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Far Away

Scritto da Samuele Pasquino   
Giovedì 09 Maggio 2013 08:50

far awayTitolo originale: Far Away

Regia: Andrea Zamburlin

Cast: Maurizio Merluzzo, Gianluca Guastella, Stefania Mariani

Musiche: Gabriele Massari

Produzione: Italia 2013far away1

Genere: Fantascienza

Durata: 27 minuti

Trailer

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Regia: stella12stella12

Interpretazione: stella12stella12

Sceneggiatura: stella12far away3

Musica: stella12stella12stella12

Giudizio: stella12stella12

 

Trama

Una squadra di giovani agenti, la Wolf Agency Team, viene ingaggiata da un’organizzazione segreta per scortare fino a un luogo stabilito una misteriosa ragazza, che rivela nel corso del viaggio straordinari poteri telecinetici e una natura aliena. Nel suo mondo, però, la rivogliono.

Recensione

Nonostante la giovane età, Andrea Zamburlin ha già vinto alcuni importanti premi nell’ambiente della cinematografia, tra cui lo Spazio Piemonte per il pregevole cortometraggio Remember. Far Away costituisce il suo personale tentativo di riaccendere le luci della fantascienza in Italia, spente da ormai troppo tempo in favore di generi ben più gettonati. La Settima Arte italica, orfana di budget faraonici e mezzi avveniristici i cui prototipi di mussoliniana memoria hanno da diversi lustri attraversato l’oceano crescendo a Hollywood, ricerca risorse nei giovani virgulti e nella passione per la voluttuosità della macchina da presa. Passi la volontà di pensare in grande, ma con idee nuove e sradicamenti da operare in maniera netta e decisa per rivalutare e rilanciare la sci-fi nostrana, ferma all’ultimo lavoro dei Manetti bros, L’arrivo di Wang, datato 2011. Zamburlin disattende in concreto l’illusione di una risurrezione, manifestando più la propria immaturità, intesa come materia acerba, che la concettualità futurista di un moderno Marinetti. Ne deriva un cortometraggio con l’ambizione di estendersi al lungo, un megapromo (così come l’ha definito) in cerca non di autore ma di finanziatore, un’opera incompiuta e in attesa di proseguire la gestazione. Nei 27 minuti di vita il bambino di celluloide prova a scalciare ma non si fa sentire, geme invano e non sorride, mimando piccoli eroi da manga e cartoni animati giapponesi. Ebbene sì, il film fa il verso senza eleganza a Dragon Ball e compagnia, scopiazzando qua e là a ritmo di rap e roboanze da ghetto italo-americano anni ’80. Eppure, nella teoria dibattuta e da dibattere, in potenza capacità e talento ci sono, orfane però di applicazione e della serenità (questo va detto e precisato) di un valido supporto economico in grado di traghettare nella giusta direzione lo sforzo intellettivo. Molto interessanti gli FX, realizzati in post-produzione, simpatiche le interpretazioni – comunque distanti da una doverosa disciplina attoriale – quanto ibrida la fotografia, impregnata di tonalità eccessivamente ovattate, flebile ammiccamento alla tecnica visiva utilizzata da Michael Bay. Con questa giocosa ragazzata si ride, certo, ma c’è bisogno anche dello stupore suscitato da un’adeguata narrazione, e qui siamo lontani.

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Gli attori hanno recitato tutti a titolo gratuito

 
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