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Le cose che verranno

Scritto da Annalice Furfari   
Giovedì 09 Marzo 2017 19:00

le cose che verrannoTitolo originale: L’avenir

Regia: Mia Hansen-Løve

Cast: Isabelle Huppert, André Marcon, Edith Scob

Produzione: Francia 2016le cose che verranno1

Genere: Drammatico

Durata: 100 minuti

Trailer

 

le cose che verranno2

 

 

   Miglior regia Mia Hansen-Løve

 

Regia: le cose che verranno3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Nathalie (Isabelle Huppert) ha 55 anni, un marito, due figli e insegna filosofia in un liceo di Parigi. Non un semplice lavoro, ma un’autentica passione, uno stile di vita. La sua esistenza si divide tra la professione – che la porta anche a collaborare con una casa editrice di settore – e la famiglia, di cui fa pure parte una madre (Edith Scob) che rivendica continue attenzioni, oscillando sempre tra l’ansia e la depressione. Nonostante ciò, le giornate di Nathalie scorrono in un contesto di rassicurante serenità. Un giorno, il suo mondo viene completamente sconvolto quando il marito (André Marcon) le confessa di volerla lasciare per un’altra donna. Nathalie si ritrova, così, a doversi costruire una nuova vita.

Recensione

I temi della separazione e dell’abbandono sono ricorrenti nella filmografia della giovane stella autoriale del cinema francese, la regista Mia Hansen-Løve. Nel suo film più riuscito, Un amore di gioventù, la cineasta raccontava il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di una ragazza ossessionata dal primo amore. Anche lì, l’abbandono scandiva le tappe del raggiungimento di una maturità tanto dolorosa quanto necessaria. Qui abbiamo una nuova eroina, questa volta alle prese con un traumatico passaggio dall’età adulta alla terza età concepita, però, non come fine della vita, ma come terra straniera densa di nuove e inaspettate opportunità. Questa rivoluzione esistenziale è innescata da una separazione che, a differenza di Lola Créton in Un amore di gioventù, non è affrontata dalla protagonista a suon di struggimenti, bensì con una rassegnata e consapevole lucidità, frutto certamente dell’età, ma anche e soprattutto della profondità del pensiero filosofico che innerva l’intera esistenza di Nathalie. Una donna concreta, determinata, che si misura con le complicazioni della vita a viso aperto, forte della consolazione offerta dai suoi libri. Così, anche le divergenze con la nuova linea della casa editrice con cui collabora e le difficoltà nella gestione dei problemi psicologici della madre non sembrano scalfire più di tanto la naturale imperturbabilità di Nathalie. Certo, dover fare i conti con un’inaspettata solitudine e con il crollo parziale delle certezze di tutta una vita mette in discussione questa donna apparentemente arrivata, una che da ragazza sosteneva idee rivoluzionarie, convertite poi nell’ambizione più modesta (come le rinfaccia il suo ex studente prediletto, ora anarchico, Fabien) di insegnare ai giovani a pensare con la propria testa. Eppure, Nathalie riesce a convertire il dolore del lutto in una risorsa per il raggiungimento di una rinnovata maturità. Reggendosi tutto sulle spalle della protagonista, diventa fondamentale, per la buona riuscita del film, l’interpretazione dell’attrice principale: Isabelle Huppert è sempre una garanzia e si rivela perfetta per incarnare la fragilità fisica, compensata dalla profonda forza d’animo di Nathalie. La regista la pedina con grazia e sensibilità, come ha sempre fatto con i suoi personaggi. Quello che manca qui, rispetto alle più riuscite opere di Mia Hansen-Løve, è l’impetuosità delle emozioni, in particolare quelle suscitate da Un amore di gioventù. Si ha la sensazione costante di una freddezza distaccata che, seppur specchio del carattere della protagonista, nuoce al coinvolgimento dello spettatore, appesantito da una lentezza di ritmo – soprattutto nella seconda parte del film – e da una sceneggiatura che non è densa di avvenimenti salienti, ma preferisce ritrarre i gesti e le incombenze della vita quotidiana, pur valorizzati da una splendida fotografia. Inoltre, le dinamiche psicologiche di relazione con i personaggi secondari del film – l’algido marito, la madre nevrotica, l’ex studente aitante e rivoluzionario – avrebbero meritato un approfondimento maggiore, costituendo gli unici punti di dinamicità dell’intreccio.

le cose che verranno4

Negli ultimi due anni, Isabelle Huppert ha partecipato in qualità di attrice a ben 5 film

 

 

Copyright immagini: Ufficio stampa Manzo&Piccirillo

 
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Venerdì, 24.11.2017
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