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Umberto D.

Giovedì 28 Marzo 2013 11:57

umberto d.Titolo originale: Umberto D.

Regia: Vittorio De Sica

Cast: Carlo Battisti, Maria Pia Casilio, Lina Gennari

Musiche: Alessandro Cicogniniumberto d.1

Produzione: Italia 1952

Genere: Drammatico

Durata: 90 minuti

 

 

umberto d.2

 

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: umberto d.3

Giudizio:

 

 

Trama

Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti), ex impiegato al Ministero dei Lavori Pubblici ora in pensione, vive in solitudine con poco più di 18.000 lire al mese e la compagnia del suo cagnolino Flaik. Abita in una piccola stanza in affitto all’interno di un appartamento in cui si trovano una scorbutica padrona e la sua servetta Maria (Maria Pia Casilio), considerata da Umberto come una nipote. L’uomo passa le sue giornate tra al mensa dei poveri e i tentativi di vendere i pochi oggetti di valore per aumentare le proprie disponibilità economiche, ma quando si tratta di dover pagare l’ultima rata dell’affitto, la padrona decide di subaffittare la stanza a sua insaputa, costringendo il povero vecchio a vagare senza meta.

Recensione

Considerato ufficialmente dai critici come l’ultimo vero film neorealista italiano, Umberto D. è di fatto dopo Ladri di biciclette il capolavoro di Vittorio De Sica, il quale dedica quest’opera alla sofferta memoria del padre, con cui intraprese un rapporto molto stretto. Incentrandosi prevalentemente sulle tematiche della solitudine, dell’abbandono e dell’indifferenza sociale verso gli anziani, Umberto D. descrive un’Italia, quella del dopoguerra, in cui la disparità e l’ingiustizia sono cosa comune, costringendo gli uomini a ledere il proprio onore pur di sopravvivere. Ma è proprio all’onore che il povero vecchio Umberto non vuole rinunciare, forte della consapevolezza del proprio passato e della situazione in cui si è trovato a vivere. Il rapporto con Maria, anch’essa vittima di una società in cui le responsabilità non vengono più condivise, rappresenta l’unica forma di amore e di legame che l’uomo dimostra con il suo ambiente, in cui anche i vecchi compagni finiscono per soccombere all’indifferenza e al menefreghismo. Persino il rapporto col cagnolino Flaik può essere letto come una simbolica forma di scambio reciproco di amore, che viene in parte a mancare nell’atto finale del tentativo di suicidio in cui il cagnolino sembra temporaneamente allontanarsi dal suo padrone, come volesse essere una specie di monito, di grillo parlante sulla coscienza dell’uomo che lo spinge a gratificare la vita, in qualunque circostanza e comunque vadano le cose. Il film poi si mostra come un affresco storico molto fedele della situazione italiana di inizio anni ’50, con tutte le problematiche relative alla povertà, alla ricostruzione, alle lotte operaie e al riconoscimento di un’identità sociale. Fortemente criticato dal Ministro degli Interni Giulio Andreotti, all’epoca della sua uscita la pellicola non riscosse molto successo in patria, dove forse si sarebbe voluta occultare la miseria e lo sfacelo in favore di un'edulcorazione e un abbellimento fittizio. Invece l’opera venne apprezzata moltissimo all’estero, dove venne candidata agli Oscar come miglior film straniero e anche alla Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1952. Sublime l’interpretazione di Carlo Battisti, professore di glottologia dell’Università di Firenze, qui al suo primo e unico ruolo cinematografico, in quanto riesce a rendere chiaramente la solitudine e la frustrazione che assalgono il povero Umberto, che malgrado tutto mantiene vivo il proprio onore e la propria dignità. Degna di nota è anche l’interpretazione della giovane esordiente Maria Pia Casilio, in seguito presenza fissa come caratterista nel cinema italiano degli anni ’50 e ’60. Poderosa e mastodontica la sceneggiatura di Cesare Zavattini, storico collaboratore di De Sica e padre dell’estetica del Neorealismo Italiano.

umberto d.4

 

Si racconta che Carlo Battisti, a causa della forte emozione, si presentò ai provini con ben due cravatte

 
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