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La Vie d'Adèle conquista la Palma d'Oro

Scritto da Alessandra Bonsignorio   
Mercoledì 29 Maggio 2013 12:25

La vie d'Adele conquista la Palma d'OroAlla fine, anche la 66ima edizione del Festival di Cannes si è conclusa, fra gossip e vestiti di dubbio gusto, ma, nonostante i forti temi trattati dai film presentati, senza il consueto strascico di polemiche. Vincitore della Palma d'Oro è stato La Vie d'Adèle, del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche: il film racconta la storia di due ragazze omosessuali e del loro percorso amoroso e di vita, con la visibile influenza della Petra von Kant di Fassbinder. Il tema dell'omosessualità viene finalmente sdoganato anche al cinema e nei festival, a dispetto dei gesti di follia e delle proteste che stanno attraversando la Francia in questi giorni, grazie a un film ben fatto e ben recitato, con lunghe scene erotiche che non risultano mai volgari o forzate. A portarsi a casa il premio per la miglior interpretazione femminile è stata Bérénice Bejo, che giocava in casa pur essendo di nascita argentina. La Bejo è diventata celebre grazie al ruolo di Peppy Miller nel capolavoro The Artist, nel quale era diretta dal marito Michel Hazanavicius e che le è valso l'Oscar e il Premio César, ma nessun premio a Cannes. Quest'anno, dunque, era intenzionata a rifarsi con l'attesissimo Le passé di Asghar Farhadi, e ci è riuscita con il talento e l'eleganza che la contraddistinguono.

Bruce Dern, attore americano dalla lunga e fortunata carriera (ha iniziato con Hitchcock e ha recitato per Pollack, Coppola e Tarantino), è stato giustamente premiato per la sua interpretazione in Nebraska di Alexander Payne, ma è naturale un po' di rammarico per non aver visto vincere il sublime Michael Douglas di Behind the Candelabra, un'altra pellicola che parla, con grazia e intelligenza, di omosessualità.

Il Grand Prix Speciale della Giuria è andato ai soliti inimitabili fratelli Coen e al loro Inside Llewyn Davis, il Prix du Scenàrio al cinese Zhangke con Tian Zho Ding, quello per la messa in scena alla pellicola messicana Heli (l'unico premio lievemente contestato) e il Premio della Giuria al giapponese Hirokazu Kore-eda.

Un palmarès di tutto rispetto, che esclude però l'Italia e il suo rappresentante in concorso Paolo Sorrentino, regista solitamente molto apprezzato oltralpe. La grande bellezza è stato uno dei film più applauditi durante le proiezioni, sia quella per la stampa che quella per il pubblico, ma questo non è bastato al presidente di giuria Steven Spielberg e ai suoi colleghi per premiarlo. Il motivo non è chiaro: sarà il botteghino a dare a Sorrentino la meritata rivincita.

 
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