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Riso amaro

Lunedì 11 Aprile 2011 17:21

locandina

Titolo originale: Riso amaro

Regia: Giuseppe De Santis

Cast: Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Raf Vallone, Doris Dowling

Musiche: Goffredo Petrassi

Produzione: Italia 1949scena1

Genere: Drammatico

Durata: 105 minuti

 

 

 

scena2

 

 

Regia:

Interpretazione: scena3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Un bandito (Vittorio Gassman) e la sua complice (Doris Dowling) rubano una collana e per sfuggire alla polizia si aggregano ad un gruppo di mondine. Una volta scoperto che il gioiello è falso, Walter seduce una di loro, Silvana (Silvana Mangano), per riuscire a rubare una grossa quantità di riso. Francesca, invece, tenta di impedirlo con l’aiuto del marinaio Marco (Raf Vallone).

Recensione

Come già successo in molti capolavori del neorealismo italiano, l’introduzione dell’opera cinematografica è affidata ad una voce chiara e rassicurante che apre la storia. In “Riso amaro”, manifesto del lavoro registico di Giuseppe De Santis, la narrazione non è fuori campo bensì affidata al cronista che, fissando la cinepresa, racconta il ritrovo delle mondine alla stazione prima di partire per l’hinterland vercellese. Si tratta di una grande festa nella quale spicca il ballo sensuale e liberatorio dell’icona sexy Silvana Mangano, classico stereotipo della popolana giovane e bella. Già dalle prime simboliche sequenze si evince la tendenza di De Santis alla ripresa collettiva, atta a configurare la logica del gruppo nel contesto sociale in divenire. La coesione si raggiunge attraverso la conciliazione di elementi in prevalenza folcloristici e caratterizzanti: l’esempio più lampante riguarda l’eterogeneità linguistica rappresentata dai diversi dialetti parlati dalle mondine provenienti da tutta Italia, una varietà che si muove all’unisono verso un unico scopo, il lavoro. Motivi contenutistici dichiarati del movimento neorealista sono la disperata ricerca dell’occupazione, l’incubo della fame e lo spettro della povertà. Si avverte, a proposito di questi enormi disagi sociali, il profondo senso di solidarietà che i personaggi solitamente dimostrano a dispetto dei tempi moderni. De Santis perviene anch’egli al concetto di coesione, ma ci arriva percorrendo una strada più lunga, tortuosa e dunque riuscita: la complicità ai fini del raggiungimento dello stesso obiettivo è preceduta dalla rivalità. Le mondine sono inizialmente divise in due fazioni, le regolari e le clandestine: le prime sono autorizzate al lavoro poiché munite di contratto, mentre le seconde ne sono sprovviste. I due gruppi lottano nelle risaie per dimostrare la dedizione alla mansione, punzecchiandosi verbalmente (la scena delle provocazioni cantate) e poi passando alla violenza fisica. La definitiva alleanza si compie grazie alla moderazione di Marco, saggio marinaio stanco della vita militare. De Santis persegue quello che si definisce più come artificio letterario, vale a dire il “ribaltamento” della situazione. Lo pratica nell’arco di tutto il film e infonde alla storia una concitazione funzionale e marcata: il parapiglia delle mondine, la conversione di Francesca, la volubilità sentimentale di Silvana, la reazione alla pioggia, il celebre finale. In questo modo il regista si assicura un colpo di scena che scaccia scontatezze e banalità. Nell’immaginario dello spettatore permane comunque la visione idealizzata della donna italica,  analizzata attraverso la sua bellezza e messa a confronto con la morfologia selvaggia della palude. Focalizzando l’attenzione sui singoli personaggi, emerge una considerazione sopra le altre: il bisogno di denaro, il desiderio di riscatto e la fame accuiscono il sotterfugio, facendo luce sulla sottile meschinità di Silvana e la sfrontatezza subdola di Walter. L’amarezza del riso deriva infine dal dramma che toccherà uno dei protagonisti, giustificando l’andamento di una vicenda legata alla storia sociale del secondo dopoguerra.

foto

Silvana Mangano non recita con la sua voce, è infatti doppiata dalla grande Lidia Simoneschi.

 
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