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Pino Olivieri: il mio romanzo sull'antimilitarismo

Scritto da Samuele Pasquino   
Giovedì 29 Maggio 2014 11:20

intervista a Pino OlivieriPianezza (TO), 10 aprile 2014. Nella sede dell'associazione culturale La Torre dei Cristalli abbiamo intervistato lo scrittore emergente Pino Olivieri, autore maturo che ha deciso, con il suo romanzo Stelline e Stellette, di raccontare i difficili e struggenti anni contraddistinti dalla deportazione forzata nelle caserme militari per assolvere l'obbligo di leva. Gli anni '70, quindi, sono trasposti in un racconto letterario che eviscera tutti quegli aspetti drammatici poco noti o caduti in secondo piano rispetto ai lustri di un'epoca artisticamente e socialmente attivissima. Ecco allora emergere situazioni socio-politiche estreme, truci, che l'autore mette volontariamente in evidenza.

 

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Benvenuto Pino. Allora, la prima grande curiosità verte sul come nasce il progetto letterario "Stelline e Stellette". Ce ne puoi parlare?

"Stelline e Stellette" nasce da una rabbia profonda, provata durante il periodo di leva. Penso possa definirsi un "grido di dolore" in relazione a quel sopruso legato alla coercizione pazzesca e inutile di quel periodo. Infatti dieci anni dopo il congedo ho iniziato la stesura del libro.

Un romanzo, dunque, di lunga gestazione...

L'ho iniziato nel 1986 e concluso - dopo la prima, seconda e terza stesura - intorno agli anni '90. L'ho poi ripreso ca. 4-5 anni prima dell'effettiva pubblicazione, nel 2012, per aggiungervi un finale che a mio avviso mancava ai fini di un adeguato conferimento di senso al romanzo.

Nel corso della presentazione, Andrea Epaminonda ha offerto una dettagliata contestualizzazione soprattutto in ambito storico. Credi sia stata idonea per inserire il tuo romanzo in un determinato tempo piuttosto che in un determinato luogo?

Credo che Andrea sia stato notevolmente brillante nell'esporre il periodo storico sia a livello politico sia a livello sociale. Erano effettivamente degli anni un po' particolari, falcidiati da situazioni drammatiche quasi senza scampo. Erano gli anni delle Brigate Rosse.

Parliamo degli anni di piombo. Come si colloca in quest'ottica il concetto di "antimilitarismo"?

L'antimilitarismo è un concetto interiore che molti ragazzi letteralmente deportati avevano. Con il carattere che ho e che avevo, ritengo la sola idea di deportazione e costrizione assolutamente inammissibile. L'antimilitarismo è un no alla guerra, un pacifismo generale che in quegli anni era sentito fortemente e che era dettato dalla non voglia di sopportare le angherie che il potere sia militare - ruvido, brutale, totalitario - che civile esercitavano in una maniera folle.

Il protagonista è Stefano e la narrazione viene condotta in prima persona. L'opera può intendersi autobiografica?

L'opera è prettamente autobiografica, di inventato c'è relativamente poco. Tutte quelle situazioni e sofferenza raccontate io le ho vissute in prima persona attraverso quell'esperienza. Potrebbe sembrare tutto esagerato, ma oggi il militare di leva non c'è più. Non dimentichiamoci che l'obbligo forzato all'addestramento aveva indotto molti giovani al suicidio, poveri ragazzi strappati alle loro case, alle loro cose, alle loro famiglie.

Quali sono gli autori ai quali puoi esserti ispirato?

Stilisticamente parlando, mi sono ispirato a un'autrice italo-cubana, Alba de Céspedes, di cui ho letto quasi tutto. Per gli altri aspetti non ho avuto dirette ispirazioni. Laura Scaramozzino, in sede di presentazione, mi ha paragonato a Kafka e cinematograficamente a Polanski: Kafka per l'incapacità di risolvere il proprio esistenzialismo, Polanski per la propria visione della vita.

Hai menzionato Polanski e, sostanzialmente, dettato la domanda: che rapporto hai, in qualità di scrittore letterario, con la Settima Arte? Sei un amante di cinema?

Adoro il cinema fin da ragazzino.

Puoi individuare qualche film particolare che rechi in sé delle analogie con il tuo romanzo?

Non credo ci sia qualche pellicola che narri nello specifico la vicenda al centro di "Stelline e stellette". Penso che il mio romanzo potrebbe in prospettiva futura diventare una bella sceneggiatura cinematografica.

Secondo te "Stelline e Stellette", in accordo a stile e contenuto, può essere considerato un romanzo di formazione?

Io penso proprio di sì perchè segue un certo percorso che si staglia fra situazioni pericolose, pressanti, assillanti, ma in un'atmosfera di solidarietà tra i commilitoni.

Il target di lettori?

Il libro, inaspettatamente, è piaciuto molto di più alle donne che agli uomini. E' indubbio che la storia è maggiormente fruibile e comprensibile presso lettori appartenenti alla mia generazione, perchè si parla di un notevole intimismo. Tuttavia penso che molti aspetti della narrazione possano fungere da insegnamento anche per coloro che tali situazioni non le hanno vissute sulla propria pelle. C'è un'analisi delle sensazioni forte, addirittura estrema.

Dove è possibile reperire il tuo libro? Parlaci anche della casa editrice che ha deciso di pubblicarlo.

La casa editrice è la Besa, sita in provincia di Lecce; la distribuzione è a livello nazionale. Si trova presso i maggiori distributori, cito ad esempio Feltrinelli e Mondadori.

Domanda di rito: hai altri progetti letterari nel cassetto, in preparazione?

Ho scritto già altri due romanzi: uno è incentrato sul famigerato campo di guerra La cotta-Sioux di Cavallo Pazzo (è nel cassetto da circa 6 anni), l'altro su una storia d'amore. Ho inoltre cominciato da poco un romanzo sulle Brigate Rosse e sul terrorismo.

E' stata una bella discussione. Grazie per averci dato la possibilità di intervistarti.

Grazie a voi per avermi dato questa opportunità.

 
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