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Il racconto dei racconti: Garrone rivela il fantasy italiano

Scritto da Gemma Buonanno   
Domenica 10 Maggio 2015 14:02

conferenza stampa del film Il racconto dei racconti1Roma, 8  maggio 2015, Cinema Adriano: conferenza stampa dopo l’anteprima nazionale del film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.

Sono poche le anteprime che destano così tanto interesse da fare il pienone in sala: tra queste l’ultimo lavoro del timido e visionario Matteo Garrone, Il racconto dei racconti, che ha riunito in sala addetti ai lavori e non, penne note (e non) del giornalismo cinematografico e televisivo, come buona parte dei critici del programma Cinematografo (unico programma Rai che parla di cinema), da Anselma Dell’Olio, Enrico Magrelli al partenopeo Valerio Caprara, per citarne qualcuno. Protagonista assoluto dell’incontro Matteo Garrone, dalla prossemica esplicativa e una dialettica schietta. Il cineasta, da sempre restio a parlare ai giornalisti, ha scelto di non “intavolare” un discussione classica optando per una situazione scomoda ma veloce, così da restare in piedi davanti a una platea avida di informazioni. A supporto, in prima fila, alcuni rappresentati di Rai Cinema (che ha coprodotto il film) come il suo direttore Paolo Brocco e i "tecnici" Massimo Cantini Parrini, Leonardo Cruciano e Dimitri Capuani.

conferenza stampa del film Il racconto dei racconti2"Da ogni desiderio scaturisce una conseguenza, da desideri così violenti ogni azione sarà altrettanto violenta": tre regni vicini senza tempo con re, regine, principesse, principini monozigoti albini, circensi, maghi, draghi e pulci giganti. Sono questi alcuni dei protagonisti di questa favola popolare girata, sceneggiata e in parte prodotta dallo stesso Garrone. Partendo da Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile (raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636), il regista de L’ Imbalsamatore, GomorraReality si rapporta con qualcosa di precedentemente mai sperimentato, il fantasy, genere complesso che a suo stesso dire ha generato in lui una sorta di frustrazione, dovendosi confrontare con situazioni tecniche estranee e con l’impossibilità di avere l’immagine finale e quindi un controllo sul girato prima della post produzione. Un fantasy/horror con matrice partenopea, lì dove la cultura napoletana (e italiana) è e resta forte, con la sfida però di doversi affacciare su un genere fino a ora di puro intrattenimento esclusivamente "Made in USA and England", con il tentativo di distanziarsi da esso conservando una propria identità. La scelta della lingua inglese, apparentemente azzardata e contraddittoria con l’idea di identità,  nasce dall’esigenza di far conoscere le opere di Basile - che hanno ispirato le successive favole gotiche - a un pubblico più vasto possibile e alla sua non localizzazione. Dice Garrone: "Non ho imposto nessun accento che inchiodasse i suoi personaggi a un colore dialettale." Da qui anche la scelta del cast di respiro internazionale: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly.

conferenza stampa del film Il racconto dei racconti3Alla domanda sul lavoro esercitato sulle location, il regista spiega: "Nei miei film, i luoghi hanno spesso influenzato e ispirato i temi narrati, trasformandosi essi stessi in drammaturgia. Le linee guida  di questo film sono molto simili a quelle di Reality o Gomorra: "Si è partiti da luoghi reali per proseguire poi con un’operazione di non realismo, di artificio, di iperrealismo, che rende alcuni edifici e panorami delle opere pittoriche. Leonardo Cruciano aggiunge: "Stesso lavoro si è fatto per gli effetti speciali: si è cercato di ricostruire fisicamente delle creature fantastiche in modo che gli attori si trovassero a recitare a stretto contatto con loro calandosi così appieno nel ruolo nel corso delle riprese."

Ancora una volta il cineasta romano, ex pittore, accosta l’onirico e il fantastico al realismo, scegliendo dei luoghi, delle scenografie reali (Castel del Monte, Le Gole dell’Alcantara, le Vie Cave e il Bosco del Sasseto) che diano l’impressione di non realismo. La scelta di un fotografo del calibro di Peter Suschitzky, collaboratore di David Cronenberg - abituato a confrontarsi con un tipo di cinema claustrofobico e iperreale - ha reso il lavoro in linea con le aspettative e le intenzioni del regista. Discorso diverso per la sceneggiatura: se la ricerca del forte, del fisico, comune e veritiero è una costante dei film di Garrone, il lavoro diegetico e narrativo in questa pellicola si rivela diametralmente opposto. In Reality e Gomorra, Garrone è partito da fatti reali per poi trasfigurarli in una dimensione onirica, mentre ne Il racconto dei racconti ha compiuto, insieme ai suoi sceneggiatori, il percorso inverso: "Si è partiti da situazioni fiabesche" - dichiara Garrone - "Per ricondurle poi su di un piano reale. In questo modo lo spettatore può sentirsi parte della narrazione e non provare un senso di estraniazione."

La scelta di partire dai racconti di Basile non è “campanilistica” ma ispirata e naturale. Ne Il racconto dei racconti, così come nei precedenti lavori di Garrone, si ritrovano temi quali l’ossessione, la ricerca spesso malsana del bello, la trasformazione del corpo. La domanda, quindi, sul lavoro fatto sui corpi degli attori nasce spontanea. Il regista candidamente risponde che, come aveva già fatto in precedenza, il suo lavoro consiste nel lasciare che l‘attore esprimi liberamente la sua percezione del personaggio. Aggiunge, però, che in questo suo ultimo film c’è il tocco del gentil sesso, dato dalla presenza di più personaggi femminili rispetto al passato, che però non vuole essere un manifesto femminista ma semplicemente una scelta tematica casuale (la misoginia di Garrone non è morta).

Film coraggioso, potente dal punto di vista visivo, un Garrone che non ti aspetti… ma che forse neanche vorresti. Il Racconto dei Racconti, costato 12 milioni di euro, esce il 14 maggio in circa 400 copie lo stesso giorno in cui sarà presentato in anteprima mondiale al Gran Theatre Lumiere di Cannes.

 
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