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Fabio Guaglione racconta True Love

Scritto da Veronica Galafassi   
Venerdì 31 Maggio 2013 17:00

fabio guaglioneDopo aver assistito alla proiezione del film True Love, primo lungometraggio dei produttori italiani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, una mattina siamo riusciti a incontrare Guaglione facendoci rilasciare un’intervista, condividendo con lui una ricca colazione e tante curiosità sul film che li sta facendo conoscere a livello internazionale, in particolar modo li vede uscire vincenti in Oriente, dove la proiezione è stata direttamente veicolata nelle sale cinematografiche e dove i riconoscimenti non sono mancati. Ad oggi la pellicola è stata venduta in 70 paesi, grande soddisfazione per due artisti che stanno cercando di conquistare il mercato internazionale; in Italia, invece, la Rai ha optato per inserirlo gratuitamente sul web nella fase iniziale, prima dell'uscita in dvd e il passaggio sul canale Rai Cinema. I due registi e produttori, compagni fin dai tempi della scuola, hanno scritto e prodotto insieme il film, sono co-autori e co-sceneggiatori della pellicola. In questo caso hanno lasciato la regia in mano a un loro collaboratore per i troppi impegni che li tenevano occupati, ma facendo questa scelta si sono assicurati la libertà di mettere il naso anche in questo ruolo, essendo anche la produzione affidata a loro. I due sono soci, nel 2009 hanno fondato la casa di produzione Mercurio Domina, nome d'ispirazione astrologica, per coltivare una passione che li accomuna.

Come è nata l’idea del film? Da dove viene l’ispirazione?

"Nel 2009 la casa di produzione 'Mercurio Domina' stava sviluppando dei film per delle società di produzione americane molto grosse, questo però prendeva molto tempo, anni, così è nato lo stimolo di creare un proprio film, scalpitavano per creare una nostra storia da sviluppare, ma con un budget limitato. Da qui l’idea di prendere dei personaggi, rinchiuderli in un posto e studiare il loro comportamento psicologico e il loro legame amoroso: da questa piccola scintilla è partita la stesura della sceneggiatura, che è stata impostata in modo da far costare poco il film. Il problema era che non si poteva rimanere rinchiusi in un cubo, sarebbe diventato troppo noioso, così il bisogno di fare delle esterne è stato risolto utilizzando immagini spiate attraverso cellulari o camere non esattamente professionali, facendo in modo di non costruire set."

… per quanto riguarda l’ispirazione?

“Il film non sarebbe nato senza aver visto il primo 'Saw', dove i primi 15 minuti vedono un dialogo tra due persone incatenate in un bagno, e tu sei incatenato al film mentre lo guardi: da qui capisci che una storia cinematografica si può architettare anche con due soli protagonisti rinchiusi in una location, anche se poi 'True Love' si rivela una parabola d’amore, per quanto perverso e fantascientifico, mentre 'Saw' è propriamente un thriller con un assassino. Un’altra fonte d'ispirazione conscia è stata 'Lost': come nel telefilm c’è un mistero di base, ci si domandava cosa fosse l’isola, mentre in questo caso la domanda è 'cos’è il cubo?'. Qui ci si concentra sui due protagonisti che, non a caso, si chiamano Jack e Kate, proprio come i due attori principali di 'Lost'. Ciò che interessa raccontare di loro non è il motivo per cui si trovano lì ma chi sono e se si amano veramente.”

Come mai sono stati scelti attori stranieri per un film italiano?

“Per due motivi: primo, perché i film di genere, horror, thriller o fantascienza, sono legati a un immaginario che nella testa delle persone parla in inglese ed è ambientato in luoghi che siamo così abituati a vedere in quei film considerati come dei 'non luoghi' - se per paradosso la storia fosse stata ambientata a Palermo o in India sarebbe stato percepito in maniera differente, essendo invece girato a Los Angeles, il cervello non fa fatica a collocare le azioni, come non fosse girato da nessuna parte. Secondo, essendo girato in inglese c’è più facilità di vendita sul mercato internazionale. L’intenzione era quella di fare un film conducendo un’operazione imprenditoriale, spendere poco ma guadagnare qualcosa da questa creazione; un film in italiano coi sottotitoli non avrebbe reso come invece succede a un film americano girato in America."

La scelta del film "low budget" ha influito nella lavorazione?

“E’ stata influente in quanto stimolo per creare il film. Nel corso di tutta la lavorazione abbiamo dovuto combattere costantemente con dei limiti, è stato interessante perché ogni volta ci si doveva inventare uno stratagemma per rientrare nei costi. La fase più dura è risultata quella concernente le riprese, perché girando una settimana negli Stati Uniti e tre in Italia si è corso molto, tantissime inquadrature al giorno, tre set al giorno, cosa davvero difficile in una produzione normale. Abbiamo fatto ricorso al fattore spionaggio per le scene, non servivano primi piani o campi totali, sistemare luci, o microfoni: piazzando un paio di camere facevamo rifare la scena tre volte agli attori e quello bastava, poi nel post produzione è stato fatto un gran lavoro per sistemare tutto il materiale accumulato. In totale dieci mesi per il montaggio definitivo.”

Come mai la scelta di un regista esterno? Le vostre opere siete soliti firmarle voi...

“Le motivazioni sono molteplici. Abbiamo aperto una casa di produzione con cui vogliamo fare progetti in qualità di creatori e sceneggiatori, abbiamo la supervisione delle opere ma intendiamo soprattutto allevare giovani registi; quando è nato 'True Love' eravamo occupati con impegni pregressi con altre società e per liberarci avremmo dovuto fare troppi giri con avvocati. E' risultato più agevole appoggiarci a un amico regista per avere così la comodità di buttare il naso ogni volta che ce ne fosse stato bisogno.”

Per quanto riguarda la scrittura di "True Love", da chi è nata l’idea?

"Il discorso parte dal nostro precedente progetto. Avevo esposto al mio socio l’idea di 'Afterville', ma era stata bocciata inizialmente perché non credeva che la storia avrebbe potuto reggere. Allora ho scritto tutto in una notte, il progetto è stato realizzato ed è andato molto bene, ha avuto ottimi riconoscimenti, ha vinto festival internazionali e ci ha portato anche una chiamata da Hollywood; la stessa cosa è successa per 'True Love', nata l’idea l’ho scritto di getto e anche in questo caso è andata molto bene.”

Parlaci della chiamata ricevuta da Hollywood, come è avvenuta?

"L’impatto è stato sconcertante, è stato proprio come in un film degli anni Ottanta: ero nel mezzo di questa riunione di lavoro noiosissima, quando ricevo una chiamata da una persona che era presente a un festival in cui stavano proiettando 'Afterville'. Mi si è presentato come il producer di una major americana, dicendomi che il nostro corto era una delle cose più belle che avesse visto e che voleva sapere se eravamo rappresentati da qualcuno, e se i diritti del film erano liberi. Io sono rimasto a bocca aperta, da lì è iniziata l’avventura, abbiamo affrontato un po’ di step che ci hanno portato ad avere un manager, un agente etc, finchè siamo andati direttamente sul posto, abbiamo iniziato a conoscere producers ed è stato il nostro primo impatto nell’interfacciarci con Hollywood, a conoscere i pro e i contro; un ambiente molto complesso, il processo che muove quell’industria non è così scientifico come si può pensare ma è molto legato alla casualità di alcuni eventi e di rapporti. Al momento stiamo sviluppando dei progetti e sicuramente, prima o poi, si concretizzeranno."

La vostra casa di produzione è ancora giovane: come vive il mercato cinematografico?

“Diciamo che adesso si tratta di dare un seguito a 'True Love', trovare un budget piccolo per il progetto successivo, nel senso che questo lungometraggio è finanziariamente andato bene, si tratta ora di dimostrare che non è stato un caso. Quando si riesce ad avere dietro le spalle due o tre progetti così, allora diventa una realtà più credibile. Il problema sta nel fatto che il mercato si sta contraendo, procurando molti più rischi per progetti piccoli nonostante la maggiore libertà creativa.”

Per concludere, vorremmo capire il vostro percorso di formazione cinematografica per dare stimoli a chi si vorrebbe avvicinare a questo settore.

"Finito il  liceo scientifico, ci siamo chiesti se dovevamo iscriverci a una scuola di cinema. Siamo andati a Milano, abbiamo fatto un paio di domande, anche se sapevamo di non essere a Los Angeles. Quindi chi ci avrebbe insegnato cinema in Italia? Poi abbiamo visto che dopo tre anni di scuola, la tesi avrebbe coinciso con la realizzazione un corto. Siamo partiti direttamente da lì, abbiamo fatto un corto che ha funzionato da demo e poi è nato E.D.E.N, il primo cortometraggio di fantascienza. Abbiamo riunito per questo progetto un po’ di persone a Milano che facevano pubblicità, ma il cui sogno era quello di partecipare a un film, giovani incoscienti e scapestrati uniti da una stessa passione. Siamo stati mossi sicuramente dall’istinto, ma il tutto deve essere supportato dall'accademia, bisogna studiare, leggere manuali, non bisogna pensare di aggirare le regole, soprattutto nella scrittura. Mi dispiace, a questo proposito, che in Italia i giovani maturino la convinzione di essere già arrivati dopo aver partecipato a un singolo progetto. Dovremmo essere tutti più umili e studiare di più."

Ringraziamo ancora Fabio per la disponibilità e la simpatia che ci ha dimostrato, raccontandoci di sé e dei suoi progetti, perché è sempre uno stimolo vedere che si riescono a realizzare idee e sogni se ci si crede davvero.

 
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