimenti. Una sorta di femminista ante litteram, che rivendica il diritto di essere se stessa nonostante le convenzioni sociali e religiose, contro una morale cattolica che accusa le donne di indurre gli uomini in tentazione solo quando si affrancano dal loro controllo, contro una gerarchia ecclesiastica che strappa i figli alle proprie madri per mettere a tacere gli scandali – come già aveva mostrato Philomena di Stephen Frears. In definitiva, Sheridan non racconta niente di nuovo e aderisce pienamente alle convenzioni del genere del melodramma storico, con tanto di sottolineature musicali un po’ stucchevoli. Per di più, il colpo di scena di finale – che svela il segreto del titolo – è fin troppo prevedibile e alquanto improbabile. Resta, comunque, un prodotto di consumo gradevole, che si regge sulle spalle di due ottime interpreti.

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Le sequenze ambientate nel manicomio sono state girate in un’ala in disuso della National Concert Hall, nel Convento Loreto e nella Caserma Collins, tutti luoghi di Dublino

 

Copyright immagini: Lucky Red srl

 
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Lunedì, 24.07.2017
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