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La tartaruga rossa

Scritto da Cristiano Ogrisi   
Martedì 25 Ottobre 2016 13:28

la tartaruga rossaTitolo originale: La tortue rouge

Regia: Michael Dudok De Wit

Musiche: Laurent Perez Del Mar

Produzione: Germania, Giappone 2016la tartaruga rossa1

Genere: Animazione

Durata: 80 minuti

Trailer

la tartaruga rossa2

 

  Un certain regard - Gran Premio della Giuria

 

Regia:

Sceneggiatura: la tartaruga rossa3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Un uomo naufraga in un'isola deserta e i suoi ripetuti tentativi di lasciare quell'oasi di solitudine sono ostacolati da una misteriosa tartaruga rossa, sua unica compagnia.

Recensione

La tartaruga rossa, progetto dalla lavorazione decennale presentato per la prima volta al Festival di Cannes, è l'ultima opera prodotta dallo Studio Ghibli, il celeberrimo studio cinematografico di film d'animazione di Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Il film si apre con un uomo - che non avrà mai un nome - che sta lottando per la propria vita in mezzo alle onde. Vediamo che la sua nave è stata rovesciata dalla potenza del temporale. Riesce a raggiungere una spiaggia e ci rendiamo subito conto che è da solo. Senza dire una parola, esplora l’isola, incappa in situazioni pericolose, finché non decide di costruire una zattera e tentare la fuga. Una volta messa in mare, però, viene distrutta da una creatura: la tartaruga rossa. Questo incontro, iniziato all’insegna della violenza, prende una piega inaspettata: la tartaruga si trasforma in una donna. Michael Dudok De Wit (premio Oscar nel 2000 per un cortometraggio d’animazione) ha da sempre coltivato interesse nel tema dell’uomo su un’isola deserta, ma il suo interesse non sta nel mostrare la mera sopravvivenza e non è neanche interessato a mostrare un naufrago che si innamora della sua isola. Anzi, il protagonista vuole andarsene a tutti i costi, non è un ambiente confortevole per un essere umano. Come aumentare questa sensazione di isolamento? In tutta la pellicola non c’è neanche un dialogo, non una parola, non un monologo interiore. I suoni rimpiazzano le parole: il mare che si infrange sulla costa, il vento che ulula, gli insetti e gli uccelli. In quest’epoca social, è un’esperienza rara quella di sedersi, osservare e ascoltare. Non esiste né il passato, né il futuro, non esiste più il tempo come lo conosciamo noi. Diventa un tempo circolare, il bambino – che incontreremo nella seconda metà della pellicola - compie le stesse azioni del padre, fa gli stessi errori, supera gli stessi ostacoli e affronta gli stessi pericoli. Nel regno animale, gli animali continuano a mangiare e a essere mangiati, senza indicazioni temporali, il tempo è come sospeso, l’assenza di tempo rinforza ancora di più la funzione metaforica dell’isola stessa. La tartaruga rossa parla anche di morte, tema onnipresente nella vita di tutti i giorni, in maniera più o meno conscia: dal primo all’ultimo fotogramma, De Wit ci fornisce immagini di distacco, di fine di un capitolo e inizio di quello successivo, dall’apparente morte della tartaruga a inizio film all’apparente annegamento del protagonista durante una delle scene meglio riuscite, all’arrivo di un gigantesco maremoto devastante. Ma ogni volta, alla morte si accosta la vita, sono due fili che scorrono in parallelo e che quasi non ha senso contrastare. La tartaruga rossa parla dell’importanza della vita, grande o piccola che sia, e delle sue interconnessioni fondamentali con l’esterno.

la tartaruga rossa4

La pellicola sfrutta le ispirazioni di Rousseau e Defoe

 

 

Copyright immagini: Bim Distribuzione

 
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