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Omicidio a luci rosse

Scritto da Samuele Pasquino   
Giovedì 11 Novembre 2010 15:46

locandinaTitolo originale: Body double

Regia: Brian De Palma

Cast: Melanie Griffith, Craig Wasson, Gregg Henry

Musiche: Pino Donaggioscena1

Produzione: USA 1984

Genere: Thriller

Durata: 109 minuti

logo    Trailerscena2

 

 

Regia:

 Interpretazione: scena3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Jake Scully (Craig Wasson) attraversa un periodo difficile: scopre la moglie a letto con l’amante dopo essere appena stato licenziato dal regista di un film dell’orrore. In suo aiuto accorre un collega, che gli offre un lussuoso attico nel quale soggiornare. Jake osserva ogni notte una donna ballare seminuda nella casa di fronte prima di addormentarsi. Quando nell’abitazione si introduce un losco figuro, Jake tenta di salvarla ma finisce con l’assistere impotente al suo brutale omicidio. Dietro il delitto si nasconde qualcosa che va oltre le apparenze.

Recensione

Brian De Palma appartiene a quella speciale categoria di registi in grado di dettare i codici del genere cinematografico con estrema facilità e dedizione. Lui, nella fattispecie, si è sempre dichiarato un discepolo di quel grande maestro del thriller che era Hitchcock. Studiandone l’eredità, De Palma ha saputo personalizzare il suo stile creando noir d’autore e gangster movies talmente belli da sembrare anacronistici (nel senso positivo del termine). La memoria dei numerosi fan si grogiola tuttora attraverso capolavori quali “Gli intoccabili”, “Scarface” e “Carlito’s way”, soprassedendo su qualche sporadico capitombolo artistico, ad esempio “The Black Dahlia”. Negli anni ’80 il cineasta riprende alcuni clichés del decennio precedente per tessere e sviluppare la sceneggiatura di “Omicidio a luci rosse”. Si tratta di un film che, oltre al classico proposito dell’indagine nel delitto, propone un torbido quanto interessante intreccio fra tre dimensioni precise e molto estese, volte a creare una tripartizione di generi: l’horror, il porno e il thriller, non necessariamente in quest’ordine. Scegliendo un protagonista apparentemente banale nell’aspetto e nel comportamento, De Palma incasella le tappe di un viaggio in crescendo, un percorso quasi dantesco in situazioni al limite dell’oscuro paradosso. Di certo il titolo italiano rende l’idea solo per ciò che concerne la sfera pornografica, stravolgendo però tutto il resto, collegato all’originale “Body double”, ossia “Doppio corpo”, capace invece di proiettare il pubblico in quel limbo dove il reale quesito riguarda l’apparenza, l’inganno e il motivo naturalmente fuorviante. Il voyerismo acquisisce qui la sua veste viziosa e colpevole, puntando il dito su Jake, attore mediocre che non resiste alla più antica delle tentazioni, il piacere di spiare, sfogo particolare della paura per gli spazi chiusi. La sua caustrofobia può essere interpretata come una delle evidenti chiavi di lettura della trama, nemmeno troppo elaborata sebbene adeguatamente incisiva. De Palma alterna sprazzi di assurdo comico (la scena sulle note di “Relax”) a momenti di vera inquietudine (ogni qual volta compaia il misterioso indiano), trovando l’equilibrio giusto per farli coesistere. Il nudo risulta essere una componente importante ma non predominante, funzionale al tipo di storia trattata. “Omicidio a luci rosse” si configura come un thriller di buon tocco proteso inoltre verso scampoli irruenti di metacinema classico.

foto

 La scena dell’omicidio con il trapano elettrico compare anche in un episodio del fumetto dedicato a Dylan Dog.

 
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