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Il grande Pelé a Milano per presentare il biopic a lui dedicato

Scritto da Susanna Di Lernia   
Giovedì 26 Maggio 2016 08:34

Pelé conferenza stampa a Milano1Milano, 25 maggio 2016. Si è svolta la mattina in Sala Buzzati la presentazione stampa del film di Jeff e Mike Zimbalist Pelè: Birth of a Legend, alla vigilia della sua uscita nelle sale, che ripercorre la primissima parte della carriera del ragazzo di strada che ha fatto sognare il mondo: dall’infanzia nella favela brasiliana al successo nel 1958, quando a soli 17 anni vinse con il Brasile la sua prima Coppa del Mondo.

Presenti all’evento oltre a Pelè, che figura tra i produttori della pellicola, il produttore Ivan Orlic, Andrea Monti e Gianni Valenti, rispettivamente direttore e vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, che ospita l’evento ed è media partner del film. In sala anche Bruno Pizzul, che ha prestato la sua voce in alcuni segmenti della pellicola, e il Console Generale del Consolato del Brasile di Milano Paulo Cordeiro de Andrade Pinto. È Monti a presentare il calciatore come “giocatore simbolo della storia del calcio, vivo nell’immaginario collettivo di diverse generazioni in tutto il mondo, capace di vincere 3 Mondiali con la sua Nazionale e segnare 1.300 gol, record questo che difficilmente verrà uguagliato da altri.” Monti ricorda infine che il fuoriclasse è già stato attore prima di oggi – in Pelè infatti compare in un piccolo cameo - insieme a Sylvester Stallone e Michael Caine in Fuga per la vittoria, diretto nel 1981 da John Huston.

Pelé conferenza stampa a Milano2È poi Gianni Valenti a prendere la parola: “Si tratta di un film di 107 minuti di emozioni nel quale da una parte vediamo una famiglia estremamente combattuta per il futuro del primogenito e dall’altra uno splendido calcio giocato. È la seconda volta che O’ Rey è ospite de La Gazzetta: la prima volta fu nel 1990, prima dei Mondiali di calcio disputati in Italia, e per tutta la redazione questo rimane uno dei ricordi più belli di sempre.” Anche Pelè ricorda bene quel momento perché, come afferma, i ricordi brutti cerca di dimenticarli, quelli piacevoli preferisce tenerli stretti. Alla domanda di Valenti su quanto la pellicola rappresenti effettivamente la sua vita, l'ex giocatore risponde in questo modo: “Come avete già ricordato, ho lavorato con nomi importanti del cinema; per questo, quando mi hanno proposto questo film sulla mia vita ho pensato che fossero pazzi. Quando, però, ho letto la sceneggiatura ho capito che questo lungometraggio sarebbe stato diverso, perché parlava della mia famiglia e degli inizi della mia carriera. Mi sono commosso.”

Ivan Orlic, produttore della film, ha spiegato le difficoltà di reclutare due attori che interpretassero Pelè in due fasi diverse: un bambino e un adolescente: “È stata una sfida importante. Avevamo a disposizione i migliori direttori casting del mondo. Abbiamo provinato oltre tremila bambini in tutto il mondo, cercavamo qualcuno che portasse la stessa luce e le stesse emozioni che trasmette Pelè quando entra in una stanza, ma non è affatto semplice trovare un bravo interprete che sappia anche giocare bene a calcio. Kevin de Paula è stato trovato per puro caso durante un sopralluogo sulle spiagge di Rio. Era perfetto. Ci tengo anche a ringraziare Pelè per avermi concesso l’onore di raccontare la sua vita a tutto il mondo.”

Pelé conferenza stampa a Milano3Protagonista del film, insieme a Pelè, è la sua Ginga. Passo base della capoeira, nel calcio rappresenta la gioia e il trionfo del talento contrapposti alla tecnica. “La Ginga è una cosa personale che ognuno ha dentro di sé” - spiega Pelè - “È puro spettacolo. Non ha a che vedere con la forza, ma con il cuore e l’anima di una persona. È difficile dire se c’è ancora Ginga nel calcio moderno, il gioco è più chiuso rispetto al passato, quando tanti giocatori erano pieni di Ginga: Cruijff, Charlton, Garrincha. È difficile trovare queste caratteristiche in un unico giocatore. È un po’ come nella musica, nessun musicista è uguale all’altro. Tra i giocatori di oggi, il più vicino a questi modelli è Messi. E continua: ”La finale del 1958 contro la Svezia era molto più che una partita, era un riscatto sociale.” Interrogato su quale fu la sua partita più importante, il campione conferma che, se ci si riferisce alla prima parte della sua carriera, fu proprio questa finale: “In Svezia, dopo la delusione del 1950, nessuno sapeva chi diavolo fossimo. I giornalisti mi chiedevano se venissi dall’Argentina o dall’Uruguay. Dopo quel Mondiale vinto, tutti sapevano chi eravamo e chi ero io. La conquista del Mondiale del 1970 in Messico è stata però ancora più importante. Ero ormai un giocatore con esperienza, al mio ultimo Mondiale, e sicuramente più consapevole di quello che stava accadendo”. "In quel Mondiale, quel colpo di testa su Burgnich fu la nostra piaga", scherza Valenti. “Questa è la vita”, ribatte Pelè, con quella sua risata che ti disarma. Su questo colpo di testa torna anche Bruno Pizzul, storico cronista della Nazionale Italiana, all’epoca molto giovane: “Se lui era un ragazzo di strada, ne sentiamo molto la mancanza. Nonostante gli anni di carriera ormai alle spalle, sono ancora molto emozionato di vederlo.

Pelé conferenza stampa a Milano4Sulle prossime Olimpiadi a Rio e sulla Coppa America del Centenario, il fuoriclasse ha preferito non esprimersi ma ammette che l’ultima Coppa del Mondo è stata un disastro per il Brasile: ”Nessuno poteva immaginare una sconfitta 7 a 1 contro la Germania, sebbene questa fosse senza dubbio la squadra migliore del Mondiale. Ho visto quella partita con mio figlio a Rio e lui ha rischiato di vedermi piangere, così com’era successo a me con mio padre a Bauru nel 1950. La storia tende sempre a ripetersi, non c’è spiegazione.” scherza. Riferendosi di nuovo al film, Pelè sottolinea: “Ci sono scene che mi hanno riportato indietro nel tempo, ho dovuto essere molto forte per non piangere. L’importanza di quest’opera sta nel messaggio: i ragazzi di strada possono avere successo. Dio sa che il mio sforzo di tutti i giorni è impegnarmi per le nuove generazioni.”

Per concludere rivela, infine: “Il mio gol più bello l’ho segnato alla Juventus, il più importante fu il mio millesimo gol al Maracanã, su rigore. È facile segnare su rigore, certo. Ma quella fu l’unica volta in cui mi tremarono le gambe.

 
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