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Il Campidoglio accoglie le Pussy Riot

Scritto da Roberto Baldassarre   
Domenica 01 Febbraio 2015 14:18

conferenza pussy riot1Roma, 29 gennaio 2015. In mattinata, nell’elegante Sala della Protomoteca, in Campidoglio, viene presentato in anteprima il breve documentario Pussy Vs Putin. La sala è abbastanza gremita, sono presenti alcuni critici, alcuni giornalisti, gente comune che è venuta ad assistere alla proiezione e, soprattutto, una scolaresca a cui, prima dell’inizio della proiezione, è stato chiesto di inscenare un Flash-Mob sulla Piazza del Campidoglio. Prima della proiezione vi è un breve intervento di Gianluca Peciola, Presidente Gruppo SEL, in cui esterna la sua gioia di poter presentare questo importante documento giornalistico e ringrazia i due registi di essere presenti; di seguito l’intervento di Simone Amendola che, assieme alla collega documentarista Floriana Pinto, ha organizzato questo evento. Amendola per sommi capi spiega che ha conosciuto i due registi al Festival di San Pietroburgo, dove la pellicola era in concorso – ma poi ne è stata annullata la proiezione – ed essendo piaciuto il documentario, ha deciso di portarlo in Italia.

conferenza pussy riot2Appena terminato il documentario, un lungo applauso incensa la pellicola e accoglie i due autori. Sono presenti alla conferenza stampa il già citato Gianluca Peciola, la consigliera Imma Battaglia e i due documentaristi Floriana Pinto e Simone Amendola. Il Sindaco Ignazio Marino, che doveva intervenire, non era presente. Apre Taisiya Krougovykh, che ringrazia per il lungo applauso e risponde alla prima domanda che riguarda il perché di questo “colorato” abbigliamento delle Pussy Riot. La regista spiega, attraverso uno dei due traduttori, che il passamontagna, ricavato da cappelli a cui sono stati praticati dei fori, serve per nascondere il volto, per non mercificare l’immagine. Subitaneamente viene rivolta ai due autori un'altra domanda, in questo caso sulla situazione odierna della Russia e sul movimento delle Pussy.conferenza pussy riot3 Risponde nuovamente Taisiya, che rileva come l’atteggiamento della repressione, di far tacere il dissenso, si sia inasprito. Cita un fatto recentissimo, in cui una persona, sulla Piazza Rossa, aveva esposto un cartello con scritto "Je suis Charlie" finendo con l'essere arrestato e pesantemente multato. Per quanto riguarda le Pussy Riot, la regista conferma che operano sempre contro la dittatura e si occupano anche di assistenza verso le persone che sono in carcere. Ambedue le azioni sono “illegali”. La regista Taisiya, poi, riporta un'altra terribile azione di minacce da parte dello Stato per stroncare la protesta: un’attivista lesbica ha trovato nella sua auto una testa mozzata. Un’altra domanda che viene posta ai due filmakers riguarda l’informazione in Russia, come vengono recepite le manifestazioni delle Pussy Riot. Risponde Bogatov, in tono lapidario, che i mezzi di informazione, asserviti al potere, escludono queste proteste, censurandole. conferenza pussy riot4I cittadini russi non hanno modo di avere una controinformazione e conoscere la verità dei fatti (o un loro punto di vista differente). Aggiunge una tagliente chiosa Taisiya, che sottolinea come i tipici cittadini russi che guardano la televisione sono quelli che poi vanno in Ucraina, uccidono gli ucraini e poi dicono che gli ucraini sono fascisti.

Prende poi la parola Imma Battaglia che, oltre a elogiare il documentario, propone un'iniziativa di cooperazione per fare un Gay Pride italiano in Russia a fine giugno, chiedendo l’appoggio politico – e morale – ai due filmakers. Al di là di uno smaccato retrogusto propagandistico, i due autori si mostrano interessati. La Battaglia prosegue parlando della situazione italiana che, fatte le dovute differenze, non è tanto dissimile a livello di repressione razzista riguardo la sessualità. La Battaglia lamenta non la violenza fisica, a cui si può rispondere, ma la violenza generata dall’ipocrisia. L’ultima domanda riguarda un tema odierno, e cioè la crisi economica che sta colpendo la Russia. Risponde nuovamente Taisiya, che si augura benevolmente che la fame generi veramente una rivoluzione in Russia e spinga la gente a ribellarsi.

 
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