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La fame di Garibaldi

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 30 Dicembre 2012 14:13

la fame di garibaldiTitolo originale: La fame di Garibaldi

Regia: Giuseppe Sagnelli

Cast: Angelo Amoretti, Antonello Pinto, Adriana Fichera

Musiche: Donato Proto, Daniele Franzese e Ale Del Monaco

Produzione: Italia 2012garibaldi1

Genere: Commedia

Durata: 4 minuti

Cinemanutenzioni Prod. Film Completo

Locandina realizzata da Roberta Iadevaiagaribaldi2

 

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: garibaldi3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Un anziano clochard (Angelo Amoretti) sopravvive imitando Garibaldi seduto su di una panchina. Nonostante l’indifferenza dei passanti e qualche presa in giro, l’uomo riesce comunque con saggezza e garbo a sorridere alla vita.

Recensione

“Maschero me stesso, maschero il mio viso. Mi passate accanto adesso, come se mi avessero ucciso.” La memorabile fanfara della Garibaldina precede un verso ch’è sintesi di una profondità mirata, quella che si inabissa nei meandri dell’esistenza traendone matura e commovente sensibilità. Il cortometraggio “La fame di Garibaldi” corrisponde a un roboante inno al coraggio di vivere nonostante le difficoltà che contraddistinguono una crisi economica momentanea e, in vero, si incarnano in un’indifferenza atavica e amorale. Nell’opera prima della Cinemanutenzioni Prod., diretta dal giovane e riflessivo Giuseppe Sagnelli, c’è ben più di una storia, c’è una traccia di destino che, nella propria focalizzazione, accomuna una categoria, quella dei cosiddetti “invisibili”, i senzatetto, i volgarmente epitetati “barboni”. Tra di loro emerge il soprannominato (per dignità e somiglianza) Garibaldi, la cui parabola subitanea e poetica si impregna di simbolismi e interpretazioni che hanno dalla loro immediatezza di fruizione e semplicità di resa visiva. Sagnelli sceglie un soggetto impegnativo nella sua essenzialità, proiettandolo in una realtà di periferia e sottoponendolo all’osservazione di un deus ex machina premuroso e di alta prospettiva. La sua attenzione per l’individuo e la relativa singolarità si spiegano con un ricercato riferimento alla gloriosa epoca del cinema muto: il commento musicale, gli intermezzi sottotitolati nonché il gioco di accelerazione temporale emulano con stile antico la dovizia scenico-narrativa promulgata da Charlie Chaplin e dal suo Charlot, araldo di inconsueta e impolverata eleganza. Come il più famoso vagabondo urbano, anche Garibaldi è costretto a confrontarsi con la povertà e la disillusione ma al contempo, superando la sfida originata dal conflitto fra passato e modernità, ergo fra generazioni, può credere e affidarsi alla provvidenza. Sagnelli è attento nel mantenere teso il filo che unisce il contenente alla semantica, operando sofismi cromatici e metamorfosi chiaroscurali che guidano lo spettatore verso un’apertura umana, affaticata ma raggiante: la speranza di guadagnare un pasto succede allo scherno (reso con un primissimo piano dinamico e poi con un inseguimento, evidente topos delle primordiali “comiche”) e si concretizza capitalizzando un inutile spreco, un panino gettato via con stizza e raccolto da un affamato di vita. Il grigiore dell’ignoto si dissolve a favore di un lembo di felicità baciato dal sole: la storia ha il suo meritato happy end da commedia agrodolce. Il protagonista Angelo Amoretti merita un plauso, dimostrando di avere la presenza di un grande attore teatrale e la cinetica di un mimo artista. Il primo lavoro di Sagnelli e compagnia supera brillantemente l’esame inaugurale e, sebbene si noti qualche leggera imperfezione nell’ultimo scampolo di girato (una sovraesposizione che però nulla toglie alla summa), il loro futuro promette davvero molto bene.

garibaldi4Il cortometraggio esce in concomitanza con la festa di Natale per comunicare un messaggio forte in un periodo per antonomasia caratterizzato da grandi spese

 
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